Le dolcissime "nettarine bianche" nocerine sono alleate della prova costume

Seppur in via di estinzione, mangiarne in gran quantità aiuta a sfoggiare in spiaggia un fisico perfetto

Annamaria Parlato 31/07/2024 0

Il pesco è una pianta fruttifera appartenente alla famiglia delle Rosacee. Ha mole modesta, raggiunge al massimo i 4 metri d’altezza: ha rami divaricati e foglie lanceolate, seghettate e con breve picciolo, di colore verde più o meno chiaro. I fiori hanno 5 petali rosei e numerosissimi stami. I frutti o pesche sono drupe, di solito sferoidali, suddivise in superficie in due metà, quasi simmetriche, da un solco laterale che va dalla cavità peduncolare all’apice, quest’ultimo in alcune varietà umbonato: molto variabili, secondo le cultivar, appaiono inoltre la grossezza del frutto, il suo colorito, la fragranza della polpa.

Le pesche, di sapore gustoso e profumo gradevole, sono apprezzate sia fresche che secche, in sciroppi, in confetture o candite. In Italia, dove la coltivazione delle pesche è favorita dal clima e dalla natura del terreno di alcune regioni, si pratica questo tipo di coltura sin dall’antichità. Per l'arrivo delle pesche nella zona mediterranea si deve ringraziare Alessandro Magno. È stato lui, infatti, a portarle a Roma: ne era rimasto colpito mentre visitava i giardini di Dario III in Persia. I Romani per primi furono grandi consumatori di pesche, trasportandole dalla Persia nel 50 a.C.; in realtà, il pesco è originario della Cina, dove cresce spontaneo.

Le pesche sono il simbolo della stagione estiva, annoverano molte proprietà benefiche, sono alleate della forma fisica, per arrivare in piena forma alla prova costume. Oltre ad essere ipocaloriche e del tutto prive di grassi, hanno proprietà antiossidanti. Ne esistono diverse varietà: si va dalla pesca gialla a quella bianca, dalla tabacchiera alla nocepesca: maturano dalla fine di maggio alla fine di settembre. Nel territorio nocerino, in zona Starza, sono famose le nettarine bianche, caratterizzate dalla buccia liscia di color crema, tendente al verdognolo, senza la peluria tipica delle pesche comuni, e dalla polpa candida. Hanno un sapore dolce, aromatico e delicato e la polpa è morbida e succosa, ideale per essere consumata fresca. Richiedono tanta manodopera perché sono molto delicate, anche se la richiesta sul mercato è vastissima poiché si tratta di un prodotto di gran pregio. Tra esondazioni dei torrenti circostanti e la cementificazione, i suoli per la coltivazione si tanno riducendo sempre più, tant’è che i frutti rischiano l’estinzione.

Le nettarine possono essere mangiate da sole o in macedonia. Utilizzate in pasticceria per aromatizzare torte e semifreddi, sono ideali nella realizzazione di sorbetti e gelati. Nei piatti salati diventano un originale antipasto, ma rendono raffinati anche risotti e primi piatti di pasta ripiena. Se abbinate alle carni, soprattutto al maiale, regalano un tocco di freschezza e colore. Le pesche sono un ottimo alleato della circolazione e aiutano ad eliminare il mal di testa. Essendo ricche di acqua e fibre, sono indispensabili nelle diete ipocaloriche, in quanto hanno un’elevata capacità di stoppare la fame e saziare. Il colore della pesca ha ispirato molti pittori: si trovano pesche mature nei quadri di Caravaggio (1592), Monet (1866), Renoir (1880) e Van Gogh (1888).

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Annamaria Parlato 09/05/2026

La bubbetella è il piatto della devozione che narra la storia di Nocera Inferiore
A Nocera Inferiore, il mese di maggio ha il profumo delle fave fresche, dei piselli appena raccolti e del cipollotto DOP soffritto nell’olio caldo. È il tempo della bubbetella, la tradizionale zuppa dedicata a San Prisco, primo vescovo della città e figura centrale della spiritualità nocerina. Un piatto povero e antico che, ancora oggi, viene preparato nelle case in occasione delle celebrazioni dedicate al santo, diventando simbolo di memoria collettiva, devozione popolare e identità contadina. Anche il nome conserva un significato particolare. Secondo la tradizione locale, il termine “bubbetella” deriverebbe dal modo in cui la zuppa sobbolle lentamente durante la cottura, producendo quelle piccole bolle - le “bubbetelle” nel dialetto dell’Agro - che affiorano in superficie mentre fave, piselli e patate cuociono insieme nel tegame. Un termine domestico, nato probabilmente dal linguaggio delle famiglie contadine, che racconta già da solo la natura calda, umile e conviviale della preparazione. Altri fanno risalire il nome alla consistenza morbida e cremosa della minestra, quasi “borbottante”, simbolo di una cucina fatta di lentezza e pazienza. La figura di San Prisco appartiene invece alle radici più antiche della cristianità nocerina. Gli storici collocano la sua vita probabilmente tra il III e il IV secolo dopo Cristo e la tradizione lo ricorda come il primo vescovo di Nocera. Attorno alla sua figura sono nate nel tempo storie cariche di simbolismo e spiritualità popolare. Una delle più note racconta del viaggio che il santo compì verso Roma dopo essere stato accusato di eresia. Non avendo ricchezze né doni preziosi da offrire al Papa, avrebbe convinto miracolosamente alcune oche a seguirlo fino al cospetto del pontefice, presentandole come segno della propria umiltà. Durante quell’incontro sarebbero apparsi degli angeli a proclamare la sua innocenza, episodio che impressionò profondamente il Papa, inducendolo a riabilitare il vescovo nocerino. Come segno di riconoscenza, il pontefice gli avrebbe donato una fontana di marmo che San Prisco riuscì a trasportare fino a Nocera grazie all’aiuto di due giovani vacche, ricordate ancora oggi nella memoria popolare come le “vaccarelle”. La leggenda è rimasta profondamente radicata nell’immaginario cittadino e continua a essere tramandata di generazione in generazione, insieme alle celebrazioni religiose dedicate al santo. Il racconto della morte di Prisco conserva tratti straordinari. Sentendo avvicinarsi la fine, il vescovo chiese di essere sepolto accanto alle sorelle Marzia e Marina, anch’esse venerate come sante. La tradizione narra che gli scheletri delle due donne si sarebbero miracolosamente spostati per lasciare posto al fratello. Inizialmente il santo venne tumulato nella necropoli dell’antica Nuceria Alfaterna, ma con il crescere della devozione le sue reliquie furono trasferite in un’abbazia benedettina sorta nell’area dell’attuale Basilica Cattedrale di San Prisco. Le indagini archeologiche condotte all’interno della cattedrale hanno riportato alla luce l’antica area funeraria, confermando il legame profondissimo tra il santo e la storia religiosa della città. Ed è proprio durante la festa di San Prisco che la bubbetella continua a essere preparata nelle case nocerine. La ricetta segue ancora oggi i gesti della tradizione: il cipollotto viene lasciato appassire lentamente nell’olio extravergine insieme alla pancetta; poi si aggiungono patate, fave fresche e piselli novelli, ingredienti simbolo della primavera agricola dell’Agro nocerino-sarnese. La zuppa cuoce lentamente fino a diventare morbida e cremosa, sprigionando profumi di basilico e origano che invadono le cucine durante i giorni della festa. Servita con pane casereccio tostato, la bubbetella non è soltanto un piatto della tradizione, ma un racconto collettivo che continua a unire fede, memoria e cultura contadina nel cuore di Nocera.
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Annamaria Parlato 26/06/2024

Pomodoro San Marzano DOP, l'oro rosso dell'Agro nocerino-sarnese
La storia del pomodoro è affascinante e ricca di sviluppi interessanti nel corso dei secoli. Il pomodoro (Solanum lycopersicum) è originario delle regioni costiere dell'America Centrale, dove è stato coltivato per migliaia di anni dai popoli indigeni come gli Aztechi e i Maya. I primi esemplari furono portati in Europa dai conquistadores spagnoli nel XVI secolo. Inizialmente, furono accolti con sospetto e talvolta addirittura considerati velenosi, poiché appartenevano alla stessa famiglia delle piante velenose, come la belladonna. Nonostante i dubbi iniziali, il pomodoro alla fine si diffuse in tutta Europa e divenne parte integrante della cucina mediterranea, soprattutto in Italia. Nel XVIII secolo, la sua popolarità crebbe notevolmente. Nel corso dei secoli, sono state sviluppate numerose varietà di pomodoro con diverse forme, dimensioni e colori. La coltivazione si è estesa a livello mondiale, diventando una delle colture più importanti e consumate al mondo. Oggi il pomodoro è un ingrediente fondamentale in molte cucine, utilizzato fresco, cotto, in salse, sughi, zuppe, insalate e molto altro. È anche la base per prodotti come il ketchup e il concentrato di pomodoro. Oltre al suo utilizzo culinario, il pomodoro è apprezzato per le sue proprietà nutrizionali. È ricco di vitamine, minerali e antiossidanti benefici per la salute. Il San Marzano DOP è una varietà particolare di pomodoro, considerata tra le più pregiatе al mondo per il suo sapore dolce e la consistenza carnosa. Prende il nome dal Comune di San Marzano sul Sarno, nel territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese, dove vi arrivò nel 1770 come dono del viceré del Perù al re di Napoli, attecchendovi in maniera ottimale. È coltivato oggi principalmente nelle province di Napoli, Salerno (l’intero territorio dei comuni di San Marzano sul Sarno, Scafati, San Valentino Torio, Baronissi, Fisciano, Mercato San Severino, Siano, Castel San Giorgio, Roccapiemonte, Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Sarno, Pagani, Sant’Egidio del Monte Albino, Angri) e Avellino. È un pomodoro a forma allungata, con polpa spessa e pochi semi. Ha un sapore dolce e aroma intenso, che lo rendono ideale per la preparazione di sughi, salse e conserve. Il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) indica che il pomodoro San Marzano è coltivato, raccolto e trasformato secondo rigorosi standard nella sua zona di origine. Questo garantisce l'autenticità e la qualità del prodotto. È molto apprezzato nella cucina italiana tradizionale e campana, soprattutto per preparare il famoso ragù o la salsa di pomodoro San Marzano, che è la base di molti piatti, tra cui la pizza. Grazie alla sua eccellenza e alla crescente popolarità della cucina italiana nel mondo, il San Marzano DOP è diventato un ingrediente ricercato anche al di fuori dell'Italia. La produzione di San Marzano DOP è limitata e regolamentata per preservare la qualità e l'autenticità del prodotto. Le condizioni climatiche e il terreno vulcanico della regione contribuiscono alle caratteristiche distintive di questo pomodoro. Ha una forma allungata e cilindrica, leggermente curvata, con una punta più appuntita rispetto ad altri pomodori. È generalmente più grande rispetto alla media dei pomodori comuni. La sua buccia è liscia, sottile e di un rosso intenso brillante, con sfumature arancioni quando completamente maturo. Il colore uniforme è un segno distintivo di qualità. È noto per il suo sapore dolce, con una leggera acidità che lo rende equilibrato e piacevole al palato. Questa peculiarità è dovuta alla concentrazione di zuccheri naturali nel frutto, che si sviluppano pienamente grazie alle condizioni climatiche e al terreno vulcanico della regione di provenienza. Ha un aroma intenso e caratteristico, che si sprigiona appena si affetta o si schiaccia il frutto. Questo aroma contribuisce alla sua capacità di migliorare e arricchire i piatti cui viene aggiunto. Il pomodoro San Marzano è una buona fonte di vitamine e minerali essenziali. Contiene vitamina C, vitamina K, potassio e folati, che sono importanti per la salute generale dell'organismo. È ricco di antiossidanti naturali come il licopene, beta-carotene e flavonoidi. Il licopene in particolare è un potente antiossidante che può aiutare a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi, contribuendo così a ridurre il rischio di malattie croniche come le malattie cardiache e alcuni tipi di cancro. Il San Marzano fornisce vitamina A, che è essenziale per la salute degli occhi e può aiutare a prevenire problemi di vista legati all'età, come la degenerazione maculare. È una buona fonte di fibre alimentari, che sono importanti per la salute digestiva. Le fibre possono aiutare a migliorare la regolarità intestinale e a mantenere un sistema digestivo sano. Il Consorzio di Tutela del Pomodoro San Marzano DOP, istituito nel 1999, è un'organizzazione che ha il compito di proteggere e promuovere il pomodoro San Marzano, garantendo autenticità, qualità e provenienza. Ecco alcuni punti chiave riguardo al suo ruolo e alle sue funzioni: 1. Scopo Il Consorzio è creato per tutelare e valorizzare il pomodoro San Marzano DOP, assicurando che sia prodotto, trasformato e commercializzato secondo rigidi standard stabiliti; 2. Certificazione DOP Il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) è una certificazione europea che garantisce che il pomodoro San Marzano sia coltivato nelle specifiche zone geografiche designate nelle province di Napoli, Salerno e Avellino. Questa certificazione assicura che il pomodoro abbia caratteristiche uniche dovute alle condizioni pedoclimatiche della regione, come il terreno vulcanico del Vesuvio; 3. Normative e regolamenti Il Consorzio stabilisce le regole e i regolamenti riguardanti la coltivazione, la raccolta, la lavorazione e la commercializzazione del pomodoro San Marzano DOP. Queste normative mirano a garantire che il prodotto mantenga le sue caratteristiche distintive e che il consumatore riceva un prodotto autentico e di alta qualità; 4. Monitoraggio e controllo Il Consorzio monitora costantemente il rispetto delle normative da parte dei produttori e dei trasformatori autorizzati. Sono previsti controlli regolari per verificare la conformità del prodotto e per prevenire frodi o contraffazioni; 5. Promozione e valorizzazione Oltre alla tutela, il Consorzio si impegna nella promozione del pomodoro San Marzano DOP a livello nazionale e internazionale. Questo include attività di marketing, partecipazione a fiere ed eventi gastronomici, collaborazioni con chef e ristoranti per promuovere l'utilizzo del pomodoro San Marzano nelle cucine di tutto il mondo; 6. Trasparenza e informazione Il Consorzio fornisce informazioni dettagliate sul pomodoro San Marzano DOP, inclusi i suoi benefici nutrizionali, le modalità di utilizzo in cucina e le ultime novità riguardanti la produzione e il mercato. ----------------- Il vero San Marzano DOP è ottenuto dalle varietà San Marzano 2 e KIROS: la prima è spesso considerata una versione migliorata del classico pomodoro San Marzano DOP, ha una forma allungata e cilindrica simile al San Marzano tradizionale, ma è stata sviluppata per avere una maggiore resistenza alle malattie e una resa migliore; la seconda è una varietà moderna che si distingue per il suo gusto dolce e la buccia sottile. È caratterizzata da un colore rosso brillante e una forma tonda o leggermente ovale. È spesso utilizzata sia fresca che cotta, in insalate, come base per salse o per il consumo diretto. La varietà Kiros è apprezzata per la sua resa elevata e la buona capacità di conservazione. Ecco la ricetta classica per preparare gli spaghetti alla puttanesca, piatto tipico dell’area vesuviana e salernitana, ideale da consumarsi nel periodo estivo in quanto racchiude tutti i profumi della cucina mediterranea; Ingredienti: 320 g di spaghetti (o pasta lunga a piacere); 400 g di pomodori pelati San Marzano DOP; 50 g di acciughe sott'olio; 50 g di olive nere denocciolate di Gaeta; 2 cucchiai di capperi sotto sale, sciacquati; 2 spicchi d'aglio, tritati finemente; peperoncino rosso secco (q.b.); olio extravergine d'oliva; sale q.b.; prezzemolo fresco tritato (opzionale, per guarnire). Preparazione: Tritare finemente l'aglio, tagliare a metà le olive nere e sciacquare i capperi sotto acqua corrente per eliminare l'eccesso di sale. In una padella capiente, scaldare 2-3 cucchiai di olio extravergine d'oliva a fuoco medio. Aggiungere l'aglio tritato e il peperoncino (a piacere) e far soffriggere per qualche minuto, facendo attenzione a non farli bruciare. Inserire le acciughe sott'olio precedentemente scolate dal loro olio e fatte a pezzetti. Mescolare per far sciogliere le acciughe nel soffritto. Incorporare le olive nere tagliate a metà e i capperi sciacquati. Continuare a mescolare per amalgamare bene gli ingredienti. Versare i pomodori pelati nella padella, schiacciandoli leggermente con una forchetta o un mestolo. Portare il sugo alla puttanesca a ebollizione, poi abbassare il fuoco e lasciar cuocere a fuoco medio-basso per circa 15-20 minuti, mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo, cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata secondo le istruzioni sulla confezione, fino a quando sono al dente. Scolare gli spaghetti e trasferirli direttamente nella padella con il condimento alla puttanesca. Mescolare bene la pasta con il sugo, facendo in modo che si amalgami perfettamente. Servire gli spaghetti alla puttanesca caldi, guarnendo con prezzemolo fresco tritato se desiderato. Aggiungere un filo d'olio extravergine d'oliva a crudo a piacere per un sapore più intenso.
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Annamaria Parlato 24/07/2026

Sarno incontra Ravello: Ruggiero e il gioco di squadra a "Villa La Rondinaia"
Ci sono luoghi che sembrano destinati a custodire la bellezza. Luoghi in cui il tempo rallenta, il mare si fonde con il cielo e ogni pietra racconta una storia. "Villa La Rondinaia" è uno di questi. Arroccata sul promontorio di Ravello, sospesa tra la roccia e il Mediterraneo, continua a essere uno dei luoghi più iconici della Costiera Amalfitana, capace di trasformare una cena in un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Sabato 18 luglio, la storica dimora, oggi gestita dai fratelli Di Natale, ha ospitato una nuova edizione di "Notti Sublimi", il format ideato da NEXST Restaurant che ha riunito alcuni tra i migliori interpreti dell'alta cucina campana in un percorso costruito come un racconto, dove ogni piatto è diventato una pagina da leggere con il gusto. Prima ancora che arrivassero le portate, era stata la villa stessa a conquistare gli ospiti. La Rondinaia affonda le proprie radici negli anni Venti del Novecento. Fu voluta da Lucylle Beckett, figlia di Lord Ernest William Beckett, il visionario proprietario di Villa Cimbrone, che desiderava una dimora capace di dialogare con il paesaggio senza alterarne l'armonia. Per costruirla fu necessario compiere una vera impresa ingegneristica. I muratori lavorarono per mesi sospesi nel vuoto, assicurati soltanto da corde e impalcature ancorate alla roccia, scavando la montagna e modellando la pietra direttamente sullo strapiombo. Ancora oggi gli anziani di Ravello raccontano di quei manovali che, appesi alla falesia come alpinisti, scolpivano il costone roccioso sfidando il mare e la gravità. Da quell'impresa nacque una villa che sembra letteralmente aggrappata alla montagna, proprio come un nido di rondine. Nel corso del Novecento, La Rondinaia è diventata uno dei luoghi simbolo della vita culturale della Costiera. Dopo la stagione della famiglia Beckett, il capitolo più celebre della sua storia iniziò nel 1972 con l'arrivo dello scrittore americano Gore Vidal, che la trasformò nel proprio rifugio creativo. Tra queste terrazze affacciate sul mare nacquero romanzi, saggi e sceneggiature, mentre la villa si trasformava in un salotto internazionale frequentato da artisti, scrittori, registi, musicisti e protagonisti della politica mondiale. Tennessee Williams, Andy Warhol, Rudolf Nureyev, Sting, Franco Zeffirelli, Leonard Bernstein, Paul Newman, Susan Sarandon e molti altri varcarono questo cancello, attratti da quel luogo dove cultura, libertà e bellezza convivevano senza formalismi. Oggi, quella stessa atmosfera continua a vivere, reinterpretata attraverso un'ospitalità contemporanea che ha saputo conservare intatto il fascino della dimora. Ed è proprio in questo scenario che il tramonto ha dato inizio a "Notti Sublimi". La luce dorata del sole che lentamente scompariva dietro l'orizzonte illuminava il solarium della celebre Piscina sull'Immenso, mentre le note di un pianoforte accompagnavano gli ospiti verso un aperitivo elegante e rilassato. Il bar manager e mixologist Marcello Costanzo ha aperto la serata con due cocktail studiati come il prologo e l'epilogo di un viaggio. Per lei Sunset, una raffinata composizione con sherbet ai frutti di bosco, una lacrima di Gin Palimpsest, Aperol, St-Germain, acqua ai fiori di rosa e top di Floè Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry, prodotto a Palomonte dall’imprenditore vitivinicolo Giancarlo Marena, un sorso delicatamente floreale che sembrava riflettere i colori del cielo. Per lui Fire di colore rosso fuoco, più deciso e aromatico, con Campari infuso ai frutti di bosco, Gin Palimpsest, soda homemade all'ibisco bianco e rosso, lemongrass, foglia di finger lime e top di Floè Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry, dove le note agrumate e balsamiche hanno stuzzicato il palato alle portate successive. Il raffinato food pairing è stato curato dallo chef resident Enrico Ruggiero: montanarine alla Nerano, soffici bun con spuma al tartufo, ostriche con mela verde, nigiri di tonno marinato alla soia e nodini di fiordilatte intrecciati al momento dal mastro casaro del Caseificio Aurora. Il viaggio gastronomico si è aperto con la firma di Vincenzo Russo, executive chef del Bluh Furore del Furore Grand Hotel (1 stella Michelin), autore del Festival di pomodoro e totani. Un piatto che raccontava il Mediterraneo nella sua forma più autentica. Il pomodoro si esprimeva attraverso consistenze differenti, passando dalla dolcezza alla leggera acidità, mentre i totani conservavano una consistenza tenera e carnosa, restituendo tutta la salinità del mare. Un equilibrio costruito sulla semplicità apparente di ingredienti che diventavano straordinari grazie alla tecnica. In abbinamento il Flora Sauvignon Alto Adige DOC 2022, capace di accompagnare il piatto con profumi vegetali d'ortica e fiori di sambuco e una vibrante freschezza. Con il primo piatto è entrato in scena Claudio Lanuto, executive chef del ristorante Dei Cappuccini dell'Anantara Convento Grand Hotel Amalfi, proponendo un raffinato risotto al pesto di basilico napoletano, emulsione di pizzaiola, latte di bufala e gamberi rossi. Il riso, perfettamente mantecato, risultava cremoso e avvolgente. Il basilico liberava tutta la sua intensità aromatica, mentre la pizzaiola donava una piacevole nota mediterranea. Il latte di bufala regalava morbidezza e i gamberi rossi esplodevano in una dolcezza marina, che rendeva ogni boccone sorprendente. Il Griffe Chardonnay Friuli DOC 2023 accompagnava la degustazione con eleganza, sostenendo il piatto senza mai sovrastarlo. Il cuore della serata portava naturalmente la firma del resident chef di NEXST Restaurant, Enrico Ruggiero, originario di Sarno, che ha scelto di raccontare il mare con un raffinato rombo chiodato con salsa al sedano rapa, zafferano e caviale Oscietra. La carne del rombo era soda ma delicatissima, cotta con assoluta precisione. La salsa al sedano rapa offriva una consistenza vellutata, che avvolgeva il pesce senza coprirne il sapore, mentre lo zafferano regalava profondità aromatica, un viaggio verso esotiche terre d’Oriente senza lasciare la postazione a tavola. Le perle di caviale Oscietra esplodevano al palato con la loro elegante sapidità, aggiungendo un raffinato contrasto di consistenze. Il tutto trovava il proprio equilibrio nello Stilema Fiano di Avellino DOCG Riserva 2020 di Mastroberardino, vino di straordinaria eleganza e mineralità. Prima del finale, il sorbetto al bergamotto e arancia amara ha riportato al centro gli agrumi della Costiera, pulendo il palato con una freschezza intensa e una piacevole vena amaricante. Poi è arrivato uno dei momenti più emozionanti dell'intera serata. Il pastry chef Nicola Pansa ha realizzato interamente al momento la sua celebre Delizia al Limone. Ogni dolce è stato completato davanti agli ospiti, dalla bagna del pan di Spagna fino alla nappatura finale con la crema al limone. Un gesto di alta pasticceria che ha permesso di gustare il dessert nella sua massima espressione: il pan di Spagna incredibilmente soffice assorbiva perfettamente la bagna, mentre la crema, setosa e profumata, avvolgeva il dolce con una leggerezza quasi impalpabile. Un'esecuzione impeccabile, che ha confermato ancora una volta la pasticceria Pansa come in assoluto il miglior punto di riferimento della grande tradizione dolciaria della Costiera Amalfitana. A suggellare il finale è stato Obsession, il cocktail conclusivo firmato ancora da Marcello Costanzo: Gin Palimpsest, Campari infuso ai chicchi di caffè affumicati, liquore alla ciliegia dell'Etna ed essenze orientali. Un drink profondo, elegante e persistente, capace di accompagnare il ricordo dell'intera esperienza. L'intero percorso gastronomico è stato valorizzato dagli abbinamenti selezionati da Vinoper Distribuzione e studiati dal maitre e sommelier Danilo De Maria, che ha costruito una degustazione armoniosa nella quale ogni vino ha dialogato con i piatti senza mai imporsi, esaltandone aromi, consistenze e identità. Per Enrico Ruggiero, chef resident di NEXST Restaurant, è stata un'edizione dal significato particolare. "Un onore ospitare a Villa La Rondinaia chef e professionisti di questo calibro. Riunire qui Vincenzo Russo, Claudio Lanuto, Nicola Pansa e tutte le eccellenze coinvolte significa valorizzare non solo il nostro territorio, ma anche il grande patrimonio umano della ristorazione campana. Il gioco di squadra premia sempre: quando ognuno mette il proprio talento al servizio di un progetto comune, il risultato è qualcosa che nessuno potrebbe raggiungere da solo. È questo lo spirito di Notti Sublimi". Lo chef sarnese ha poi concluso: "La cucina è certamente protagonista, ma il vero valore di questa esperienza nasce dall'incontro tra il luogo, il paesaggio, le persone e il lavoro di squadra. Villa La Rondinaia possiede un'anima straordinaria, cucinare qui significa assumersi la responsabilità di rispettarne la storia e trasformarla, per una sera, in emozione". Forse è proprio questo il segreto di Notti Sublimi. Non limitarsi a servire grandi piatti, ma costruire un ricordo. In una villa che continua a custodire il fascino delle sue origini, dove un tempo gli operai edili sfidavano il vuoto per darle forma, e dove Gore Vidal immaginava il mondo osservando il Mediterraneo, l'alta cucina è diventata ancora una volta il linguaggio con cui raccontare la bellezza della Costiera Amalfitana.
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