"Birra in Borgo" a Sant'Egidio del Monte Albino dal 16 al 20 agosto

Cinque giorni di musica dal vivo, spettacoli, buon cibo e ottima birra artigianale

Redazione Sarno 24 13/08/2024 0

La settima edizione di "Birra in Borgo" sta per arrivare! La manifestazione, promossa ed organizzata dall'associazione "Genius Eventi", torna a Sant'Egidio del Monte Albino dal 16 al 20 agosto, con cinque giorni di musica dal vivo, spettacoli, buon cibo e ottima birra artigianale (in basso la locandina col programma completo).

Ne dà notizia il Comune attraverso i social.

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Annamaria Parlato 14/08/2025

Nocera Superiore, la palatella con "mpupata" è tradizione di Ferragosto
Alla vigilia del Ferragosto, la notte tra il 14 e il 15, le strade che conducono al Santuario di Materdomini si animano di pellegrini che, tra canti popolari e preghiere, onorano la Madonna Bruna, così chiamata per il colore scuro dell’icona miracolosa ritrovata grazie a una visione. La leggenda narra che, nel 1041, una contadina umile, conosciuta come Caramari, ricevette una serie di sogni in cui la Madonna le dette istruzioni precise: sotto una quercia, dove inconsapevolmente riposava, sarebbe stata nascosta la sua immagine sacra. Inizialmente scettici, i compaesani trovarono solo una cisterna vuota sotto l’albero; la donna, punita dalla Vergine, divenne cieca, ma in una nuova visione le fu mostrato un anello come prova tangibile dell’intervento divino. L’anello fu ritrovato, e scavando ulteriormente emerse un quadro perfettamente conservato della Madonna col Bambino, tra due lastre marmoree; Caramari riacquistò immediatamente la vista. Questo miracolo diede origine alla devozione alla Madonna Bruna e alla costruzione della basilica nel 1061. In questo contesto di fede e tradizione si inserisce la palatella, un filone di pane che da sempre accompagna il pellegrinaggio a Materdomini. Questo pane farcito, preparato dai forni locali, diventava così un segno tangibile di appartenenza, capace di accompagnare il cammino dei pellegrini e di riunire le famiglie in un momento di festa collettiva, dove il sacro e il profano si intrecciavano senza contraddirsi. Oggi si prepara con farina 00, acqua, lievito e sale, ma fino agli anni Cinquanta veniva realizzata con farine non raffinate, integrali e lievito madre, più rustiche e nutrienti, perfette per sostenere i camminatori lungo il tragitto. L’impasto, ancora incordato, viene fatto rilassare per 15 minuti; si procede poi alla formatura in pezzature da 250 grammi ciascuna, modellate nella tipica forma “a caramella”. Le palatelle vengono sistemate nei mastelli per una lievitazione di circa due ore, quindi infornate dopo un taglio diagonale sulla superficie, utile a favorire lo sviluppo in cottura e a donare l’aspetto caratteristico. La farcitura tradizionale con la mpupata è un inno alla cucina povera ma saporita: melanzane sott’aceto e alici di Cetara dissalate. Un abbinamento che rispetta il digiuno di carne imposto alla vigilia dell’Assunzione, ma che allo stesso tempo regala energia e gusto. La farcitura viene preparata con melanzane tagliate e bollite in acqua e aceto di vino rosso, poi strizzate e conservate sott’olio con origano, aglio e peperoncino per almeno un giorno, e alici di Cetara dissalate e messe sott’olio, a volte con un tocco di aromi. La preparazione, semplice e simbolica, consiste nell’aprire la palatella longitudinalmente, adagiarvi le alici e sovrapporre le melanzane, creando un pasto frugale ma saporito. Durante la notte del pellegrinaggio, il pane viene consumato insieme a bancarelle di “per’ e ’o musso”, vino con percoche e “mellon ’e fuoc” (anguria), tra tammorre e preghiere, evocando un'antica liturgia popolare. Ancora oggi, la palatella accompagna Ferragosto non solo a Materdomini ma anche nelle case e sulle spiagge, mantenendo viva la storia di fede, speranza e comunità che ha avuto origine nel sogno di Caramari.
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Annamaria Parlato 09/05/2026

La bubbetella è il piatto della devozione che narra la storia di Nocera Inferiore
A Nocera Inferiore, il mese di maggio ha il profumo delle fave fresche, dei piselli appena raccolti e del cipollotto DOP soffritto nell’olio caldo. È il tempo della bubbetella, la tradizionale zuppa dedicata a San Prisco, primo vescovo della città e figura centrale della spiritualità nocerina. Un piatto povero e antico che, ancora oggi, viene preparato nelle case in occasione delle celebrazioni dedicate al santo, diventando simbolo di memoria collettiva, devozione popolare e identità contadina. Anche il nome conserva un significato particolare. Secondo la tradizione locale, il termine “bubbetella” deriverebbe dal modo in cui la zuppa sobbolle lentamente durante la cottura, producendo quelle piccole bolle - le “bubbetelle” nel dialetto dell’Agro - che affiorano in superficie mentre fave, piselli e patate cuociono insieme nel tegame. Un termine domestico, nato probabilmente dal linguaggio delle famiglie contadine, che racconta già da solo la natura calda, umile e conviviale della preparazione. Altri fanno risalire il nome alla consistenza morbida e cremosa della minestra, quasi “borbottante”, simbolo di una cucina fatta di lentezza e pazienza. La figura di San Prisco appartiene invece alle radici più antiche della cristianità nocerina. Gli storici collocano la sua vita probabilmente tra il III e il IV secolo dopo Cristo e la tradizione lo ricorda come il primo vescovo di Nocera. Attorno alla sua figura sono nate nel tempo storie cariche di simbolismo e spiritualità popolare. Una delle più note racconta del viaggio che il santo compì verso Roma dopo essere stato accusato di eresia. Non avendo ricchezze né doni preziosi da offrire al Papa, avrebbe convinto miracolosamente alcune oche a seguirlo fino al cospetto del pontefice, presentandole come segno della propria umiltà. Durante quell’incontro sarebbero apparsi degli angeli a proclamare la sua innocenza, episodio che impressionò profondamente il Papa, inducendolo a riabilitare il vescovo nocerino. Come segno di riconoscenza, il pontefice gli avrebbe donato una fontana di marmo che San Prisco riuscì a trasportare fino a Nocera grazie all’aiuto di due giovani vacche, ricordate ancora oggi nella memoria popolare come le “vaccarelle”. La leggenda è rimasta profondamente radicata nell’immaginario cittadino e continua a essere tramandata di generazione in generazione, insieme alle celebrazioni religiose dedicate al santo. Il racconto della morte di Prisco conserva tratti straordinari. Sentendo avvicinarsi la fine, il vescovo chiese di essere sepolto accanto alle sorelle Marzia e Marina, anch’esse venerate come sante. La tradizione narra che gli scheletri delle due donne si sarebbero miracolosamente spostati per lasciare posto al fratello. Inizialmente il santo venne tumulato nella necropoli dell’antica Nuceria Alfaterna, ma con il crescere della devozione le sue reliquie furono trasferite in un’abbazia benedettina sorta nell’area dell’attuale Basilica Cattedrale di San Prisco. Le indagini archeologiche condotte all’interno della cattedrale hanno riportato alla luce l’antica area funeraria, confermando il legame profondissimo tra il santo e la storia religiosa della città. Ed è proprio durante la festa di San Prisco che la bubbetella continua a essere preparata nelle case nocerine. La ricetta segue ancora oggi i gesti della tradizione: il cipollotto viene lasciato appassire lentamente nell’olio extravergine insieme alla pancetta; poi si aggiungono patate, fave fresche e piselli novelli, ingredienti simbolo della primavera agricola dell’Agro nocerino-sarnese. La zuppa cuoce lentamente fino a diventare morbida e cremosa, sprigionando profumi di basilico e origano che invadono le cucine durante i giorni della festa. Servita con pane casereccio tostato, la bubbetella non è soltanto un piatto della tradizione, ma un racconto collettivo che continua a unire fede, memoria e cultura contadina nel cuore di Nocera.
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Redazione Sarno 24 01/07/2024

Dieci anni di Wip a Nocera Inferiore, la festa e lo speciale annullo filatelico
Wip burger e pizza compie dieci anni, un traguardo importante per la pizzeria di Nocera Inferiore. Mercoledì 3 luglio, Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, presso la sede di via Atzori 271, accoglieranno i loro ospiti per una serata di festa. Quando, nel 2014, diedero vita a Wip avevano in mente un luogo del gusto dove elaborare, tra tradizione e innovazione, i prodotti di eccellenza del territorio. In fondo, anche la cucina è un cantiere, dove il lavoro è sempre un continuo divenire, insomma “work in progress”. Qui si mescolano ingredienti, si modella il cibo, lo si fa con cura, cercando le peculiarità dei territori tra farine rare, olii pregiati, pomodori, mozzarella e formaggi nobili. Il risultato è un prodotto straordinario. Ed i successi ottenuti in questi anni confermano la passione e l’abnegazione che si cela dietro a tanto impegno e lavoro. Basti pensare ai risultati del 2023 e ai riconoscimenti ottenuti, tra cui 50 Top Pizza, Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso, Guida alle migliori pizzerie de Il Mattino. In occasione del compleanno di Wip, grazie alla collaborazione con l’associazione Identità Mediterranee e all’intuito di Gaetano Cataldo, ci sarà un annullo filatelico per celebrare il decimo anniversario dall’apertura del locale. È la prima volta che ad una pizzeria viene dedicato un evento così importante, avallato dalla sezione filatelica locale con il via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Alle ore 19 ci sarà la cerimonia del primo timbro sulle cartoline realizzate per celebrare i dieci anni di Wip. Poi il brindisi, gli auguri e la festa.
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