107 articoli nella categoria Enogastronomia

Redazione Sarno 24 09/10/2026 0

"Friariello 'e ciumm", tipicità della Valle del Sarno: obiettivo il percorso IGP

"In qualità di Presidente della Comunità del Parco Regionale del Bacino del Fiume Sarno, ho partecipato, a Striano, ad un importante convegno per la valorizzazione del Friariello 'e ciumm, un ortaggio tipico della Valle del Sarno che viene coltivato soprattutto lungo le fertili sponde del Fiume Sarno. L'obiettivo futuro è quello di verificare la possibilità di intraprendere un percorso verso il riconoscimento IGP, prendendo spunto anche dalle esperienze del Pomodoro San Marzano DOP e del cipollotto Nocerino DOP. Tutto parte dalla difesa e dalla salvaguardia del territorio e dell'ambiente in cui viviamo, puntando al completo disinquinamento del fiume e dei suoi affluenti, elemento imprescindibile per la tutela della salute pubblica e della vocazione agricola, produttiva e turistica del comprensorio". Lo scrive Michele Strianese, sindaco di San Valentino Torio.
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Redazione Sarno 24 07/10/2026 0

"Panettone World Cup", fra i finalisti c'è Ascolese di San Valentino Torio

Nella categoria "Traditional Panettone", il Master Pastry Chef Fiorenzo Ascolese (La Boutique dei Lievitati - San Valentino Torio) rappresenterà l'Italia alla finale mondiale della "Panettone World Cup". Il suo panettone farà parte della competizione internazionale che unisce pasticceri di 19 paesi, tutti in lotta per il titolo di "Panettone Tradizionale Migliore del Mondo". L'appuntamento è al Meliá Milano il 7-8 novembre 2026. Una celebrazione dell'artisan panettone, dove tradizione, tecnica e artigianato si incontrano sul palco mondiale.
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Annamaria Parlato 29/09/2026 0

"Pio's" a Scafati, da girarrosto di famiglia al format del pollo: apre al Nord

Nel 1991, a Scafati, bastavano una piccola veranda affacciata sulla strada, un girarrosto e il profumo del pollo che cuoceva lentamente per dare inizio a una storia destinata a durare più di trent’anni. C’era Pio Attianese, c’era sua mamma ai fornelli e c’era un’attività ancora lontana dall’attuale format Pio’s Chicken: un girarrosto di quartiere costruito sul pollo, sulle patate e sulla cucina di casa. Da quella prima esperienza è iniziato un percorso fatto di cambiamenti e ripartenze. Nel 2015 Pio vende il locale, continuando però a lavorarci, e apre poco distante un punto dedicato all’asporto. Successivamente riacquista l’attività originaria e riparte anche dal vecchio forno delle pizze della precedente gestione. È proprio sperimentando con quel forno che nasce il “pollo scoppiettato”, una cottura ad alta temperatura che rende la pelle particolarmente croccante e diventa nel tempo una delle preparazioni simbolo dell’insegna. Nel 2016 il “Girarrosto da Pio” diventa “Pio’s Pub”. Tre anni dopo entra in maniera strutturata la seconda generazione: Adriana assume il ruolo di amministratrice, Nicola segue il takeaway e Giuseppe si occupa del brand. È il momento in cui l’attività familiare comincia a trasformarsi in un progetto organizzato anche dal punto di vista dell’identità e dello sviluppo. Nel 2023 arriva un nuovo passaggio: il pub lascia spazio al “Ristorante di pollo”. La scelta è netta e definisce il posizionamento di Pio’s: il pollo non è più una delle proposte del menù, ma il prodotto intorno al quale viene costruita l’intera offerta. Il pollo allo spiedo rimane il riferimento più immediato e il legame con la storia del locale, ma accanto alla versione tradizionale con le patate trova spazio lo Scoppiettato, proposto in diverse interpretazioni. Dalla versione classica si passa alla Special One, con pancetta croccante e provola, fino a combinazioni con rucola, pomodorini, parmigiano o preparazioni ispirate alla cacciatora. La stessa materia prima cambia poi registro nei panini. Il menù comprende hamburger homemade di pollo impanato, tender, provola, bacon, verdure e diverse salse. Tra le proposte ci sono il Pio’s Chicken Burger, con pollo impanato, Monterey Jack, bacon, insalata e barbecue al miele, e il Crunch Pio’s Burger, costruito intorno a un tender di pollo fritto, provola, pomodoro, insalata e salsa fresh. La proposta crispy si completa con nuggets, chicken balls e wings. È un modo per allargare il pubblico e i momenti di consumo senza uscire dal perimetro del format: il pollo allo spiedo resta legato alla tradizione del girarrosto, mentre burger e fried chicken intercettano il linguaggio dello street food e del fast casual. La sperimentazione, però, non si ferma al salato. Durante l’estate Pio’s ha proposto un dessert costruito proprio sull’effetto sorpresa: una preparazione esternamente panata, dorata e croccante, dall’aspetto simile a quello di un tender di pollo. All’interno, invece, gelato al fiordilatte e un cuore di caramello. Il risultato è un gioco sull’apparenza: la forma e la panatura richiamano immediatamente il mondo del pollo fritto, mentre il ripieno porta in tutt’altra direzione. Una proposta stagionale che sintetizza bene la volontà del brand di lavorare anche sulle consistenze e sulla sorpresa, senza prendersi troppo sul serio. Il passaggio generazionale rimane comunque il filo conduttore del progetto. Pio ha costruito l’attività partendo dal girarrosto e dalla cucina della madre; i figli hanno raccolto quell’esperienza, portandola dentro una struttura più articolata, fatta di immagine coordinata, takeaway, delivery, food truck e sviluppo del format. Il franchising rappresenta oggi una delle direttrici indicate dall’azienda per la crescita. Ed è proprio la crescita a rendere Pio’s un caso interessante nel panorama della ristorazione campana. Il marchio è partito da Scafati e ha sviluppato nuove sedi in Campania, tra cui Sorrento e Gragnano. A queste si aggiunge la recente apertura di Alessandria, primo step del format fuori dalla regione. Il passaggio dalla Campania al Piemonte è significativo perché porta un modello nato nell’Agro Nocerino-Sarnese in un mercato geograficamente e culturalmente diverso, mantenendo però invariata la struttura dell’offerta: pollo allo spiedo, scoppiettato, panini e proposte crispy. La sfida, per un format costruito su una storia familiare molto legata al territorio, è ora quella della crescita: replicare un’identità senza renderla impersonale, partendo un prodotto semplice per elaborare un’identità abbastanza forte da poter viaggiare, senza perdere il legame con il luogo e con la famiglia da cui tutto è partito.
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Annamaria Parlato 19/09/2026 0

Belmattino, rivoluzione degli sfogliati ad Angri: la viennoiserie "campana"

Ci sono pasticceri che hanno costruito la propria identità intorno a un prodotto e altri che, proprio quando quel prodotto ha raggiunto un livello di riconoscibilità importante, decidono di rimettersi in gioco. È quello che sta accadendo ad Angri, nel laboratorio di Anna Belmattino, dove la cultura dei grandi lievitati si sta progressivamente aprendo a un altro universo della panificazione: quello delle viennoiserie. Un termine che negli ultimi anni è entrato sempre più spesso nel vocabolario della pasticceria contemporanea e che identifica una famiglia di prodotti da forno di origine e tradizione mitteleuropea, successivamente sviluppatasi e affermatasi soprattutto in Francia. Il nome deriva dal francese viennois, cioè «viennese», e richiama proprio l'influenza esercitata dalla tradizione dei fornai di Vienna sulla cultura della boulangerie francese. Tra i prodotti più conosciuti ci sono il croissant, il pain au chocolat, il pain suisse e le danesi, preparazioni che hanno conquistato le colazioni di tutto il mondo e che oggi rappresentano un vero terreno di confronto per i professionisti dell'arte bianca. A distinguerle sono gli impasti arricchiti con burro, latte, uova e zucchero e, nel caso degli sfogliati, la particolare lavorazione che consente di ottenere una successione di strati sottili, friabili e fragranti. La laminazione, cioè la sovrapposizione di strati di impasto e burro attraverso una serie di pieghe, è una delle fasi più delicate dell'intero processo. La temperatura degli ingredienti, i tempi di riposo, la forza della farina, la lievitazione e la cottura devono essere gestiti con estrema precisione. Basta una variazione anche minima per compromettere la struttura della sfoglia, la sua alveolatura o l'equilibrio tra croccantezza e morbidezza. È proprio in questa complessità che Anna Belmattino ha scelto di misurarsi, portando nel suo laboratorio di Angri l'esperienza maturata nel mondo dei grandi lievitati e mettendola al servizio di una nuova ricerca. Il panettone, che ha contribuito a definire il suo percorso professionale, non rappresenta più l'unico orizzonte della sua produzione. La lievitista sta esplorando nuove forme, nuovi impasti e soprattutto nuove possibilità di abbinamento, con l'obiettivo di trasformare la viennoiserie in uno strumento capace di raccontare anche i sapori della Campania. A raccontare questa fase del suo lavoro è la stessa Anna, che, attraverso una serie di assaggi, presenta le creazioni alle quali sta lavorando, alternando proposte dolci e salate e soffermandosi sui dettagli che fanno la differenza. Il suo entusiasmo è evidente, come l'attenzione con cui osserva ogni risultato: la riuscita di un prodotto non si misura soltanto dall'aspetto, ma soprattutto dalla consistenza, dalla qualità della sfoglia e dall'equilibrio tra impasto e farcitura. Una meticolosità che appartiene a chi considera la sperimentazione un processo fatto di prove, correzioni e verifiche continue. Tra le proposte più originali c'è il Pan Suisse ispirato alla Nerano, una viennoiserie salata nella quale la tradizione francese incontra uno dei sapori più riconoscibili della cucina campana. "Da Marina del Cantone non me ne voglio proprio andare", racconta Anna, presentando il prodotto, nel quale ha racchiuso Provolone del Monaco e zucchine fritte, trasformando gli ingredienti simbolo della celebre preparazione della Costiera in un ripieno da gustare all'interno di uno "scrigno di sfoglia salata". La ricerca prosegue con il Pan Aubergine, una rivisitazione salata del pain au chocolat che nasce da un'idea tanto semplice quanto audace: trasformare la parmigiana di melanzane in uno street food sfogliato. "Ho fatto la parmigiana street food", spiega Anna, presentando la sua creazione, realizzata con un impasto di viennoiserie salata. La struttura di riferimento è quella del classico pain au chocolat, il prodotto francese dalla caratteristica forma rettangolare, tradizionalmente farcito con tavolette di cioccolato. Nel laboratorio di Anna, però, le tavolette dolci lasciano il posto a "tavolette di parmigiana", dando vita a dei roll nei quali l'impasto sfogliato accoglie il gusto pieno e mediterraneo della preparazione italiana. Anna evoca anche la parmigiana di Nonna Terri, riportando la preparazione a quella dimensione familiare e affettiva che accompagna molte ricette della tradizione. Poi arriva il momento dell'assaggio, quello in cui la tecnica deve lasciare spazio alla percezione. "Ma lo sentite il crunch? È la perfezione!", esclama, sottolineando la croccantezza della sfoglia. Quel crunch, termine scherzoso che richiama la consistenza croccante del prodotto, è in realtà uno degli elementi che più raccontano la riuscita di una viennoiserie: la sfoglia deve essere friabile, ben stratificata e sufficientemente resistente da contenere il ripieno senza perdere la propria identità. È nel morso che si verifica il lavoro svolto in laboratorio, ed è proprio su questo riscontro concreto che Anna costruisce la propria ricerca. Accanto alle interpretazioni salate, il laboratorio sta sviluppando anche una selezione di viennoiserie dolci, con l'intento di proporre una colazione più articolata, capace di andare oltre il tradizionale cornetto. "Se il mattino ha l’oro in bocca è il Belmattino", scherza Anna, giocando con il proprio nome, mentre mostra una serie di prodotti che testimoniano la varietà delle sue sperimentazioni. Sul banco compaiono il Pan Cioccolato, una brioche all'italiana farcita con gocce di cioccolato, il Pan Suisse, una treccina con crema e ciliegie, e una danese con mandorle e pesca. La danese, in particolare, gioca sull'incontro tra la componente croccante della frutta secca e la dolcezza della frutta, mentre la treccina con crema e ciliegie punta su un abbinamento più goloso, nel quale la farcitura diventa parte integrante dell'esperienza al palato. Il lavoro di Anna, però, non si ferma alle ricette più conosciute. Tra le creazioni presentate c'è anche una brioche al cioccolato e nocciola, rilaminata con ritagli di cornetto. "Un'altra chicchetta che mi è venuta fuori è stata questa", racconta mostrando il prodotto, nato da una lavorazione che recupera parti di impasto e le sottopone a una nuova laminazione. Il risultato, ammette Anna, è "un prodottino super carino". Nel laboratorio di Anna Belmattino, la sperimentazione sembra procedere proprio in questa direzione: osservare, provare, recuperare, modificare e assaggiare, fino a individuare la combinazione giusta. Il passaggio dal panettone alla viennoiserie, per Anna, non rappresenta quindi un cambio di direzione, ma un ampliamento naturale del proprio campo di ricerca. Se i grandi lievitati richiedono una gestione rigorosa del lievito madre, delle fermentazioni e della struttura dell'impasto, gli sfogliati impongono un controllo altrettanto preciso della laminazione, della temperatura del burro e dei tempi di lievitazione. È questo patrimonio di conoscenze che Anna sta trasferendo nelle sue nuove creazioni, cercando un equilibrio tra la tradizione francese e la cultura gastronomica campana.
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Redazione Sarno 24 05/09/2026 0

Tradizione, innovazione e sostenibilità al "Pomo Fest" di Nocera Inferiore

La seconda edizione del "Pomo Fest", festival dedicato al pomodoro, conferma ancora una volta la città di Nocera Inferiore come capitale italiana delle aziende conserviere. Dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre, prenderà vita un grande evento diffuso che celebra il pomodoro, simbolo identitario dell’Agro nocerino sarnese e della Campania, riconosciuto come risorsa economica di valore mondiale. Il progetto "Pomo Fest" è promosso e realizzato dall’Associazione Pomo Fest - ETS, che annovera tra i propri soci fondatori Roberto Ruggiero, Gino Citarella, Antonio Grimaldi, Antonio Giaccoli, presidente dell’Accademia Nazionale Pizza DOC, Rosario Augusto e Roberto Jannelli dell’associazione Erre Erre Eventi. Questa seconda edizione sarà dedicata alla memoria del compianto Antonio Giaccoli, fondatore e presidente della Accademia Nazionale Pizza DOC, scomparso prematuramente lo scorso mese di giugno. Originario di Nocera Superiore, Giaccoli con la sua Accademia era riuscito a creare un enorme progetto legato al Mondo Pizza, con sedi e corsi realizzati in tutto il mondo, e aveva deciso da subito di puntare sul "Pomo Fest" per tornare a realizzare grandi eventi anche nella sua terra d’origine. Proprio per questo, sarà istituita una borsa di studio per giovani pizzaioli dedicata alla memoria di Antonio Giaccoli, il modo migliore per ricordarlo. Non a caso, infatti, il progetto Pomo Fest vuole: valorizzare la filiera del pomodoro, attraverso le aziende conserviere che da decenni rappresentano l’orgoglio dell’Agro; offrire un’esperienza culturale e gastronomica che intrecci tradizione, innovazione, sostenibilità e inclusione sociale; consolidare l’identità territoriale, generare indotto turistico e promuovere la Campania come destinazione enogastronomica di eccellenza.
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Redazione Sarno 24 01/09/2026 0

Sorprendi chi ami con un viaggio sensoriale tra i sapori della Campania

Trovare oggi un regalo originale, capace di stupire chi lo riceve senza cadere nella banalità degli oggetti ricorrenti, è una sfida complessa. Certamente le esperienze sensoriali regalano emozioni che nessun regalo tradizionale può eguagliare, in un momento in cui la riscoperta del fermarsi e di prendersi del tempo per sé conta di nuovo tanto. E perché non farlo con un percorso sensoriale che segue il tracciato della buona tavola? Regalare delle vere e proprie eccellenze enogastronomiche, da condividere con le persone a cui si vuole bene, è un gesto con il quale non si sbaglia mai, perché permette non soltanto di scoprire sapori ed odori che parlano del territorio ma anche di evocare ricordi, vivendo un momento di pura convivialità. E quale migliore filone da seguire se non quello della gastronomia campana, che occupa un posto d'onore tra le eccellenze tricolori? Fatta di saperi secolari, materie prime uniche e una vocazione naturale all'ospitalità, la Campania racchiude nei suoi prodotti l'essenza stessa della terra mediterranea. Eco allora che regalare un’esperienza che affonda le radici nelle tipicità campane, da gustare direttamente a casa, rappresenta un gesto diverso dal solito, un regalo ricercato e denso di significato. Non parliamo però di una semplice raccolta di prodotti tipici, ma di un vero e proprio percorso degustativo dedicato alla tradizione: dalla celebre Mozzarella di Latte di Bufala fino ai formaggi stagionati, passando per la pasta d’autore ai profumi della terra, tra conserve di pomodoro, olio extravergine d'oliva fino ai salumi e al vino. Un tuffo in un percorso sensoriale unico e differente, in base al tipo di box di degustazione di prodotti tipici campani che si sceglie. Ogni abbinamento confezionato ad hoc da Il MozzaRè, la bottega online dedicata ai prodotti campani, permette di trasformare una cena, un aperitivo o anche la colazione, in un'esperienza d'eccellenza. Un esempio? Con la box “Giallo e Rossa” si regala un vero e proprio laboratorio del gusto dedicato a chi vuole esplorare le incredibili sfumature aromatiche, visive e di consistenza che la terra campana sa regalare. In questo kit si uniscono quattro diverse lavorazioni e varietà di pomodoro artigianale, accostandole a due dei formati di pasta più iconici al mondo, le linguine e gli spaghetti. Una selezione pensata per gli amanti della purezza, per chi vuole divertirsi ai fornelli, sperimentando come un datterino in salsa o una polpa gialla vulcanica possano cambiare radicalmente il volto di un piatto. E per portare in casa la genuinità della cucina napoletana ci pensa la box “Lo Scarpariello”, che celebra la cucina d’istinto e di condivisione, trasformando una ricetta tradizionale in un percorso d’eccellenza, dove l’avvolgenza cremosa del formaggio fuso nel pomodoro incontra la struttura monumentale del grande vino rosso del Sud. Regalare una box degustazione di questo tipo significa donare cultura, storia e il piacere puro del buon cibo.
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Redazione Sarno 24 21/08/2026 0

Sant'Egidio, grande risposta di pubblico per il via di "Birra in Borgo"

È partita sotto i migliori auspici e con una straordinaria partecipazione di pubblico la 9a edizione di "Birra in Borgo", l’appuntamento estivo che fino al 23 agosto trasformerà Piazza Ferrajoli, a Sant'Egidio, nel cuore pulsante dell'Agro Nocerino-Sarnese. Al taglio del nastro hanno partecipato il Presidente del Consiglio Comunale, Francesco De Angelis, e la Vicesindaco, nonchè Assessora alla Cultura, Giulia Attianese. Piazza gremita, ottima birra artigianale, street food, musica dal vivo ed energia contagiosa: il debutto ha confermato ancora una volta la grande capacità di fare squadra della comunità di Sant’Egidio del Monte Albino, offrendo ai residenti e ai tanti visitatori una serata di qualità, condivisione e promozione del territorio.
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Annamaria Parlato 17/08/2026 0

"Cinquanta con Vista", il rito dell'aperitivo estivo da Pagani a Maiori

L’estate ha il suo rituale più conviviale quando il giorno comincia a cedere il passo alla sera: è l’ora dell’aperitivo, quel momento in cui il tempo rallenta, si sta insieme e il piacere di un buon drink si mescola alla bellezza del luogo. Un rito che negli ultimi anni ha cambiato pelle, ha conquistato soprattutto le nuove generazioni e si è trasformato, nelle più belle località turistiche italiane, in una vera esperienza da vivere. Cocktail, cucina, musica, tramonto e panorama si sono così trasformati negli ingredienti di un appuntamento che non è stato più soltanto il preludio alla cena, ma una destinazione in sé. Il fenomeno dei rooftop, dei cocktail bar vista mare e degli aperitivi accompagnati dalla musica ha ormai conquistato l’estate italiana e anche la Costiera Amalfitana non è rimasta fuori da questa tendenza. A Maiori, sulla terrazza dell’Hotel Club Due Torri, il progetto "Cinquanta con Vista" ha portato questo nuovo modo di interpretare l’aperitivo in uno degli scenari più suggestivi della Divina. Un temporary estivo nato dalla collaborazione con Cinquanta - Spirito Italiano, realtà di Pagani diventata un riferimento per la mixology campana, insieme allo staff dell’hotel, al bar manager Davide Mammato, al barman Alfonso Apicella e alla loro squadra. La terrazza si è trasformata così nel luogo ideale per celebrare quello che è diventato il nuovo "mood" estivo: il tramonto ha fatto da appuntamento, il cocktail è stato protagonista, il cibo è diventato compagno di viaggio e la musica ha fatto da colonna sonora. Il dj set ha accompagnato il passaggio dalla luce del giorno alla sera, mentre la vista sul mare della Costiera ha trasformato il semplice aperitivo in un’esperienza immersiva. La drink list ha seguito la filosofia di Cinquanta, mettendo insieme grandi classici e signature che hanno raccontato, attraverso ingredienti e tecniche, una precisa idea di estate italiana. Il percorso di degustazione ha attraversato proprio queste due anime, partendo da un grande classico internazionale per arrivare progressivamente alle interpretazioni più contemporanee. Il viaggio è partito dal Bloody Mary, cocktail dalla storia lunga e ancora oggi in parte discussa. La sua nascita è stata tradizionalmente ricondotta agli anni Venti del Novecento e al mondo dei cocktail bar di Parigi, con Harry’s New York Bar spesso indicato tra i luoghi legati alla sua prima affermazione. Anche sull’origine del nome e sulla paternità sono state tramandate diverse versioni, ma il drink è diventato nel tempo uno dei simboli dell’aperitivo internazionale, grazie alla sua natura quasi gastronomica. A Cinquanta con Vista è stata proposta una versione realizzata con Grey Goose Vodka e pomodoro della nonna. Il pomodoro ha portato freschezza, acidità e una naturale componente sapida, mentre la vodka ha lasciato spazio all’ingrediente principale. Una foglia di basilico come garnish ed il sorso è risultato fresco, deciso e quasi gastronomico, preparando il palato alla parte food. Dal classico si è passati quindi al primo signature, il Sarchiapone, preparato con Limoncello Nazionale, tè nero e agrumi. Il registro è cambiato completamente: il limoncello ha portato una dolcezza agrumata e il profumo intenso del limone, il tè nero ha aggiunto profondità e una sfumatura leggermente tannica, mentre gli agrumi hanno completato il sorso con una vibrazione fresca e luminosa. Ne è nato un cocktail dinamico, nel quale dolcezza, acidità e aromaticità si sono rincorse sorso dopo sorso. Questo sicuramente ha rappresentato e rappresenta l’estate 2026. Il viaggio è proseguito con il Watermelon Fizz, preparato con Ruta Maya Cocolime, Santa Teresa Rum, anguria e soda Galvanina. L’anguria ha regalato una sensazione fresca, succosa e immediatamente estiva, mentre il rum ha introdotto una componente più morbida e tropicale. La soda ha alleggerito il cocktail, lasciando il palato pulito e una piacevole sensazione dissetante. È stato il drink che più di tutti ha restituito la leggerezza del tramonto sulla terrazza. A chiudere il percorso è stato il Pornostar Martini, cocktail relativamente giovane ma diventato in pochi decenni uno dei drink più riconoscibili della mixology contemporanea. Creato a Londra alla fine degli anni Novanta dal bartender Douglas Ankrah, inizialmente con il nome di Maverick Martini, ha poi assunto la denominazione con cui è diventato famoso in tutto il mondo. La sua personalità è stata costruita proprio sull’incontro tra vodka, passion fruit, vaniglia e una componente frizzante, dando vita a un cocktail esuberante, profumato e volutamente seducente. La versione assaggiata sulla terrazza è stata preparata con Grey Goose Vodka, passion fruit, vaniglia e shoot di prosecco. Il passion fruit ha portato una spiccata componente tropicale e una piacevole acidità, la vaniglia ha aggiunto rotondità e dolcezza, mentre il prosecco bevuto alla fine del percorso ha regalato effervescenza e leggerezza. Il sorso è partito da una dimensione morbida e profumata, per poi chiudere con una piacevole freschezza. Ma il percorso non si è fermato ai cocktail. A completarlo è stata la food experience curata dallo chef resident Alfonso Crisci, che ha portato sulla terrazza una proposta gastronomica capace di dialogare con la miscelazione e, allo stesso tempo, di mantenere ben riconoscibile il legame con la cucina campana. Gli assaggi hanno trasformato l’aperitivo in un vero percorso gastronomico, fatto di consistenze, sapidità, croccantezze e richiami mediterranei. Tra gli extra menù è arrivato il baccalà pastellato ripieno di crema di provola, un boccone costruito sul contrasto tra la croccantezza della pastella e la morbidezza del ripieno. Al primo morso è arrivata la parte croccante, seguita dalla delicatezza del baccalà e dalla componente morbida e avvolgente della provola. La sapidità del pesce ha trovato così un contrappunto nella cremosità del formaggio, dando vita a un assaggio ricco ma immediatamente riconoscibile nella sua matrice campana. Il percorso gastronomico è proseguito con le alici fritte ripiene di provola e pesto, servite su maionese artigianale al limone. Qui il pesce azzurro ha incontrato la morbidezza della provola, il profumo erbaceo del pesto e la componente cremosa della maionese. La frittura ha aggiunto croccantezza, creando un gioco di consistenze che ha reso il boccone particolarmente goloso. Un assaggio che ha concentrato in pochi elementi diversi sapori della cucina mediterranea. A completare la parte salata è arrivata la fritturina di gamberi e calamari, una proposta che ha richiamato immediatamente l’estate al mare. La croccantezza esterna ha lasciato spazio alla morbidezza dei gamberi e alla consistenza più tenace dei calamari, in un piatto dalla vocazione conviviale, perfetto per essere condiviso davanti a un cocktail. E proprio nel rapporto tra drink e cucina è venuta fuori una delle chiavi più interessanti dell’esperienza. Il Bloody Mary, con il suo carattere sapido e quasi gastronomico, ha trovato naturalmente affinità con la parte salata; il Sarchiapone ha portato freschezza e profumi agrumati; il Watermelon Fizz ha alleggerito il percorso con la sua componente fruttata e dissetante. Infine, la delizia al limone, pairing dell’ultimo drink. Il profumo del limone ha riportato il dessert e il cocktail alla dimensione mediterranea della Costiera, mentre la componente tropicale del drink ha aggiunto una sfumatura esotica. Un abbinamento goloso, fresco e profumato, che ha chiuso il percorso con una nota dolce senza risultare eccessiva. La sequenza di cocktail e assaggi ha seguito così una precisa evoluzione sensoriale: dal carattere sapido e gastronomico del Bloody Mary si è passati alla freschezza agrumata del Sarchiapone, quindi alla componente fruttata e dissetante del Watermelon Fizz, fino alle note tropicali, morbide e vanigliate del Pornostar Martini. Il cibo ha accompagnato questa progressione, alternando sapidità, croccantezza, morbidezza e infine la freschezza del limone. È stato proprio questo il punto di forza di Cinquanta con Vista: aver intercettato una tendenza ormai evidente ed averla trasformata in un’esperienza capace di mettere insieme cocktail culture, cucina, musica e turismo. L’aperitivo è diventato così un appuntamento da vivere e non semplicemente un momento della giornata. A Maiori, l’incontro tra Cinquanta - Spirito Italiano, la professionalità del team guidato da Davide Mammato e Alfonso Apicella, l’ospitalità dell’Hotel Club Due Torri e la cucina dello chef Alfonso Crisci ha portato sulla terrazza un momento in cui il giorno ha cambiato ritmo, il bicchiere si è trasformato in una "experience", il cibo in condivisione e il tramonto in scenografia. Davanti al mare della Costiera Amalfitana, quel rito ha assunto un sapore ancora più speciale.
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Annamaria Parlato 10/08/2026 0

La Palatella diventa pizza, la memoria di Materdomini si tramanda da NastiEat

A Nocera Superiore, Ferragosto ha un sapore preciso: quello della Palatella, del pane da portare con sé nel cammino verso Materdomini, delle alici e delle melanzane della "mpupata". Il sapore della tradizione però quest’anno cambia forma e arriva sulla pizza, grazie alla creatività di NastiEat a Nocera Inferiore. È da questa idea che nasce infatti "Tradizioni Nocerine", la nuova pizza fuori menù di agosto ideata dal pizzaiolo Christian Nasti e ispirata al noto panino a forma di caramella di Nocera Superiore, uno dei simboli più autentici dell’estate nocerina. Non una semplice pizza dedicata a una ricetta tradizionale, ma un omaggio alla memoria gastronomica di un territorio, reinterpretata attraverso il linguaggio della pizza contemporanea. Per capire il significato di questa creazione, bisogna approfondire la storia collegata alla lunga notte che conduce migliaia di persone verso il Santuario di Materdomini. La festa della Madonna Bruna rappresenta da secoli uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità e il pellegrinaggio è accompagnato da riti, preghiere, canti e naturalmente dal cibo. In questo contesto, la Palatella è diventata una presenza immancabile: un pane semplice, nato come alimento da portare con sé durante il cammino, ma progressivamente trasformato in un vero simbolo di festa e aggregazione sociale. La versione classica è quella con la cosiddetta "mpupata", preparazione a base di melanzane sott’aceto e alici di Cetara. Le melanzane vengono lavorate e conservate sott’olio con aromi, mentre le alici, dissalate, vengono anch’esse conservate sott’olio. È un incontro di sapori decisi, dove sapidità, acidità e profumi mediterranei trovano nel pane il loro equilibrio. Una preparazione semplice, nata dalla cucina popolare, ma capace di raccontare molto del territorio e delle sue consuetudini. È proprio da questo patrimonio che Christian Nasti ha preso ispirazione per Tradizioni Nocerine. "L’idea - racconta - è nata dal desiderio di raccontare una tradizione che appartiene al nostro territorio attraverso il linguaggio che conosco meglio, quello della pizza. Non volevo semplicemente riprodurre la Palatella, ma far riconoscere quei sapori all’interno di un nuovo contenitore. È un modo per rendere omaggio alla tradizione senza fermarla nel passato". La base è una focaccia, scelta come punto di incontro tra il mondo del pane e quello della pizza. Sopra arrivano le alici, elemento fondamentale del richiamo alla mpupata, con la loro intensa componente marina; i pomodori secchi, concentrati e solari; le melanzane sott’olio, che riportano immediatamente alla cultura delle conserve estive; e le ciliegine di bufala, morbide e cremose, che aggiungono una componente avvolgente. A completare il tutto c’è il pane profumato al limone, un elemento particolarmente interessante perché mantiene il riferimento al pane della Palatella, introducendo allo stesso tempo una nota agrumata e fresca. Il risultato è una pizza che parte da una memoria precisa ma non cerca di replicarla fedelmente. La Palatella viene piuttosto tradotta in un nuovo linguaggio, mantenendo riconoscibili gli ingredienti e soprattutto il carattere del suo sapore. "Quando si lavora su una tradizione - spiega Nasti - bisogna avere rispetto per quello che rappresenta. Abbiamo cercato di mantenere il filo con la Palatella, ma anche di darle una nostra interpretazione. Ogni ingrediente deve ricordare qualcosa, senza però trasformare la pizza in una semplice copia della ricetta originale". C’è poi un elemento che unisce idealmente la Palatella e la pizza: la convivialità. La prima era il cibo del pellegrinaggio, qualcosa da portare con sé e condividere durante il cammino; la seconda è per sua natura un alimento da mettere al centro della tavola e dividere. Cambia la forma, ma resta lo stesso gesto: stare insieme attraverso il cibo. Ecco perché la scelta di proporre questa pizza proprio ad agosto assume un significato particolare. "Tradizioni Nocerine" arriva nel mese in cui Nocera Superiore torna a vivere pienamente il clima della festa di Materdomini, quando la memoria della comunità si intreccia con la devozione e con quelle consuetudini gastronomiche che, di anno in anno, continuano a ripetersi. "La cosa bella delle tradizioni - conclude Nasti - è che possono continuare a vivere anche quando cambiano forma. Se riusciamo a far conoscere la Palatella a qualcuno che non l’ha mai assaggiata, attraverso una nostra pizza, abbiamo già raggiunto un obiettivo importante". È questo, in fondo, il senso di "Tradizioni Nocerine": prendere un sapore che appartiene da sempre a Nocera Superiore e permettergli di parlare anche a chi ancora non lo conosce. Una pizza fuori menù, disponibile per il mese di agosto, che diventa così un piccolo racconto gastronomico dedicato a Materdomini, al Ferragosto nocerino e a una delle tradizioni più autentiche dell’Agro.
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Annamaria Parlato 29/07/2026 0

Il piccolo principe dell'Agro Nocerino-Sarnese è il Marzanino

Prima di diventare uno degli ingredienti più amati da chef, pizzaioli e appassionati di cucina, il Marzanino racconta la storia di un territorio che ha fatto del pomodoro uno dei simboli dell'identità agricola italiana. È impossibile parlare di questa piccola bacca rossa senza partire dall'Agro Nocerino-Sarnese, una vasta pianura alluvionale compresa tra le province di Salerno e Napoli, attraversata dal fiume Sarno e caratterizzata da terreni di origine vulcanica, ricchi di minerali e costantemente alimentati da una straordinaria disponibilità d'acqua. Qui, da oltre due secoli, il pomodoro non rappresenta soltanto una coltura agricola, ma un patrimonio economico, culturale e sociale, che ha contribuito a rendere questo comprensorio famoso in tutto il mondo. Se il Pomodoro San Marzano DOP è il sovrano indiscusso di questa terra, il Marzanino ne rappresenta oggi il naturale erede in cucina, capace di interpretare le esigenze della gastronomia contemporanea senza rinunciare al carattere e al sapore che solo questo territorio sa imprimere ai suoi frutti. La storia del pomodoro nell'Agro affonda le proprie radici nel XVIII secolo, quando il pomodoro, giunto dalle Americhe, trovò in questa pianura un ambiente ideale per il suo sviluppo. Secondo la tradizione, i primi semi del San Marzano arrivarono come dono del Vicereame del Perù al Regno di Napoli e furono coltivati nell'area di San Marzano sul Sarno. Al di là della leggenda, è certo che già nell'Ottocento il pomodoro aveva assunto un ruolo centrale nell'economia agricola locale. La fertilità dei terreni, l'escursione termica, il clima mite e la vicinanza del Vesuvio crearono un ecosistema irripetibile, che permise la nascita di una delle filiere conserviere più importanti d'Europa. Ancora oggi l'Agro Nocerino-Sarnese ospita aziende specializzate nella trasformazione del pomodoro esportato in ogni continente, contribuendo in maniera determinante al prestigio del Made in Italy agroalimentare. In questo contesto si è progressivamente affermato il Marzanino, spesso definito impropriamente "piccolo San Marzano". In realtà, pur appartenendo alla stessa specie botanica (Solanum lycopersicum), il Marzanino possiede caratteristiche proprie che lo distinguono nettamente dal suo celebre parente. Il nome deriva proprio dalla sua forma allungata, che richiama quella del San Marzano, ma le dimensioni sono molto più contenute. Ogni frutto pesa mediamente tra i 20 e i 40 grammi, presenta una polpa soda ma particolarmente succosa, pochi semi e una buccia sottile che durante la cottura tende quasi a scomparire. Se il San Marzano è stato selezionato soprattutto per la produzione di conserve pelate e lunghe cotture, il Marzanino nasce per offrire una resa elevata in campo, una maggiore produttività e una straordinaria versatilità in cucina. Dal punto di vista agronomico, il Marzanino beneficia delle stesse condizioni pedoclimatiche che hanno reso celebre il San Marzano. I terreni dell'Agro Nocerino-Sarnese, profondi, fertili e ricchi di potassio e microelementi derivanti dai depositi vulcanici del Vesuvio, favoriscono lo sviluppo di frutti particolarmente aromatici. La costante ventilazione proveniente dal Golfo di Napoli e dai Monti Lattari, unita alla presenza del fiume Sarno e a un clima mediterraneo con estati calde, ma non eccessivamente aride, consente una maturazione lenta e uniforme che permette al pomodoro di concentrare zuccheri, sostanze aromatiche e pigmenti naturali. La coltivazione inizia generalmente tra febbraio e marzo, quando i semi vengono posti nei semenzai protetti. Le giovani piantine, una volta raggiunti i 15 o 20 centimetri di altezza e sviluppato un apparato radicale sufficientemente robusto, vengono trapiantate nei campi tra aprile e maggio. Come tutte le varietà di pomodoro, il Marzanino necessita di esposizioni completamente soleggiate e di terreni ben drenati, ricchi di sostanza organica. Durante la crescita, le piante vengono sostenute mediante tutori e fili, tecnica indispensabile per evitare che i grappoli, spesso molto numerosi, tocchino il terreno compromettendo la qualità dei frutti. L'irrigazione è costante nelle prime fasi vegetative, mentre viene ridotta durante la maturazione per favorire la concentrazione degli zuccheri e degli aromi. La raccolta avviene generalmente da luglio fino a settembre inoltrato, spesso ancora a mano, selezionando esclusivamente i grappoli giunti al perfetto grado di maturazione. È proprio durante questa fase che il Marzanino manifesta una delle sue qualità più apprezzate: la straordinaria uniformità dei frutti. Ogni grappolo presenta pomodori omogenei per forma, colore e consistenza, caratteristica che ne facilita sia la commercializzazione sia la lavorazione industriale. La pianta, inoltre, garantisce una produttività superiore rispetto al San Marzano tradizionale, motivo per cui molti produttori dell'Agro hanno progressivamente affiancato questa coltivazione a quella storica. Dal punto di vista organolettico, il Marzanino offre un equilibrio quasi perfetto tra zuccheri e acidità. Il contenuto di solidi solubili, misurato attraverso il grado Brix, risulta generalmente elevato, conferendo al frutto una naturale dolcezza che limita la necessità di correggere il sapore durante la preparazione dei sughi. Allo stesso tempo, una delicata nota acida mantiene il gusto fresco e vivace, evitando quella sensazione eccessivamente dolciastra tipica di altre varietà. La polpa, compatta ma ricca di succo, consente di ottenere salse cremose anche con tempi di cottura molto brevi, preservando il profumo intenso del pomodoro appena raccolto. Come tutti i pomodori, anche il Marzanino rappresenta un alimento di straordinario interesse nutrizionale. Composto per oltre il 94% da acqua, apporta appena 18 Kcal ogni 100 grammi ed è quindi particolarmente indicato nelle diete equilibrate. È ricco di vitamina C, vitamina A sotto forma di beta-carotene, vitamina K, acido folico, potassio, magnesio e fibre. L'elemento più prezioso rimane tuttavia il licopene, il pigmento naturale responsabile della colorazione rossa, riconosciuto per la sua potente attività antiossidante. Numerosi studi hanno dimostrato che il licopene diventa ancora più biodisponibile dopo la cottura e in presenza di olio extravergine d'oliva, motivo per cui il tradizionale sugo di pomodoro rappresenta uno degli esempi più efficaci della perfetta sinergia nutrizionale propria della dieta mediterranea. Le qualità del Marzanino ne hanno favorito una diffusione crescente nella ristorazione. Molti chef lo preferiscono per la preparazione di salse espresse, grazie alla rapidità di cottura e alla capacità di mantenere un colore brillante anche dopo essere stato cotto. È ideale per accompagnare il pesce, valorizzare primi piatti delicati, condire pizze contemporanee, preparare pomodori confit o semplicemente essere gustato fresco nelle insalate estive. La sua dolcezza naturale permette inoltre di limitare l'aggiunta di zucchero nelle preparazioni, mentre la consistenza della polpa evita la formazione di salse eccessivamente acquose. Tra tutte le ricette della tradizione campana, nessuna riesce a valorizzare il Marzanino quanto lo Scarpariello, autentico simbolo della cucina popolare napoletana. Nato nei Quartieri Spagnoli tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, questo piatto deve il proprio nome agli scarpari, i calzolai, che, oltre a riparare scarpe, ricevevano spesso come compenso forme di formaggio da grattugiare sulla pasta. Per esaltare quel patrimonio di sapori bastavano pochi ingredienti: olio extravergine d'oliva, aglio, basilico, pomodoro fresco e un generoso mix di Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano. Oggi la maggior parte dei cuochi sceglie proprio il Marzanino per preparare questo piatto, perché durante una breve cottura i frutti rilasciano parte del loro succo, mantenendo però pezzi di polpa integri. Il risultato è una salsa cremosa, profumata e naturalmente dolce, perfetta per avvolgere formati di pasta come mezzani, ziti spezzati o paccheri. Dopo aver fatto dorare leggermente l'aglio nell'olio extravergine, si aggiungono i Marzanini tagliati a metà e si lasciano cuocere per una decina di minuti, schiacciandone delicatamente una parte con il cucchiaio. La pasta, scolata molto al dente, viene mantecata direttamente nel sugo e, lontano dal fuoco, arricchita con Parmigiano e Pecorino in parti uguali, qualche cucchiaio di acqua di cottura e abbondante basilico fresco. È una ricetta che dimostra come la qualità della materia prima sia sufficiente a creare uno dei piatti più iconici della cucina campana. Oggi il Marzanino rappresenta uno dei protagonisti della rinascita dell'orticoltura campana. Pur non possedendo il riconoscimento della DOP riservato al San Marzano, ha conquistato un ruolo centrale sia nella produzione agricola sia nell'alta ristorazione, confermando come innovazione e tradizione possano convivere senza entrare in conflitto. Il suo successo dimostra che la biodiversità dell'Agro Nocerino-Sarnese non si esaurisce nel solo San Marzano, ma continua a esprimere varietà capaci di interpretare le nuove esigenze della cucina, mantenendo saldo il legame con un territorio unico. In fondo, ogni Marzanino racchiude un frammento della storia dell'Agro: quella di una terra che, grazie alla fertilità dei suoi suoli, al lavoro dei suoi agricoltori e alla sapienza tramandata di generazione in generazione, continua a essere una delle capitali mondiali del pomodoro e uno dei luoghi in cui la cultura gastronomica italiana trova una delle sue espressioni più autentiche.
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