Nocera Inferiore, edizione 2025 di "Saporitissimo" dal 10 al 13 aprile

In piazza Diaz l'appuntamento con stand, street food, prodotti tipici, artigianato e laboratori

Redazione Sarno 24 10/04/2025 0

Da giovedì 10 a domenica 13 aprile, in piazza Diaz, a Nocera Inferiore, si svolgerà la II edizione di "Saporitissimo", l’appuntamento con stand, street food, prodotti tipici, artigianato, laboratori, intrattenimento per i più piccoli e tanta musica dal vivo. Il programma completo e gli aggiornamenti sono consultabili sulla pagina social di Saporitissimo.

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Annamaria Parlato 01/07/2025

La prestigiosa cantina Marisa Cuomo "raccontata" al WIP di Nocera Inferiore
Una serata che ha saputo incantare occhi, palato e spirito quella di martedì 24 giugno al WIP Burger & Pizza di Nocera Inferiore, in occasione della nuova edizione di "Sorsi & Morsi". Un format consolidato, che ha visto protagonisti i sapori autentici della Divina Costiera e dei Monti Lattari, sapientemente abbinati ai vini della prestigiosa cantina Marisa Cuomo. L’evento ha registrato il tutto esaurito, attirando appassionati, operatori del settore e volti noti della gastronomia campana. Protagonista assoluta della serata la cantina Marisa Cuomo, tra le più iconiche d’Italia, guidata da Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, consorti nella vita e imprenditori vitivinicoli che hanno reso celebre Furore e la Costa d’Amalfi nel mondo. Ad accoglierli Nello Ferrigno, storico giornalista nocerino, media partner della serata per Inprimanews, mentre la presentazione è stata affidata al giornalista e sommelier Gaetano Cataldo, fondatore di Identità Mediterranea e Miglior Sommelier al Merano Wine Festival, che ha condotto una degustazione emozionante, raccontando con passione i vini e i territori di provenienza, senza tralasciare aneddoti, curiosità e motivazioni degli abbinamenti. Il menù ha esordito con un antipasto che ha celebrato la tradizione lattiero-casearia e norcina: treccia di fiordilatte “Fior d’Agerola” firmato da Gennaro Fusco, impreziosito da olio extravergine d’oliva carpellese Madonna dell’Olivo e zeste di Sfusato Amalfitano, accompagnato dai salumi artigianali di Silvio Imperati (Cardone Salumi Tipici Agerolesi) e Salvatore Calabrese (Macelleria del Centro Storico di San Marzano sul Sarno), tra cui una sontuosa soppressata, un raffinato culatello e un insolito prosciutto di picanha. A completare, il pane biscottato, rustico e marinaro, simbolo della panificazione agerolese, da bagnare al momento nel tipico “sponzapane” in ceramica. La degustazione di pizze ha inaugurato l’anima più creativa della serata grazie alla bravura del maestro pizzaiolo Riccardo Faiella. Il padellino Lattara ha presentato un impasto di grani selezionati, farcito con provolone del monaco, caciotta di capra, fiordilatte di Agerola, pomodorino di Corbara semi-dry, pesto di maggiorana, basilico e timo limonato, con olio evo Itran’s del Frantoio Madonna dell’Olivo di Antonino Mennella. In abbinamento il Furore Bianco Costa d’Amalfi DOC 2024, un vino luminoso, con profumi di ginestra, erbe della macchia mediterranea e note salmastre che ricordano i venti del mare. Al palato è teso, minerale, con un finale sapido che accompagna con eleganza i formaggi e le erbe aromatiche. La seconda pizza, Naucratica Napoletana, ha previsto un impasto tipo "0" alle foglie di mirto e limone, guarnito con crema di pomodoro San Marzano abbrustolito, besciamella all’aglio, origano in tre consistenze e filetto di acciuga di Cetara, con olio evo Rotondella. A completare il trittico, la Santa Trofimena: impasto "0" al cacao, ristretto di pomodoro fiascone Re Umberto, crema e filetti di melanzane arrostite, mousse di provolone del monaco, basilico e pepe nero, con olio evo carpellese. Le pizze sono state abbinate ancora al Furore Bianco, che ha esaltato le sapidità marine e i contrasti vegetali. Il primo piatto dello chef Rega, Scarpariello a Mare, ha rivisitato la ricetta classica in chiave costiera con fusillo sangiliano di Francesco Pepe, pomodorino di Corbara, acciughe di Cetara, basilico e scorzetta di limone sfusato di Amalfi. In accompagnamento il Rosato Costa d’Amalfi DOC 2024, da Aglianico, Piedirosso e Tintore: un vino di colore rosa cerasuolo intenso, dai profumi di frutti di bosco e macchia mediterranea, con una beva fresca, salina, vibrante, perfetta per piatti iodati ma eleganti come questo. Il secondo piatto, attenzionato sempre da Alfonso Rega, ha reso omaggio alla tradizione contadina e costiera: il Sarchiapone di Atrani imbottito col salsiccione (la pezzentella) di Silvio Imperati. In abbinamento il Furore Rosso Costa d’Amalfi DOC 2024, blend di aglianico, piedirosso e tintore, affinato parzialmente in legno. Un rosso profondo e strutturato, con sentori di ciliegia matura, tabacco e spezie dolci. Al gusto è caldo, avvolgente, con tannini vellutati e grande persistenza, perfetto per sostenere la succulenza del piatto. Il dessert, firmato dai fratelli Gianfranco e Lello Romano del Gran Caffè Romano di Solofra, ha proposto una delicata versione della delizia al limone, la Tetta di Venere”, con una fetta del pluripremiato pandoro servito con crema alla vaniglia, accompagnato dal liquore artigianale Amaro delle Monache, prodotto da Teodoro Stoduto a Torraca. A chiudere la serata, un omaggio speciale: una bottiglia magnum di Mosaico per Procida è stata donata alla giornalista Annamaria Parlato, direttore responsabile della testata online Sarno24.it, e a Stella Marotta, miglior sommelier della Campania. Ferraioli ha ricordato con emozione il progetto visionario che ha dato vita al vino simbolo della Capitale Italiana della Cultura, realizzato da Gaetano Cataldo e Roberto Cipresso, e consegnato a Papa Francesco. Tra gli ospiti in sala Alessandro Condurro, erede della storica pizzeria Da Michele, Antonio Mennella del Frantoio Madonna dell’Olivo, Prisco Sammartino di Officine Alkemiche, Carlo D’Amato per I Sapori di Corbara, insieme a tanti affezionati del WIP e giornalisti gastronomici. Impeccabile il servizio di sala, guidato dal direttore Pierpaolo Strino e dal suo staff. Marisa Cuomo ha dichiarato: “Questa serata ci ha emozionati: vedere i nostri vini raccontati e vissuti in questo modo, tra piatti ispirati e pubblico attento, è il miglior riconoscimento possibile. Abbiamo sentito l’abbraccio della Campania più autentica”. Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, fondatori del WIP, hanno commentato con soddisfazione: “Crediamo fortemente nel format ‘Sorsi & Morsi’, perché è uno strumento di racconto del territorio. Ringraziamo Gaetano Cataldo, Identità Mediterranea e tutti i partner: senza condivisione non ci sarebbe cultura, senza territorio non ci sarebbe gusto”. E proprio Gennaro Fusco, maestro casaro, ha aggiunto: “Il latte racconta la sua terra. E quando lo si mette in sinergia con salumi, pane, vino e passione, nascono momenti come questo, che celebrano la memoria e l’identità della Costiera”. Poichè Cataldo ha sostenuto che “la cultura disseta, non isola”, da questo scambio enogastronomico tra territori si è potuto evincere con certezza che WIP sia diventato un autentico salotto gastrosofico, capace di coniugare tradizione, visione, etica e convivialità, diventando punto di riferimento per artigiani del gusto, intenditori e appassionati. La Campania, ancora una volta, si è raccontata a tavola.
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Annamaria Parlato 14/02/2025

San Valentino Torio, polpette di carote per la festa degli innamorati
San Valentino Torio, piccolo comune dell'Agro nocerino-sarnese, porta nel suo nome il legame con il santo degli innamorati. San Valentino, vescovo di Terni, vissuto nel III secolo d.C., è noto per essere il protettore degli innamorati. Secondo la leggenda, benedisse l'unione tra una giovane cristiana e un legionario pagano, sfidando le rigide leggi dell'epoca. Il suo martirio avvenne il 14 febbraio del 273 d.C., data in cui oggi si celebra la festa dell'amore in tutto il mondo. La cittadina invece, ad economia prevalentemente agricola, assunse la denominazione attuale solo nel 1863, quando, per Decreto Regio del 22 gennaio, le si diede l’appellativo Torio per distinguerlo da San Valentino in Abruzzo Citeriore. E’ dal 1963 che a San Valentino Torio viene custodita gelosamente una reliquia del Santo di Terni (braccio destro) in una teca d’argento del XVI, donata dai duchi Capece Minutolo alla chiesa di San Giacomo, ubicata proprio nel centro cittadino. La Festa degli innamorati venne istituita nel 496 da Papa Gelasio, per abolire il rito pagano delle “Lupercalia”, che si svolgeva in onore del dio Fauno (in latino Lupercus), protettore del gregge ovino e caprino dall'attacco dei lupi. L’accezione romantico-cortese della festa si ebbe nel Medioevo, forse grazie al circolo dei letterati che ruotavano attorno al poeta-scrittore Geoffrey Chauer. Alla fine del VII secolo, ai monaci benedettini venne affidata la custodia della Basilica di San Valentino da Terni e quindi la festività si diffuse nei monasteri soprattutto tra Francia e Gran Bretagna. Solo nel XIX secolo si è avuta una commercializzazione ed industrializzazione della Festa, con la produzione di gadget e dei famosissimi biglietti d’auguri, nelle più svariate forme, i cosiddetti valentine. Ritornando al Comune della provincia di Salerno, il 15-16 febbraio, in Piazza Spera, ritornerà la famosa "Sagra d'a purpetta 'e Pastenaca" (42esima edizione), cioè delle polpette di carota, preparate perfino nella versione senza glutine e senza lattosio, per coloro i quali avessero intolleranze alimentari. L’Azione Cattolica della parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo, nei giorni della festa del patrono, offrirà ai cittadini di San Valentino e dei paesi limitrofi la possibilità di degustare questa prelibatezza della tradizione gastronomica. La ricetta è antica e fu donata dalla sig.ra Ida Rosa. Tra le molteplici eccellenze del settore agricolo, come i cipollotti o i pomodori San Marzano, la carota cresce in maniera spontanea nei terreni di San Valentino Torio, ricca di proprietà benefiche per l’organismo, come le vitamine C, D, E, B2, B6 e i sali minerali. Si suggerisce qui la ricetta delle gustosissime polpettine, per chi volesse cimentarsi a rifarle in casa, magari presentandole come secondo piatto per il menù della Festa di San Valentino. Ingredienti per 8/10 persone: 1kg di carote dell’Agro nocerino-sarnese, 1kg di pane del tipo cafone napoletano, 6 uova, gr 300 di Pecorino Romano grattugiato, prezzemolo, pepe e sale q.b. Esecuzione: il giorno prima di preparare le polpette, lessate le carote. Una volta fatto, si lasciano in un colapasta fino al giorno dopo per farle asciugare, privandole dell’acqua. In una ciotola di vetro, unite le carote (tritate o sminuzzate) alla mollica di pane non bagnata, alle uova, al formaggio pecorino, al pepe, al sale e al prezzemolo. Impastate e formate delle polpette di media grandezza. Friggetele in olio abbondante, tamponatele su carta assorbente e servitele calde. In abbinamento a questo piatto si consiglia un vino di origini siciliane, come l’Etna bianco, dal sapore fresco e secco, con una gradazione di 11,5%, o un Muller Thurgau, di origine trentina, dal sapore asciutto e fruttato, con una gradazione di 11%. San Valentino Torio, con la sua storia e le sue tradizioni, dimostra che l’amore non passa solo attraverso le parole, ma anche attraverso i sapori che raccontano una terra e la sua gente. Le polpette di carota sono un piccolo tesoro gastronomico che merita di essere riscoperto e celebrato, oggi come ieri.
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Annamaria Parlato 22/06/2026

Storia scientifica e gastronomica del gelso, memoria rurale dell'Agro nocerino
Il gelso è uno degli alberi più affascinanti e simbolici della tradizione agricola campana, una presenza discreta ma fondamentale che per secoli ha segnato il paesaggio rurale dal Vesuvio all’Agro Nocerino-Sarnese. Oggi lo si incontra spesso isolato ai margini di un orto o davanti a una vecchia masseria, ma fino ai primi decenni del Novecento era parte integrante dell’economia contadina, grazie al suo legame indissolubile con l’allevamento del baco da seta. La sua storia in Campania è strettamente intrecciata a quella della bachicoltura, attività che conobbe una straordinaria diffusione durante il Regno di Napoli e che trasformò il gelso, soprattutto quello bianco (Morus alba), in una coltura strategica. Le sue foglie rappresentano l’alimento quasi esclusivo del baco da seta (Bombyx mori), insetto originario dell’Asia, che, insieme alla pianta, arrivò in Europa secoli fa, dando vita a una delle produzioni manifatturiere più prestigiose del Mediterraneo. Nelle campagne vesuviane e in Valle del Sarno i gelsi venivano piantati lungo i confini dei campi, nelle corti e vicino alle abitazioni: a primavera le foglie erano raccolte quotidianamente per nutrire i bachi allevati nelle case, mentre i bozzoli venivano poi lavorati nelle filande e nelle seterie che rifornivano Napoli e le principali città del Regno. I terreni vulcanici del Vesuvio, ricchi di minerali e ben drenati, insieme alle fertili pianure dell’Agro, hanno favorito la diffusione di questa specie, che si è adattata perfettamente al clima mediterraneo. Ancora oggi è possibile imbattersi in esemplari secolari a Somma Vesuviana, Ottaviano, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Nocera, Sarno e Pagani, testimonianze viventi di un passato agricolo che rischia di essere dimenticato. Le varietà tradizionali presenti in queste aree appartengono principalmente a tre gruppi. Il gelso bianco, coltivato soprattutto per la produzione fogliare, possiede foglie grandi e tenere e produce frutti chiari, dolcissimi ma delicati; il gelso nero (Morus nigra), invece, è il protagonista della tradizione gastronomica, con more dal colore violaceo intenso, quasi nero, ricche di aromi e di un equilibrio unico tra dolcezza e acidità; più raro è il gelso rosso, spesso presente in esemplari isolati e apprezzato per i suoi frutti di colore rubino e per l’impiego nella preparazione di liquori e conserve artigianali. Dal punto di vista scientifico, il gelso è considerato una vera e propria pianta nutraceutica. I suoi frutti sono ricchi di vitamina C, vitamine del gruppo B, vitamina K, ferro, potassio e soprattutto di composti fenolici e antociani, potenti antiossidanti naturali responsabili della colorazione intensa delle more nere. Diversi studi hanno evidenziato come questi composti possano contribuire alla riduzione dello stress ossidativo e svolgere un’azione protettiva nei confronti del sistema cardiovascolare. Anche le foglie sono oggetto di interesse scientifico: contengono sostanze bioattive, come la deossinojirimicina, studiate per la loro capacità di modulare l’assorbimento degli zuccheri e di contribuire al controllo della glicemia. Non sorprende quindi che, oltre alla tradizione popolare, anche la ricerca moderna abbia riscoperto il valore terapeutico e alimentare di questa pianta. Ma è soprattutto in cucina che il gelso rivela la sua straordinaria personalità. Le more di gelso nero, raccolte tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, hanno un sapore complesso e avvolgente: la dolcezza iniziale lascia spazio a una lieve nota acidula ed a sfumature aromatiche che ricordano il sottobosco, il mosto d’uva e le spezie dolci. Nelle case contadine dell’Agro Nocerino-Sarnese venivano consumate appena raccolte, spesso accompagnate da pane casereccio o immerse nel vino rosso, secondo una consuetudine oggi quasi scomparsa. Dalle more si preparavano confetture dense e profumate, sciroppi rinfrescanti, granite, gelati, rosoli e liquori casalinghi. La loro naturale ricchezza aromatica le rende particolarmente adatte anche ad abbinamenti contemporanei con formaggi erborinati, ricotte stagionate, carni di selvaggina e dessert a base di crema o cioccolato fondente. Il gelso, dunque, non è soltanto un albero da frutto. È il custode di una memoria collettiva che racconta la Campania agricola, le mani delle donne che allevavano i bachi da seta nelle stanze di casa, i campi ordinati ai piedi del Vesuvio, i profumi delle more mature nelle estati dell’Agro. È un ponte tra scienza e tradizione, tra biodiversità e gastronomia, un patrimonio vegetale che meriterebbe di essere maggiormente valorizzato e riscoperto. In ogni sua foglia e in ogni suo frutto sopravvive la storia di un territorio che ha saputo trasformare un albero umile in una risorsa economica, culturale e culinaria di straordinario valore.
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