Nocera Superiore, da Nounù "Assolo di Baccalà" tra tecnica e territorio

Chiara Fiorentino firma un percorso "dedicato" con abbinamenti d’autore alla cantina Colli di Lapio

Annamaria Parlato 10/12/2025 0

In musica, l’assolo è il momento in cui uno strumento emerge dal gruppo, si fa voce unica, riconoscibile, capace di reggere da solo l’intera struttura narrativa del brano. Applicare questo concetto alla cucina significa scegliere un ingrediente, metterlo al centro della scena e lasciargli raccontare tutte le sue possibilità espressive. Con “Assolo di Baccalà”, il ristorante Nounù di Nocera Superiore ha scelto, lo scorso 5 dicembre 2025, di affidare questo ruolo a un prodotto solo apparentemente semplice, dimostrando come il baccalà possa sostenere, da solo, un intero percorso gastronomico fatto di tecnica, memoria e sensibilità.

Nell’Agro Nocerino-Sarnese, il baccalà è stato un vero strumento di coesione sociale ed economica. Grazie a una fitta rete di mercati, alla centralità geografica e al ruolo storico del fiume Sarno, questo territorio ha contribuito in maniera decisiva alla diffusione del merluzzo salato nell’entroterra campano, trasformandolo in un ingrediente democratico: nutriente, accessibile, facilmente conservabile e profondamente radicato nella dieta popolare. Dalle rotte dei mercanti veneziani e genovesi, che lo introdussero nel Sud Italia attraverso i porti di Napoli, Salerno e della Sicilia, il baccalà trovò in Campania un terreno fertile.

A partire dal XVI secolo, Sant’Anastasia - con le prime vasche di ammollo nei pressi del Santuario della Madonna dell’Arco - e Somma Vesuviana, favorita dall’abbondanza di acque riconducibili all’antico Sebeto, divennero poli di riferimento per la lavorazione. Nel XIX secolo, anche Sarno si affermò nella trasformazione del baccalà, contribuendo a renderlo un prodotto iconico, oggi simbolo della gastronomia locale e della solida artigianalità delle aziende ittiche del territorio.

Da questa stratificazione storica e culturale è nata l’idea di “Assolo di Baccalà”, la cena tematica ospitata da Nounù, dove la chef Chiara Fiorentino ha costruito un percorso gastronomico coerente e narrativo, capace di raccontare il baccalà come ingrediente totale, da valorizzare e recuperare in ogni sua parte, senza sprechi e con grande rispetto per la materia prima. Il menù si è aperto con le frittelle all’acqua di baccalà e olive nere, scelta emblematica di una cucina consapevole, in cui anche l’acqua di ammollo diventa base aromatica e identitaria. A seguire, il carpaccio di baccalà agli agrumi, finocchio, maionese alla curcuma e pepe rosa, piatto giocato su freschezza ed equilibrio, dove il pesce è stato esaltato nella sua essenzialità.

Con il baccalà mantecato in crosta di pane grattugiato, preparato dalla chef su indivia riccia e cipolla fondente, il percorso è giunto in una dimensione più strutturata, in cui sapidità, dolcezza e note amaricanti hanno trovato una sintesi elegante. Il percorso è culminato nel risotto cremoso al baccalà e porri, olio al timo e chips di pelle croccante, piatto manifesto della serata: la pelle del pesce, spesso considerata uno scarto, è diventata elemento croccante e distintivo, a conferma di una cucina che ha unito recupero, tecnica e gusto. La chiusura è stata affidata ad un cremoso all’arancia con crumble alle mandorle e gel al lime, dessert che ha richiamato le note agrumate presenti nel menù e accompagnato il palato verso una sensazione di equilibrio e pulizia. Qui il pairing consigliato è stato un liquore della casa ottenuto dalle foglie di limone, di un bel verde brillante e intensamente aromatico.

Ad impreziosire l’intero percorso, il Fiano di Avellino DOCG - Colli di Lapio di Clelia Romano (ottenuto da uve Fiano di Avellino 100%), gentilmente versato ai commensali dalla responsabile di sala, Tina Fiorentino. Di colore giallo paglierino con riflessi oro-verdi, il vino si è distinto per una spiccata mineralità, seguita da profumi di pesca bianca tabacchiera, melone invernale, pere estive, cedro, pompelmo, fiori bianchi e un raffinato corredo erbaceo con sentori di salvia, timo, maggiorana e basilico, in chiusura nocciola e lievi note speziate. Al palato sapido, fresco ed equilibrato, con una persistenza agrumata, minerale e vegetale che ha dialogato con precisione con le diverse interpretazioni del baccalà. La gradazione alcolica si attesta sul 13,5%.

A rendere l’esperienza da Nounù ancora più significativa è stata la forte presenza femminile, che incarna la vera marcia in più del locale. Dalla cucina alla sala, si percepiscono sensibilità, attenzione e un’idea di accoglienza autentica e misurata. La mano gentile della chef è riuscita a esaltare ogni piatto con precisione e delicatezza, aggiungendo quel tocco di femminilità che non è mai decorativo, ma sostanziale: un modo di cucinare e di ospitare che fa la differenza, perché nasce dall’ascolto, dal rispetto della materia prima e da una visione empatica della tavola.

In vista delle festività natalizie, Nounù amplia ulteriormente la propria proposta esperienziale. È possibile regalare degustazioni o cooking-class, pensate come momenti di condivisione e approfondimento gastronomico. Il ristorante ha inoltre in programma diversi eventi a tema, dedicati a ingredienti o percorsi stagionali, confermando la sua vocazione a essere un luogo vivo e dinamico. Durante le festività sarà possibile pranzare nei giorni del 25 dicembre, 1° gennaio e dell’Epifania, con menù studiati per celebrare la tradizione attraverso uno sguardo contemporaneo.

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Annamaria Parlato 29/09/2026

"Pio's" a Scafati, da girarrosto di famiglia al format del pollo: apre al Nord
Nel 1991, a Scafati, bastavano una piccola veranda affacciata sulla strada, un girarrosto e il profumo del pollo che cuoceva lentamente per dare inizio a una storia destinata a durare più di trent’anni. C’era Pio Attianese, c’era sua mamma ai fornelli e c’era un’attività ancora lontana dall’attuale format Pio’s Chicken: un girarrosto di quartiere costruito sul pollo, sulle patate e sulla cucina di casa. Da quella prima esperienza è iniziato un percorso fatto di cambiamenti e ripartenze. Nel 2015 Pio vende il locale, continuando però a lavorarci, e apre poco distante un punto dedicato all’asporto. Successivamente riacquista l’attività originaria e riparte anche dal vecchio forno delle pizze della precedente gestione. È proprio sperimentando con quel forno che nasce il “pollo scoppiettato”, una cottura ad alta temperatura che rende la pelle particolarmente croccante e diventa nel tempo una delle preparazioni simbolo dell’insegna. Nel 2016 il “Girarrosto da Pio” diventa “Pio’s Pub”. Tre anni dopo entra in maniera strutturata la seconda generazione: Adriana assume il ruolo di amministratrice, Nicola segue il takeaway e Giuseppe si occupa del brand. È il momento in cui l’attività familiare comincia a trasformarsi in un progetto organizzato anche dal punto di vista dell’identità e dello sviluppo. Nel 2023 arriva un nuovo passaggio: il pub lascia spazio al “Ristorante di pollo”. La scelta è netta e definisce il posizionamento di Pio’s: il pollo non è più una delle proposte del menù, ma il prodotto intorno al quale viene costruita l’intera offerta. Il pollo allo spiedo rimane il riferimento più immediato e il legame con la storia del locale, ma accanto alla versione tradizionale con le patate trova spazio lo Scoppiettato, proposto in diverse interpretazioni. Dalla versione classica si passa alla Special One, con pancetta croccante e provola, fino a combinazioni con rucola, pomodorini, parmigiano o preparazioni ispirate alla cacciatora. La stessa materia prima cambia poi registro nei panini. Il menù comprende hamburger homemade di pollo impanato, tender, provola, bacon, verdure e diverse salse. Tra le proposte ci sono il Pio’s Chicken Burger, con pollo impanato, Monterey Jack, bacon, insalata e barbecue al miele, e il Crunch Pio’s Burger, costruito intorno a un tender di pollo fritto, provola, pomodoro, insalata e salsa fresh. La proposta crispy si completa con nuggets, chicken balls e wings. È un modo per allargare il pubblico e i momenti di consumo senza uscire dal perimetro del format: il pollo allo spiedo resta legato alla tradizione del girarrosto, mentre burger e fried chicken intercettano il linguaggio dello street food e del fast casual. La sperimentazione, però, non si ferma al salato. Durante l’estate Pio’s ha proposto un dessert costruito proprio sull’effetto sorpresa: una preparazione esternamente panata, dorata e croccante, dall’aspetto simile a quello di un tender di pollo. All’interno, invece, gelato al fiordilatte e un cuore di caramello. Il risultato è un gioco sull’apparenza: la forma e la panatura richiamano immediatamente il mondo del pollo fritto, mentre il ripieno porta in tutt’altra direzione. Una proposta stagionale che sintetizza bene la volontà del brand di lavorare anche sulle consistenze e sulla sorpresa, senza prendersi troppo sul serio. Il passaggio generazionale rimane comunque il filo conduttore del progetto. Pio ha costruito l’attività partendo dal girarrosto e dalla cucina della madre; i figli hanno raccolto quell’esperienza, portandola dentro una struttura più articolata, fatta di immagine coordinata, takeaway, delivery, food truck e sviluppo del format. Il franchising rappresenta oggi una delle direttrici indicate dall’azienda per la crescita. Ed è proprio la crescita a rendere Pio’s un caso interessante nel panorama della ristorazione campana. Il marchio è partito da Scafati e ha sviluppato nuove sedi in Campania, tra cui Sorrento e Gragnano. A queste si aggiunge la recente apertura di Alessandria, primo step del format fuori dalla regione. Il passaggio dalla Campania al Piemonte è significativo perché porta un modello nato nell’Agro Nocerino-Sarnese in un mercato geograficamente e culturalmente diverso, mantenendo però invariata la struttura dell’offerta: pollo allo spiedo, scoppiettato, panini e proposte crispy. La sfida, per un format costruito su una storia familiare molto legata al territorio, è ora quella della crescita: replicare un’identità senza renderla impersonale, partendo un prodotto semplice per elaborare un’identità abbastanza forte da poter viaggiare, senza perdere il legame con il luogo e con la famiglia da cui tutto è partito.
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Annamaria Parlato 30/09/2025

Non solo pomodori, la bietola a Sarno è una coltura di tradizione
La bieta, nome comune della “bietola da coste”, è la beta vulgaris varietà Rapa forma Cicla, uno degli ortaggi da foglia più diffusi. È nativa dell'Europa meridionale, dove cresce spontanea nella regione del Mediterraneo. Ne esistono numerose varietà, dato che si coltiva in tutte le zone temperate del mondo. La pianta è molto simile a quella della barbabietola vera e propria, ma presenta foglie commestibili, molto ampie, a nervatura mediana grossa, carnosa e tenera, bianca o porporina: le cosiddette “coste”, che si consumano cotte e condite in svariati modi. Si raccolgono anche i giovani grumoli di foglie: le “erbucce” o “erbette”, che pure si impiegano in cucina. E’ ricca di vitamine, fibre, acido folico, sali minerali, carotene e acido ossalico. Un ruolo di rilievo lo ha l’Agro nocerino-sarnese, e in particolare il territorio di Sarno, dove la coltivazione della bieta è molto diffusa. Qui, accanto a pomodori e ortaggi, celebri in tutto il mondo, la bietola rappresenta una coltura di tradizione che arricchisce l’economia agricola locale. I suoli fertili di origine vulcanica e l’abbondanza d’acqua rendono queste terre particolarmente adatte alla crescita rigogliosa della pianta, che viene raccolta in più cicli durante l’anno. La bieta si presta nella preparazione di ricette prevalentemente salate, di cui la più classica è quella delle biete saltate in padella con aglio, olio e peperoncino, un valido contorno. Una maniera alternativa invece è quella di presentarle come ripieno di uno sformato di fusilli all’uovo, in una rivisitazione “in bianco” del tradizionale primo piatto a base di ragù, ideale nel periodo autunnale e con l'apprestarsi dei primi freddi. Si vuole suggerire al lettore infatti una ricetta di “pasticcio di fusilli sangiliani con biete, besciamella di patate, formaggi e prosciutto cotto arrosto”. Tra gli ingredienti per circa 6 persone occorrono: 500 gr. di fusilli all’uovo fatti in casa, 500 gr. di patate a pasta gialla, 1 bicchiere di latte intero, q.b. di sale, pepe e noce moscata, q.b. di burro, 250 gr. di formaggi misti grattugiati (parmigiano, grana e provolone del monaco), 200 gr. di prosciutto cotto arrosto, 400 gr. di biete già precedentemente sbollentate e ripassate in padella con poco olio, 100 gr. scamorza affumicata. Per assemblare lo sformato bisogna per prima cosa munirsi di una pirofila, che sarà il contenitore della pietanza. Poi si deve preparare una besciamella non molto densa, utilizzando le patate, il latte, il burro, il sale e la noce moscata, molto simile ad un purè. I fusilli all’uovo vanno cotti in acqua bollente e tenuti da parte. La pirofila va sporcata alla base di besciamella di patate, su di essa va adagiato un primo strato di fusilli, conditi con biete ripassate, mix di formaggi, scamorza affumicata, prosciutto e altra besciamella. Così si va avanti, alternando e creando diversi strati sino a copertura. A completare, sull’ultimo strato vi sarà una spolverata di formaggi, una noce di burro e del pepe macinato al momento. Tutto si fa cuocere poi in forno statico a 200 gradi per 15-20 minuti, sino a doratura desiderata.
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Redazione Sarno 24 25/06/2025

Riprende il tour del Baccalà Village con le tappe di Sarno e Nocera Superiore
Dopo il successo delle precedenti edizioni, riparte il tour del gusto targato Baccalà Village, l’evento itinerante ideato dallo chef “scellato” Antonio Peluso, patron della rinomata Locanda del Baccalà di Marcianise. Un’esperienza che unisce cibo, cultura e natura, e che anche quest’anno porterà in scena uno dei grandi protagonisti della cucina mediterranea: il baccalà. La prima tappa del tour si terrà nel suggestivo Parco Fluviale Cinque Sensi, in via Foce 20 a Sarno, da venerdì 27 a domenica 29 giugno 2025, immersi nel verde di un’area picnic attraversata da un ruscello naturale. Tre giorni per vivere una vera festa del gusto all’aria aperta, con proposte accessibili a tutti, in una location unica. Dopo Sarno, il Baccalà Village proseguirà con la tappa di Nocera Superiore (1-2-3 agosto), nella suggestiva cornice degli scavi archeologici e con il patrocinio del Comune.
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