Al WIP di Nocera Inferiore la cucina del Messico con Diana Beltran

Serata intrigante con la chef internazionale in programma lunedì 17 novembre alle 20:00

Redazione Sarno 24 12/11/2025 0

Lunedì 17 novembre 2025, alle ore 20:00, il WIP Burger & Pizza di Nocera Inferiore (Via Atzori n° 271) ospita la vera cucina messicana con un'interprete d'eccezione: Diana Beltran, chef internazionale e ambasciatrice della cucina messicana nel mondo.

Una serata intrigante, con l'arte bianca di Domenico Fortino abbinata all'arte della miscelazione di Gianfranco Romano, con gli spirits delle Distillerie Russo, oltre alle ricette messicane di Diana Beltran. Organizzata con Identità Mediterranea e con la complicità di Gaetano Cataldo, la serata vedrà gli accostamenti dei sapori esplosivi del Messico con i vini di Cantine Barone e i suoi calici direttamente dal Cilento.

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Annamaria Parlato 17/01/2026

"Minestra Nera", l'inverno nel piatto dell'Agro Nocerino-Sarnese
Nell’Agro Nocerino-Sarnese l’inverno non si riconosce dal calendario ma dalla presenza sulle tavole della minestra nera, nome con cui da generazioni viene chiamato il cavolo broccolo a getti, detto "spigarello". Si presta in cucina a diventare una preparazione culinaria, ma prima ancora è un ingrediente simbolico, un ortaggio che segna il passaggio delle stagioni e che porta con sé un patrimonio di memoria orale, gesti ripetuti e racconti familiari. Quando il freddo comincia a farsi sentire e gli orti restituiscono foglie scure, tenere e allungate, nelle case si dice ancora oggi: "È tiempo ‘e menesta nera", quasi fosse un segnale naturale, come la prima brina o il camino acceso. La minestra nera è una pianta molto coltivata in Campania, un’antica varietà a maturazione tardiva, di media altezza e fortemente ramificata, con foglie dai margini frastagliati e di un verde scuro intenso. Produce numerosi getti laterali che, una volta tagliati, ricrescono rapidamente, garantendo raccolte scalari per tutto l’inverno. È proprio questa generosità della pianta ad averne favorito nei secoli la diffusione negli orti familiari dell’Agro, dove rappresentava una sicurezza alimentare nei mesi più difficili. Il suo sapore è delicato e mai amaro, ma al tempo stesso deciso, capace di sostenere lunghe cotture senza perdere identità, caratteristica che l’ha resa ideale per le minestre invernali. Il nome "Minestra Nera" non nasce dal piatto ma dal colore profondo delle foglie, che in cottura si scuriscono ulteriormente, dando origine a un’espressione cromatica immediata e popolare. In molte famiglie si tramanda ancora il detto: "Quanno ‘a menesta è nera, ‘o friddo è vicino", a sottolineare il legame diretto tra questo ortaggio e la stagione invernale, tra il ciclo della terra e quello della vita quotidiana. A tavola, questo cavolo trova la sua espressione più compiuta nella minestra maritata, dove si "sposa" con un brodo ricco e paziente, preparato con gallina ruspante, manzo o un semplice osso di prosciutto, secondo disponibilità. Ogni casa aveva la sua versione, mai scritta ma custodita nella memoria: c’era chi aggiungeva fagioli cannellini, chi un pezzo di cotica, chi un pugno di pasta spezzata, spesso mista e avanzata, perché nulla doveva andare sprecato. Le nonne raccontano che la pentola restava sul fuoco per ore, a sobbollire piano, mentre la cucina si riempiva di un odore che sapeva di casa e di protezione. "Sta bona pure ‘a sera appriesso", si diceva, perché la minestra nera era uno di quei piatti che miglioravano il giorno dopo, riscaldati lentamente. Nella cultura contadina dell’Agro, questo piatto aveva anche una funzione sociale e familiare. Si preparava in grandi quantità, si condivideva, si offriva. Era il piatto delle domeniche d’inverno, dei ritorni a casa, delle giornate di pioggia. Molti ricordano ancora il pane raffermo abbrustolito, strofinato con aglio e adagiato sul fondo del piatto, su cui veniva versata la minestra fumante. Un gesto semplice, ma carico di senso, che trasformava un cibo umile in un pasto completo e profondamente appagante. Accanto alla versione più ricca, la minestra nera veniva spesso consumata anche in modo essenziale, oppure reinterpretata in preparazioni semplici ma quotidiane: saltata in padella con olio, aglio e peperoncino, diventava un classico contorno saporito; utilizzata per arricchire minestre e zuppe, conferiva un gusto intenso e vellutato; lessata e poi condita con limone e un filo d’olio, se ne percepivano tutti i sapori in purezza; aggiunta agli impasti di torte salate, regalava colore e carattere; combinata con altre verdure e legumi, soprattutto fagioli, entrava infine negli stufati invernali, calorosi e nutrienti, che scandivano i pasti dei mesi più freddi. "Accussì se sente ‘o vero sapore", raccontano ancora oggi gli anziani, a ribadire il rispetto assoluto per la materia prima e per il lavoro dell’orto. Era il contorno quotidiano, quello che non mancava mai, soprattutto nei periodi di maggiore ristrettezza. Oggi, la Minestra Nera continua a vivere nelle cucine familiari e nelle trattorie di territorio come piatto identitario e stagionale, capace di raccontare un modo di vivere legato alla terra, alle stagioni e al tempo lento. Un piatto che, ancora oggi, riesce a mettere d’accordo generazioni diverse attorno allo stesso tavolo, ricordando che l’inverno, nell’Agro Nocerino-Sarnese, ha sempre avuto il sapore scuro, intenso e rassicurante della minestra nera.
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Redazione Sarno 24 07/08/2024

Castel San Giorgio, dal 22 agosto la Sagra del Cavatiello e Stoccafisso
Tutto pronto per la tanto attesa 29esima Sagra del Cavatiello e Stoccafisso, organizzata dall'associazione Santa Barbara di Torello, a Castel San Giorgio. L'evento si terrà dal 22 al 25 agosto presso l'Arena Santa Barbara, con inizio ogni sera alle 19:00. Il programma è ricco di eventi imperdibili: 22 agosto, ore 21:00, "I Giovani della Tammorra di Bagni"; 23 agosto, ore 21:00, tributo a Claudio Baglioni, Massimo Ranieri e Renato Zero; 24 agosto, ore 21:00, musica folk con "Le Voci del Sud"; 25 agosto, ore 21:00, repertorio italiano e partenopeo con "Skizzekea Band".
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Annamaria Parlato 29/06/2026

Il nespolo giapponese è il frutto dell'estate "dei ricordi" nell'Agro Nocerino
Tra i primi frutti a colorare la tavola quando la primavera lascia spazio all'estate, il nespolo giapponese (Eriobotrya japonica) occupa un posto speciale nella tradizione agricola della Campania e dell'Agro Nocerino-Sarnese. Le sue chiome sempreverdi, i grappoli di frutti giallo-aranciati e il profumo intenso che accompagna la maturazione rappresentano un'immagine familiare per intere generazioni cresciute nelle case di campagna, dove difficilmente mancava un nespolo nel giardino, accanto al fico, al limone, al melograno o al pergolato dell'uva. Era uno dei primi alberi a regalare frutti dopo l'inverno e per i bambini significava che l'estate era ormai alle porte. Nonostante venga comunemente chiamato "nespolo", questa specie è ben diversa dal più antico nespolo europeo (Mespilus germanica). Originario delle regioni montuose della Cina sud-orientale, il nespolo giapponese giunse in Giappone molti secoli fa, dove fu ampiamente coltivato e selezionato, per poi diffondersi in Europa nel Settecento grazie ai botanici e ai commerci marittimi. In Italia trovò nella Campania un habitat ideale grazie al clima mite, agli inverni poco rigidi e ai terreni vulcanici ricchi di minerali. Ancora oggi molte piante secolari sopravvivono nei giardini privati dell'Agro Nocerino-Sarnese, dei Monti Lattari e della Costiera Amalfitana, spesso nate spontaneamente dai semi dei frutti consumati in famiglia. Dal punto di vista botanico, il nespolo giapponese è una specie sorprendente. Fiorisce infatti tra ottobre e dicembre, quando gran parte degli alberi da frutto entra nel riposo vegetativo. I suoi piccoli fiori bianchi, molto profumati e ricchi di nettare, attirano api e altri insetti impollinatori anche nelle giornate più miti dell'autunno. Dopo una lenta crescita durante l'inverno, i frutti raggiungono la piena maturazione tra maggio e giugno, rendendolo uno dei primi raccolti della bella stagione. Le nespole si riconoscono facilmente per la buccia sottile di colore giallo intenso o aranciato, la polpa succosa e il sapore che unisce dolcezza e una piacevole nota acidula. Le varietà coltivate in Campania presentano sfumature aromatiche differenti: alcune sono più zuccherine, altre più fresche e leggermente agrumate, caratteristiche che dipendono dal terreno, dall'esposizione al sole e dalla disponibilità d'acqua durante la maturazione. Nell'Agro Nocerino-Sarnese non era raro che ogni famiglia custodisse una propria pianta, considerata quasi un patrimonio domestico, tramandata insieme alla casa e ai ricordi. Consumare una nespola significa assaporare uno dei frutti più delicati della stagione. Si gusta semplicemente fresca, appena raccolta, eliminando la buccia e i grossi semi centrali, ma trova impiego anche nella preparazione di confetture, gelatine, crostate, sorbetti, granite, mousse, succhi, macedonie e liquori artigianali. La sua naturale freschezza la rende perfetta anche in abbinamento con yogurt, ricotta, formaggi freschi, insalate estive e persino piatti di pesce, dove la lieve acidità contribuisce a bilanciare sapidità e grassezza. Dal punto di vista nutrizionale, il nespolo giapponese è un piccolo concentrato di salute. È composto per oltre l'85% da acqua, contiene poche calorie e rappresenta una buona fonte di vitamina A sotto forma di carotenoidi, vitamina C, potassio, magnesio e fibre alimentari. I carotenoidi contribuiscono alla salute della vista e della pelle, mentre la vitamina C sostiene il sistema immunitario e favorisce la sintesi del collagene. Le fibre aiutano la regolarità intestinale e aumentano il senso di sazietà, rendendo la nespola uno dei frutti più indicati durante la stagione calda. La presenza di polifenoli e composti antiossidanti contribuisce inoltre a contrastare lo stress ossidativo provocato dai radicali liberi. Nella medicina popolare orientale anche le foglie del nespolo trovavano impiego per la preparazione di infusi e decotti, tradizione che ancora oggi sopravvive in alcune culture asiatiche. In Italia, invece, la pianta è rimasta soprattutto il simbolo della convivialità familiare: il luogo dove i bambini si arrampicavano per raccogliere i frutti più maturi, dove i nonni insegnavano a distinguere quelli pronti dalla raccolta e dove spesso si improvvisavano le prime merende estive all'ombra della sua chioma. Il nespolo giapponese rappresenta anche un prezioso alleato della biodiversità domestica. La sua fioritura autunnale offre nutrimento agli insetti impollinatori in un periodo dell'anno povero di risorse floreali, mentre la sua chioma sempreverde contribuisce a mantenere vivo il paesaggio rurale anche durante l'inverno. Per questo motivo continua a essere una delle specie ornamentali e fruttifere più apprezzate nei giardini della Campania. Oggi, in un'epoca dominata da frutti perfetti ma spesso privi di identità, raccogliere una nespola direttamente dall'albero conserva un valore che va oltre il semplice gesto alimentare. È il sapore delle estati trascorse nelle campagne dell'Agro Nocerino-Sarnese, delle mani appiccicose di succo, delle nonne che preparavano la marmellata, dei cestini colmi lasciati sul tavolo della cucina e delle giornate trascorse all'ombra degli alberi. Un patrimonio di biodiversità, memoria e cultura contadina che continua, stagione dopo stagione, ad annunciare l'arrivo dell'estate con il colore dorato dei suoi frutti.
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