La varietà del cachi Vaniglia o Legna Santa, dessert campano naturale e goloso

Sono molto pregiati quelli dell’Agro Nocerino-Sarnese, luogo di coltivazione e produzione

Annamaria Parlato 22/09/2024 0

Il cachi è il frutto del Diospyros kaki, una pianta della famiglia delle Ebenacee; il nome cachi viene riferito anche alla pianta stessa, che in italiano è detta diospiro, fico del Giappone, o erroneamente, loto. E’ originario della Cina, dove è diffusamente coltivato. Dalla Cina, la coltivazione del cachi si diffuse in Giappone e Corea, dove il frutto divenne un alimento apprezzato e parte integrante della cultura culinaria. L’albero può anche raggiungere i 10 metri d’altezza; la sua chioma di color verde cupo, quasi metallico, lo fa apprezzare, oltre che come albero da frutto, anche come pianta ornamentale. Del resto, prima della sua introduzione in Europa nel XIX secolo, veniva coltivato in rari esemplari nei giardini, principalmente per questo scopo.

Il frutto è particolarmente legato alla tradizione autunnale e invernale italiana e viene consumato fresco o essiccato. In alcune regioni, viene chiamato anche "loto" o "kaki", dal nome giapponese. Le foglie sono ovali, sparse, grandi, acute alle due estremità, e nel tardo autunno, prima di cadere, assumono un caratteristico colore rossiccio. I fiori sono piccoli e hanno una corolla verdastra. I frutti sono vari per colore e forma; per lo più subglobosi, un po' compressi, hanno un colore che comprende le sfumature dall’aranciato al rosso. Resistono attaccati alla pianta anche fino ai primi geli; spiccano allora tra i rami spogli, resistendo anche ai venti più forti, essendo provvisti di peduncoli robusti.

Quelli di alcune varietà hanno polpa succosa e dolce non appena raccolti e quindi possono essere subito consumati; quelli di altre, invece, alla raccolta, sono aspri ed hanno azione astringente per la presenza di abbondante tannino nelle cellule della polpa. Dopo un periodo di conservazione in frutteto, anneriscono e la polpa diventa zuccherina. I cachi sono utilizzati in diverse preparazioni culinarie, dalle marmellate ai dolci, e sono apprezzati anche per il loro elevato contenuto di vitamine, in particolare A e C. Frullando la polpa di cachi con panna o yogurt, si può ottenere un dessert cremoso e delicato. I cachi non astringenti, più sodi, possono essere tagliati a fette e aggiunti a insalate per un tocco di dolcezza. Si abbinano bene con ingredienti come rucola, noci, formaggio di capra o feta, e un condimento a base di olio d'oliva e aceto balsamico.

Anche se meno comune, il cachi può essere usato in piatti salati, come accompagnamento a carni arrosto o formaggi stagionati, dove la sua dolcezza contrasta con i sapori più intensi. In molte culture, il cachi viene essiccato per essere consumato come snack. I cachi essiccati sono una versione concentrata del frutto, con un sapore ancora più dolce, simili a delle piccole caramelle naturali. In Giappone, vengono preparati gli "hoshigaki", cachi essiccati tradizionalmente appendendoli all'aria.

In Campania, la varietà del cachi vaniglia, quando si presenta matura ma non molle, è detta Legna Santa, in riferimento alla membrana interna che ricorderebbe la croce di Gesù o al nocciolo che, se spaccato a metà, conterrebbe una fibra vegetale simile a due mani in preghiera, dette “manine di Gesù”. Il Legna Santa, dalla consistenza piacevolmente croccante, può esser messo sottaceto in barattolo e servito nell’insalata di rinforzo della Vigilia di Natale. Quando invece matura e diventa molliccia, allora con un cucchiaino si può degustare la polpa vanigliata, utilizzata in pasticceria e gelateria. I cachi sono molto energetici e calorici, se consumati in abbondanza costituiscono un toccasana per tutto l’inverno.

Le piante di cachi vaniglia, frutti a volte dimenticati di antichissima coltivazione, resistono ancora nei frutteti di tipo tradizionale, concentrati fra Napoli e Salerno, soprattutto nell'Agro Acerrano-Nolano e Nocerino-Sarnese, oltre che nell'area Vesuviana, che è la zona di origine ed elezione.

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Da giovedì 10 a domenica 13 aprile, in piazza Diaz, a Nocera Inferiore, si svolgerà la II edizione di "Saporitissimo", l’appuntamento con stand, street food, prodotti tipici, artigianato, laboratori, intrattenimento per i più piccoli e tanta musica dal vivo. Il programma completo e gli aggiornamenti sono consultabili sulla pagina social di Saporitissimo.
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Annamaria Parlato 15/11/2024

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Ha un retrogusto amarognolo e piccante, dovuto all'alto contenuto di polifenoli. L'olio campano, invece, tende a essere fruttato medio, con note erbacee, mandorla, carciofo e mela verde. Spesso risulta meno amaro e piccante rispetto agli altri oli del Sud, con un profilo gustativo rotondo e dolce. Gli oli non sono solo un accompagnamento, ma vengono presentati in una vera e propria "carta", consultabile dai clienti per un abbinamento personalizzato. Ogni bottiglia è dotata di una descrizione dettagliata, che racconta la storia del produttore, le caratteristiche organolettiche e gli abbinamenti ideali, trasformando ogni degustazione in un momento di scoperta. Il personale di sala è pronto a consigliare l'olio perfetto per ogni pizza, guidando i clienti in un percorso sensoriale senza pari. La cantina: un'incredibile selezione di vini italiani La cantina è il fiore all'occhiello del locale, progettata con l'idea di offrire abbinamenti specifici per ciascuna pizza. La scelta dei vini si basa sulla ricerca di piccole cantine italiane, spesso biologiche o biodinamiche, con una particolare attenzione alle produzioni locali. La carta dei vini include etichette rinomate, ma anche vini rari che variano dalle bollicine eleganti ai rossi dai sentori intensi e corposi, anche perché WIP non è solo pizzeria ma anche ristorante con proposte classiche campane e territoriali e hamburgeria. Ogni vino è selezionato per esaltare i sapori della pizza o di un primo piatto, dai classici abbinamenti fino alle proposte più creative. Ad esempio, per una pizza al tartufo e funghi porcini viene consigliato un Pinot Nero, capace di esaltare i sapori terrosi del tartufo senza sovrastarli; per una pizza bianca con burrata e pomodorini, invece, l'abbinamento suggerito è un Fiano, bianco del sud che aggiunge una nota fresca e armonica. Un menù di eccellenza: ogni pizza un capolavoro Il menù di WIP è composto da pizze classiche o rivisitate con ingredienti d'eccellenza e proposte innovative che omaggiano i sapori locali. Tra le pizze più richieste al momento c'è la "Sua Eccellenza", preparata con pomodoro pelato, mozzarella di bufala "La Tenuta Bianca", scaglie di parmigiano 36 mesi, pepe in grani e olio monocultivar di Racioppella; oppure la "Nuova Napoletana", con pomodoro San Marzano, pomodorino di Corbara, pesto di aglio orsino, origano di montagna, foglie di capperi, olio evo "La tonda del Matese" di Benedetta Cipriani. Ogni ricetta punta ad esaltare la genuinità dei prodotti italiani, cercando di bilanciare i sapori e rispettare l'identità di ogni ingrediente. Anche i salumi e i formaggi, rigorosamente DOP e IGP, provengono da produttori selezionati, che garantiscono qualità e tradizione. Da provare anche la Masè con fior di latte di Agerola, prosciutto cotto San Giovanni (Capitelli), scaglie di Grana Padano DOP, melanzane arrostite, granella di noci, olio evo bio; e la Sottobosco con fior di latte di Agerola, prosciutto crudo castagnolo, funghi porcini, scaglie di Grana Padano DOP, basilico, olio evo bio. Non mancano opzioni vegetariane e vegane, pensate con lo stesso rigore e la stessa attenzione alla qualità. Tra le stagionali la "Dolcetto o Scherzetto" con arachidi salate in uscita e olio Pregio al peperoncino, in cottura fior di latte di Agerola, pancia magra, crema di zucca e blue di Jersey. Al primo morso, la dolcezza della zucca e la morbidezza del fior di latte accolgono il palato, mentre la pancia magra e il blue di Jersey introducono una sapidità ricca e decisa. La croccantezza delle arachidi crea una piacevole interruzione nella consistenza, offrendo una nota salata e tostata. 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Ogni tavolo è impreziosito da una piccola vetrina di oli, che invita i clienti ad assaggiare e scoprire nuove sfumature di sapore. Il personale, appassionato e competente, è sempre pronto a raccontare storie e curiosità sui prodotti, creando un'esperienza unica di scoperta e condivisione. La pizzeria organizza anche serate tematiche, come degustazioni di olio o serate di abbinamento vino-pizza, dove gli ospiti possono conoscere meglio i produttori, apprendere i segreti della degustazione e affinare il proprio palato. WIP rappresenta un'esperienza indimenticabile per chi ama la qualità, la tradizione e la filosofia slow food. Qui ogni pizza racconta una storia, celebra la ricchezza del territorio e invita i clienti a gustare e scoprire la vera essenza della "buona" cucina campana.
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Annamaria Parlato 27/08/2025

Scafati, la zucca lunga di Bagni è il frutto che racconta l'estate
C’è un profumo antico che aleggia nei campi di Bagni, una frazione di Scafati che da secoli custodisce un tesoro agricolo unico: la zucca lunga di Bagni, conosciuta anche come lunga gialla di Napoli o, nel linguaggio popolare, cocozza zuccarina. La raccolta del 2025 è iniziata da poco e, insieme ai frutti allineati tra i filari, riaffiorano storie di contadini, di mercati affollati e di viaggi che da queste campagne conducevano dritto fino a Napoli, la grande città che per prima ne riconobbe il valore e che le diede un nome destinato a restare nella memoria popolare. Il suo regno naturale è l’Agro Nocerino-Sarnese, dove ancora oggi, da maggio fino a settembre, è possibile vederne la coltivazione a pieno campo, con le piante che si distendono generose sotto il sole estivo. La zucca lunga non è un ortaggio qualunque: è un segno di identità, un simbolo che appartiene alla terra e alla comunità. La sua forma slanciata, clavata, leggermente ricurva e rigonfia all’apice, ne fa un frutto inconfondibile, capace di raggiungere anche un metro di lunghezza. La buccia liscia e sottile, di un verde chiaro o scuro con tenui sfumature aranciate, custodisce una polpa compatta, arancio intenso, che al taglio sprigiona tutta la promessa del suo sapore dolce e muschiato. È un alimento versatile e generoso: leggero e poco calorico, ricco di vitamine e antiossidanti, in grado di trasformarsi in minestre contadine, in condimenti per la pasta, in ripieni e in dolci squisiti. Ogni fetta racconta un equilibrio perfetto tra gusto e salute, un dono della natura che si rinnova ogni estate. Le sue qualità nutrizionali, riconosciute anche a livello scientifico, la rendono una vera protagonista della dieta mediterranea, un ingrediente che riesce a coniugare sapore e benessere. Conservata in maniera adeguata, la zucca lunga di Bagni può arrivare fino ai mesi invernali, mantenendo intatta la sua bontà e arricchendo la cucina anche quando l’estate è ormai lontana. Non a caso il Ministero delle Politiche Agricole l’ha inserita nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, riconoscendole un posto d’onore tra i tesori di nicchia del nostro Paese. La sua storia, come accade per i prodotti più autentici, nasce dalla semplicità e dall’ingegno dei contadini. Un tempo i campi non avevano abitazioni, ma solo baracche e pagliai dove gli uomini trascorrevano la giornata di lavoro. Proprio lì, a ridosso delle strutture, seminavano le zucche: i tralci si arrampicavano sulle coperture, i frutti maturavano protetti e freschi, pronti per essere consumati durante l’estate. Le zucche migliori venivano portate in tavola, quelle più piccole destinate agli animali. E, anno dopo anno, i contadini selezionavano i frutti più lunghi e pregiati, dando origine a una varietà unica che si è radicata esclusivamente in questo territorio. La sua fortuna superò presto i confini di Bagni: a Napoli la zucca lunga trovò un mercato vivace e affollato, dove veniva venduta e apprezzata al punto da essere chiamata “zucca lunga napoletana”. Un legame commerciale e culturale che segnò la sua diffusione e che ancora oggi la rende celebre oltre i confini locali. Ma la storia della zucca lunga di Bagni non si ferma al passato: da anni l’associazione “I Giovani della Tammorra di Bagni” lavora per proteggerne il nome e garantire al prodotto il riconoscimento che merita. Già nel 2006 organizzò un convegno con agronomi, esperti di alimentazione e autorità politiche, tutti concordi nell’affermarne il valore storico e nutrizionale. Oggi, con la registrazione del marchio presso la Camera di Commercio di Salerno e con l’iter avviato per ottenere la D.O.P. e la De.Co., la battaglia continua. L’obiettivo è chiaro: sancire il legame indissolubile tra la zucca e il suo territorio, tutelarne la tipicità, impedire che venga confusa o snaturata. Camminando tra i campi di Bagni, mentre le zucche si allungano e si gonfiano sotto il sole di fine estate, sembra quasi di udire un racconto antico, fatto di mani callose, di sudore, di viaggi verso la città, di mercati chiassosi e di ricette tramandate. La zucca lunga di Bagni non è solo un frutto, ma un ponte tra passato e futuro, tra memoria e innovazione, tra la saggezza contadina e la necessità di dare al territorio una nuova centralità economica e culturale. È ambasciatrice di un’identità che resiste al tempo, pronta a varcare i confini locali per portare ovunque non solo il suo inconfondibile sapore ma anche la storia e l’anima della sua terra.
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