Nocera Inferiore, WIP laboratorio del gusto dove olio e vino incontrano la pizza

Eccellenze italiane e filosofia slow food per un'esperienza gastronomica in continua evoluzione

Annamaria Parlato 15/11/2024 0

Nel cuore della tradizione gastronomica nocerina, WIP BURGER&PIZZA (work in progress) non è solo una pizzeria, ma un contenitore in continua evoluzione, dedicato ai sapori autentici e alla filosofia slow food. Questo locale, nato nel 2014 dalla passione dei due soci Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, esperti professionisti della ristorazione, celebra ogni giorno i prodotti locali e nazionali, con un'attenzione particolare all'olio extravergine d'oliva e al vino. WIP non offre semplicemente pizze: propone vere e proprie esperienze di gusto, in cui ogni elemento – dall'impasto alle guarnizioni, dagli oli ai vini – è scelto e preparato con estrema cura.

La filosofia Slow Food al centro

La pizzeria si ispira alla filosofia slow food, movimento nato in Italia e poi diffusosi nel mondo, che promuove il rispetto per il cibo, per chi lo produce e per l'ambiente. WIP abbraccia questi valori, scegliendo solo prodotti stagionali, preferendo ingredienti a km zero e valorizzando le eccellenze artigianali italiane. Ogni pizza è preparata con farine biologiche, ottenute da grani italiani antichi, macinati a pietra per mantenere intatte tutte le proprietà nutritive. La lunga lievitazione dell'impasto (48 ore) garantisce una pizza leggera e digeribile, che si sposa perfettamente con i condimenti raffinati selezionati con attenzione. Al forno il maestro pizzaiolo Riccardo Faiella.

Gli oli: un viaggio tra i migliori extravergine italiani

Uno dei tratti distintivi di WIP è la sua straordinaria selezione di oli extravergine d'oliva italiani. Ogni pizza può essere personalizzata con oli provenienti da diverse regioni del Centro-Sud Italia, ognuno con caratteristiche aromatiche uniche. Per gli amanti del gusto intenso, c'è l'olio pugliese, che si distingue per un sapore fruttato medio-intenso, con note di erbe fresche, pomodoro verde e, spesso, mandorla. Ha un retrogusto amarognolo e piccante, dovuto all'alto contenuto di polifenoli. L'olio campano, invece, tende a essere fruttato medio, con note erbacee, mandorla, carciofo e mela verde. Spesso risulta meno amaro e piccante rispetto agli altri oli del Sud, con un profilo gustativo rotondo e dolce.

Gli oli non sono solo un accompagnamento, ma vengono presentati in una vera e propria "carta", consultabile dai clienti per un abbinamento personalizzato. Ogni bottiglia è dotata di una descrizione dettagliata, che racconta la storia del produttore, le caratteristiche organolettiche e gli abbinamenti ideali, trasformando ogni degustazione in un momento di scoperta. Il personale di sala è pronto a consigliare l'olio perfetto per ogni pizza, guidando i clienti in un percorso sensoriale senza pari.

La cantina: un'incredibile selezione di vini italiani

La cantina è il fiore all'occhiello del locale, progettata con l'idea di offrire abbinamenti specifici per ciascuna pizza. La scelta dei vini si basa sulla ricerca di piccole cantine italiane, spesso biologiche o biodinamiche, con una particolare attenzione alle produzioni locali. La carta dei vini include etichette rinomate, ma anche vini rari che variano dalle bollicine eleganti ai rossi dai sentori intensi e corposi, anche perché WIP non è solo pizzeria ma anche ristorante con proposte classiche campane e territoriali e hamburgeria.

Ogni vino è selezionato per esaltare i sapori della pizza o di un primo piatto, dai classici abbinamenti fino alle proposte più creative. Ad esempio, per una pizza al tartufo e funghi porcini viene consigliato un Pinot Nero, capace di esaltare i sapori terrosi del tartufo senza sovrastarli; per una pizza bianca con burrata e pomodorini, invece, l'abbinamento suggerito è un Fiano, bianco del sud che aggiunge una nota fresca e armonica.

Un menù di eccellenza: ogni pizza un capolavoro

Il menù di WIP è composto da pizze classiche o rivisitate con ingredienti d'eccellenza e proposte innovative che omaggiano i sapori locali. Tra le pizze più richieste al momento c'è la "Sua Eccellenza", preparata con pomodoro pelato, mozzarella di bufala "La Tenuta Bianca", scaglie di parmigiano 36 mesi, pepe in grani e olio monocultivar di Racioppella; oppure la "Nuova Napoletana", con pomodoro San Marzano, pomodorino di Corbara, pesto di aglio orsino, origano di montagna, foglie di capperi, olio evo "La tonda del Matese" di Benedetta Cipriani. Ogni ricetta punta ad esaltare la genuinità dei prodotti italiani, cercando di bilanciare i sapori e rispettare l'identità di ogni ingrediente. Anche i salumi e i formaggi, rigorosamente DOP e IGP, provengono da produttori selezionati, che garantiscono qualità e tradizione. Da provare anche la Masè con fior di latte di Agerola, prosciutto cotto San Giovanni (Capitelli), scaglie di Grana Padano DOP, melanzane arrostite, granella di noci, olio evo bio; e la Sottobosco con fior di latte di Agerola, prosciutto crudo castagnolo, funghi porcini, scaglie di Grana Padano DOP, basilico, olio evo bio.

Non mancano opzioni vegetariane e vegane, pensate con lo stesso rigore e la stessa attenzione alla qualità. Tra le stagionali la "Dolcetto o Scherzetto" con arachidi salate in uscita e olio Pregio al peperoncino, in cottura fior di latte di Agerola, pancia magra, crema di zucca e blue di Jersey. Al primo morso, la dolcezza della zucca e la morbidezza del fior di latte accolgono il palato, mentre la pancia magra e il blue di Jersey introducono una sapidità ricca e decisa. La croccantezza delle arachidi crea una piacevole interruzione nella consistenza, offrendo una nota salata e tostata. L'olio al peperoncino chiude il boccone con un pizzico di calore che si diffonde in bocca, lasciando una piacevole sensazione persistente. Questa pizza è una danza tra dolce e salato, morbido e croccante, con il piccante dell'olio che aggiunge una dimensione di vivacità. Una creazione ideale per chi ama i contrasti ben bilanciati e i sapori decisi. Qui è possibile trovare i rinomati panettoni del "Gran Caffè Romano" di Solofra, vincitori di riconoscimenti a livello mondiale, lievitati che hanno molta richiesta durante tutto l'anno, non solo durante le festività natalizie, confermandosi prodotto di culto per gli amanti dei dolci artigianali di eccellenza.

L'atmosfera e il servizio: una pizzeria per intenditori

L'ambiente di WIP è curato nei minimi dettagli: legno naturale, luci calde e un design essenziale e accogliente creano un'atmosfera rilassante e conviviale. Ogni tavolo è impreziosito da una piccola vetrina di oli, che invita i clienti ad assaggiare e scoprire nuove sfumature di sapore. Il personale, appassionato e competente, è sempre pronto a raccontare storie e curiosità sui prodotti, creando un'esperienza unica di scoperta e condivisione.

La pizzeria organizza anche serate tematiche, come degustazioni di olio o serate di abbinamento vino-pizza, dove gli ospiti possono conoscere meglio i produttori, apprendere i segreti della degustazione e affinare il proprio palato. WIP rappresenta un'esperienza indimenticabile per chi ama la qualità, la tradizione e la filosofia slow food. Qui ogni pizza racconta una storia, celebra la ricchezza del territorio e invita i clienti a gustare e scoprire la vera essenza della "buona" cucina campana.

Non è stata selezionata alcuna galleria da visualizzare
Potrebbero interessarti anche...

Annamaria Parlato 29/07/2026

Il piccolo principe dell'Agro Nocerino-Sarnese è il Marzanino
Prima di diventare uno degli ingredienti più amati da chef, pizzaioli e appassionati di cucina, il Marzanino racconta la storia di un territorio che ha fatto del pomodoro uno dei simboli dell'identità agricola italiana. È impossibile parlare di questa piccola bacca rossa senza partire dall'Agro Nocerino-Sarnese, una vasta pianura alluvionale compresa tra le province di Salerno e Napoli, attraversata dal fiume Sarno e caratterizzata da terreni di origine vulcanica, ricchi di minerali e costantemente alimentati da una straordinaria disponibilità d'acqua. Qui, da oltre due secoli, il pomodoro non rappresenta soltanto una coltura agricola, ma un patrimonio economico, culturale e sociale, che ha contribuito a rendere questo comprensorio famoso in tutto il mondo. Se il Pomodoro San Marzano DOP è il sovrano indiscusso di questa terra, il Marzanino ne rappresenta oggi il naturale erede in cucina, capace di interpretare le esigenze della gastronomia contemporanea senza rinunciare al carattere e al sapore che solo questo territorio sa imprimere ai suoi frutti. La storia del pomodoro nell'Agro affonda le proprie radici nel XVIII secolo, quando il pomodoro, giunto dalle Americhe, trovò in questa pianura un ambiente ideale per il suo sviluppo. Secondo la tradizione, i primi semi del San Marzano arrivarono come dono del Vicereame del Perù al Regno di Napoli e furono coltivati nell'area di San Marzano sul Sarno. Al di là della leggenda, è certo che già nell'Ottocento il pomodoro aveva assunto un ruolo centrale nell'economia agricola locale. La fertilità dei terreni, l'escursione termica, il clima mite e la vicinanza del Vesuvio crearono un ecosistema irripetibile, che permise la nascita di una delle filiere conserviere più importanti d'Europa. Ancora oggi l'Agro Nocerino-Sarnese ospita aziende specializzate nella trasformazione del pomodoro esportato in ogni continente, contribuendo in maniera determinante al prestigio del Made in Italy agroalimentare. In questo contesto si è progressivamente affermato il Marzanino, spesso definito impropriamente "piccolo San Marzano". In realtà, pur appartenendo alla stessa specie botanica (Solanum lycopersicum), il Marzanino possiede caratteristiche proprie che lo distinguono nettamente dal suo celebre parente. Il nome deriva proprio dalla sua forma allungata, che richiama quella del San Marzano, ma le dimensioni sono molto più contenute. Ogni frutto pesa mediamente tra i 20 e i 40 grammi, presenta una polpa soda ma particolarmente succosa, pochi semi e una buccia sottile che durante la cottura tende quasi a scomparire. Se il San Marzano è stato selezionato soprattutto per la produzione di conserve pelate e lunghe cotture, il Marzanino nasce per offrire una resa elevata in campo, una maggiore produttività e una straordinaria versatilità in cucina. Dal punto di vista agronomico, il Marzanino beneficia delle stesse condizioni pedoclimatiche che hanno reso celebre il San Marzano. I terreni dell'Agro Nocerino-Sarnese, profondi, fertili e ricchi di potassio e microelementi derivanti dai depositi vulcanici del Vesuvio, favoriscono lo sviluppo di frutti particolarmente aromatici. La costante ventilazione proveniente dal Golfo di Napoli e dai Monti Lattari, unita alla presenza del fiume Sarno e a un clima mediterraneo con estati calde, ma non eccessivamente aride, consente una maturazione lenta e uniforme che permette al pomodoro di concentrare zuccheri, sostanze aromatiche e pigmenti naturali. La coltivazione inizia generalmente tra febbraio e marzo, quando i semi vengono posti nei semenzai protetti. Le giovani piantine, una volta raggiunti i 15 o 20 centimetri di altezza e sviluppato un apparato radicale sufficientemente robusto, vengono trapiantate nei campi tra aprile e maggio. Come tutte le varietà di pomodoro, il Marzanino necessita di esposizioni completamente soleggiate e di terreni ben drenati, ricchi di sostanza organica. Durante la crescita, le piante vengono sostenute mediante tutori e fili, tecnica indispensabile per evitare che i grappoli, spesso molto numerosi, tocchino il terreno compromettendo la qualità dei frutti. L'irrigazione è costante nelle prime fasi vegetative, mentre viene ridotta durante la maturazione per favorire la concentrazione degli zuccheri e degli aromi. La raccolta avviene generalmente da luglio fino a settembre inoltrato, spesso ancora a mano, selezionando esclusivamente i grappoli giunti al perfetto grado di maturazione. È proprio durante questa fase che il Marzanino manifesta una delle sue qualità più apprezzate: la straordinaria uniformità dei frutti. Ogni grappolo presenta pomodori omogenei per forma, colore e consistenza, caratteristica che ne facilita sia la commercializzazione sia la lavorazione industriale. La pianta, inoltre, garantisce una produttività superiore rispetto al San Marzano tradizionale, motivo per cui molti produttori dell'Agro hanno progressivamente affiancato questa coltivazione a quella storica. Dal punto di vista organolettico, il Marzanino offre un equilibrio quasi perfetto tra zuccheri e acidità. Il contenuto di solidi solubili, misurato attraverso il grado Brix, risulta generalmente elevato, conferendo al frutto una naturale dolcezza che limita la necessità di correggere il sapore durante la preparazione dei sughi. Allo stesso tempo, una delicata nota acida mantiene il gusto fresco e vivace, evitando quella sensazione eccessivamente dolciastra tipica di altre varietà. La polpa, compatta ma ricca di succo, consente di ottenere salse cremose anche con tempi di cottura molto brevi, preservando il profumo intenso del pomodoro appena raccolto. Come tutti i pomodori, anche il Marzanino rappresenta un alimento di straordinario interesse nutrizionale. Composto per oltre il 94% da acqua, apporta appena 18 Kcal ogni 100 grammi ed è quindi particolarmente indicato nelle diete equilibrate. È ricco di vitamina C, vitamina A sotto forma di beta-carotene, vitamina K, acido folico, potassio, magnesio e fibre. L'elemento più prezioso rimane tuttavia il licopene, il pigmento naturale responsabile della colorazione rossa, riconosciuto per la sua potente attività antiossidante. Numerosi studi hanno dimostrato che il licopene diventa ancora più biodisponibile dopo la cottura e in presenza di olio extravergine d'oliva, motivo per cui il tradizionale sugo di pomodoro rappresenta uno degli esempi più efficaci della perfetta sinergia nutrizionale propria della dieta mediterranea. Le qualità del Marzanino ne hanno favorito una diffusione crescente nella ristorazione. Molti chef lo preferiscono per la preparazione di salse espresse, grazie alla rapidità di cottura e alla capacità di mantenere un colore brillante anche dopo essere stato cotto. È ideale per accompagnare il pesce, valorizzare primi piatti delicati, condire pizze contemporanee, preparare pomodori confit o semplicemente essere gustato fresco nelle insalate estive. La sua dolcezza naturale permette inoltre di limitare l'aggiunta di zucchero nelle preparazioni, mentre la consistenza della polpa evita la formazione di salse eccessivamente acquose. Tra tutte le ricette della tradizione campana, nessuna riesce a valorizzare il Marzanino quanto lo Scarpariello, autentico simbolo della cucina popolare napoletana. Nato nei Quartieri Spagnoli tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, questo piatto deve il proprio nome agli scarpari, i calzolai, che, oltre a riparare scarpe, ricevevano spesso come compenso forme di formaggio da grattugiare sulla pasta. Per esaltare quel patrimonio di sapori bastavano pochi ingredienti: olio extravergine d'oliva, aglio, basilico, pomodoro fresco e un generoso mix di Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano. Oggi la maggior parte dei cuochi sceglie proprio il Marzanino per preparare questo piatto, perché durante una breve cottura i frutti rilasciano parte del loro succo, mantenendo però pezzi di polpa integri. Il risultato è una salsa cremosa, profumata e naturalmente dolce, perfetta per avvolgere formati di pasta come mezzani, ziti spezzati o paccheri. Dopo aver fatto dorare leggermente l'aglio nell'olio extravergine, si aggiungono i Marzanini tagliati a metà e si lasciano cuocere per una decina di minuti, schiacciandone delicatamente una parte con il cucchiaio. La pasta, scolata molto al dente, viene mantecata direttamente nel sugo e, lontano dal fuoco, arricchita con Parmigiano e Pecorino in parti uguali, qualche cucchiaio di acqua di cottura e abbondante basilico fresco. È una ricetta che dimostra come la qualità della materia prima sia sufficiente a creare uno dei piatti più iconici della cucina campana. Oggi il Marzanino rappresenta uno dei protagonisti della rinascita dell'orticoltura campana. Pur non possedendo il riconoscimento della DOP riservato al San Marzano, ha conquistato un ruolo centrale sia nella produzione agricola sia nell'alta ristorazione, confermando come innovazione e tradizione possano convivere senza entrare in conflitto. Il suo successo dimostra che la biodiversità dell'Agro Nocerino-Sarnese non si esaurisce nel solo San Marzano, ma continua a esprimere varietà capaci di interpretare le nuove esigenze della cucina, mantenendo saldo il legame con un territorio unico. In fondo, ogni Marzanino racchiude un frammento della storia dell'Agro: quella di una terra che, grazie alla fertilità dei suoi suoli, al lavoro dei suoi agricoltori e alla sapienza tramandata di generazione in generazione, continua a essere una delle capitali mondiali del pomodoro e uno dei luoghi in cui la cultura gastronomica italiana trova una delle sue espressioni più autentiche.
Leggi tutto

Redazione Sarno 24 17/03/2025

Pompei, al "Caupona" un menù speciale per Plinio il Vecchio e Pomponiano
Grande successo per l'evento "Alla scoperta di Plinio il Vecchio", un viaggio unico tra storia e gastronomia per rivivere l’ultima impresa di Plinio il Vecchio, comandante della prima flotta imperiale, e il suo legame con il senatore Pomponiano. La serata, impreziosita dalla presenza dell'ing. Flavio Russo, esperto di storia romana, si è tenuta presso l’archeo-ristorante Caupona di Pompei, lo scorso 14 marzo. Apertura affidata alla proiezione del documentario "79 d.C. L'ultimo comando di Plinio. Da Miseno rotta su Pompei", poi spazio all'esperienza sensoriale con il menù di Pomponiano, ispirato alla cucina dell’antica Pompei: pollo selvatico ripieno di funghi porcini, pancetta, spezie orientali e asparagi saltati con cannella, noci tostate e datteri (antipasto); zuppa di orzo, farro, cavolfiore, zafferano, erbe aromatiche e panis croccante (primo); capocollo di maiale brasato al Falerno con pepe, cumino, coriandolo, alloro, rosmarino e stufato di cicoria allo zenzero (secondo); ricotta di pecora con miele, carruba e fichi (dolce). Le portate inserite nel menù dedicato al senatore stabiese sono state ricostruite grazie al lavoro dello studioso Francesco Di Martino, patron dell’archeo-ristorante Caupona, con la collaborazione di archeologi e storici. La preparazione dei piatti, invece, è stata affidata agli executive chef Aldo Nappo, Nicola Cesarano ed Emilio Cortiglia, che hanno combinato competenze storiche e culinarie.
Leggi tutto

Annamaria Parlato 14/08/2025

Nocera Superiore, la palatella con "mpupata" è tradizione di Ferragosto
Alla vigilia del Ferragosto, la notte tra il 14 e il 15, le strade che conducono al Santuario di Materdomini si animano di pellegrini che, tra canti popolari e preghiere, onorano la Madonna Bruna, così chiamata per il colore scuro dell’icona miracolosa ritrovata grazie a una visione. La leggenda narra che, nel 1041, una contadina umile, conosciuta come Caramari, ricevette una serie di sogni in cui la Madonna le dette istruzioni precise: sotto una quercia, dove inconsapevolmente riposava, sarebbe stata nascosta la sua immagine sacra. Inizialmente scettici, i compaesani trovarono solo una cisterna vuota sotto l’albero; la donna, punita dalla Vergine, divenne cieca, ma in una nuova visione le fu mostrato un anello come prova tangibile dell’intervento divino. L’anello fu ritrovato, e scavando ulteriormente emerse un quadro perfettamente conservato della Madonna col Bambino, tra due lastre marmoree; Caramari riacquistò immediatamente la vista. Questo miracolo diede origine alla devozione alla Madonna Bruna e alla costruzione della basilica nel 1061. In questo contesto di fede e tradizione si inserisce la palatella, un filone di pane che da sempre accompagna il pellegrinaggio a Materdomini. Questo pane farcito, preparato dai forni locali, diventava così un segno tangibile di appartenenza, capace di accompagnare il cammino dei pellegrini e di riunire le famiglie in un momento di festa collettiva, dove il sacro e il profano si intrecciavano senza contraddirsi. Oggi si prepara con farina 00, acqua, lievito e sale, ma fino agli anni Cinquanta veniva realizzata con farine non raffinate, integrali e lievito madre, più rustiche e nutrienti, perfette per sostenere i camminatori lungo il tragitto. L’impasto, ancora incordato, viene fatto rilassare per 15 minuti; si procede poi alla formatura in pezzature da 250 grammi ciascuna, modellate nella tipica forma “a caramella”. Le palatelle vengono sistemate nei mastelli per una lievitazione di circa due ore, quindi infornate dopo un taglio diagonale sulla superficie, utile a favorire lo sviluppo in cottura e a donare l’aspetto caratteristico. La farcitura tradizionale con la mpupata è un inno alla cucina povera ma saporita: melanzane sott’aceto e alici di Cetara dissalate. Un abbinamento che rispetta il digiuno di carne imposto alla vigilia dell’Assunzione, ma che allo stesso tempo regala energia e gusto. La farcitura viene preparata con melanzane tagliate e bollite in acqua e aceto di vino rosso, poi strizzate e conservate sott’olio con origano, aglio e peperoncino per almeno un giorno, e alici di Cetara dissalate e messe sott’olio, a volte con un tocco di aromi. La preparazione, semplice e simbolica, consiste nell’aprire la palatella longitudinalmente, adagiarvi le alici e sovrapporre le melanzane, creando un pasto frugale ma saporito. Durante la notte del pellegrinaggio, il pane viene consumato insieme a bancarelle di “per’ e ’o musso”, vino con percoche e “mellon ’e fuoc” (anguria), tra tammorre e preghiere, evocando un'antica liturgia popolare. Ancora oggi, la palatella accompagna Ferragosto non solo a Materdomini ma anche nelle case e sulle spiagge, mantenendo viva la storia di fede, speranza e comunità che ha avuto origine nel sogno di Caramari.
Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...