"Ti Delizio", da Nocera Inferiore il salto digitale dell'enogastronomia

L’app sviluppata da Maior ADV rivoluziona il rapporto tra ristoratori e clienti

Annamaria Parlato 11/12/2025 0

La ristorazione sta vivendo una trasformazione epocale. In un mercato sempre più competitivo e digitalizzato, non bastano più la qualità del prodotto e un buon servizio in sala: oggi i clienti cercano trasparenza, immediatezza, immagini coinvolgenti, informazioni chiare sugli allergeni e un’esperienza coerente con le abitudini maturate nell’ecosistema social. L’Information Technology è diventata un alleato strategico, capace di ottimizzare i processi interni, aumentare lo scontrino medio, migliorare la comunicazione del brand e soprattutto semplificare la gestione quotidiana.

In questo scenario si inserisce "Ti Delizio", un prodotto sviluppato da Maior ADV, agenzia di comunicazione e sviluppo digitale con sede a Nocera Inferiore. Alla guida c’è Raffaele Maiorino, informatico, founder e CEO, che ha unito competenze tecniche, visione creativa e conoscenza del settore food per costruire un menù digitale progettato non solo per essere bello, ma anche funzionale e immediatamente utilizzabile dai ristoratori. Ti Delizio nasce per rispondere a un problema concreto: semplificare la gestione dei menù digitali e trasformarli in un vero strumento di marketing. Non un semplice PDF convertito online, ma un sistema evoluto che offre al locale un vantaggio competitivo reale.

Qual è la visione che ha guidato la nascita di Ti Delizio?

La visione alla base di Ti Delizio - racconta Maiorino - nasce da una necessità concreta della nostra agenzia. Gestendo diversi clienti del settore food per la parte social, ci trovavamo spesso di fronte a menu difficili da aggiornare o a strumenti digitali già acquistati dai clienti ma complessi da utilizzare. Invece di adattarci ogni volta a sistemi eterogenei e poco funzionali, abbiamo deciso di sviluppare un nostro prodotto: un menu digitale semplice, intuitivo e facilmente gestibile. In questo modo abbiamo semplificato il lavoro sia per noi sia per i nostri clienti, creando al tempo stesso un servizio commercializzabile e realmente utile al settore.

In che modo l’App utilizza la tecnologia per migliorare l’esperienza del cliente e del ristoratore?

La tecnologia interviene su due fronti. Per il cliente finale il valore principale è la qualità visiva: immagini ad alto impatto, navigazione fluida, possibilità di filtrare gli allergeni e visualizzare i prodotti in modo chiaro e accattivante. Per il ristoratore, invece, il vantaggio è la semplicità gestionale. Ti Delizio si basa su un’App nativa, installata sullo smartphone, che consente di aggiornare il menu rapidamente, senza dover accedere da computer a un sito web. Non abbiamo inventato nulla di rivoluzionario: abbiamo semplicemente ottimizzato ciò che già esiste, rendendolo più veloce, pratico e utilizzabile in autonomia.

In che modo la componente visiva e multimediale incide sulla scelta del cliente?

La componente visiva è centrale per due ragioni. Prima di tutto per un fatto culturale interno: sono un ex fotografo ed ex docente di fotografia, quindi l’attenzione alla qualità delle immagini è nel DNA dell’agenzia. Puntiamo sempre a presentare i piatti in modo naturale, ben illuminato, senza filtri e con un’estetica curata. In secondo luogo incide direttamente sulle vendite. Quando il cliente vede davvero ciò che sta ordinando, aumenta la sua sicurezza e cresce anche lo scontrino medio. Faccio un esempio concreto: uno dei nostri clienti propone una pizza con foglia d’oro da 22 euro. Descritta a parole non renderebbe; fotografata in modo professionale, invece, diventa immediatamente comprensibile e desiderabile. Molti menu digitali trascurano l’aspetto grafico, mentre noi abbiamo lavorato proprio su questo punto, rendendolo un elemento distintivo.

Quali vantaggi operativi offre Ti Delizio ai ristoranti?

I vantaggi sono molteplici. Innanzitutto, avere un’agenzia di comunicazione alle spalle garantisce assistenza costante: il cliente non viene mai lasciato solo. Poi c’è la rapidità di aggiornamento: il ristoratore può modificare il menu in tempo reale, togliere o aggiungere portate, aggiornare ingredienti o eliminare un prodotto momentaneamente esaurito. Tutto ciò migliora il servizio in sala, evita richieste non disponibili e ottimizza le performance complessive.

In che modo l’App aiuta un locale a restare competitivo in un mercato digitalizzato?

Sul fronte comunicazione, Ti Delizio è perfettamente in linea con le logiche social, soprattutto per quanto riguarda la visualizzazione dei piatti, ispirata a un’estetica tipo Instagram. Il menu può diventare uno strumento di marketing: permette di evidenziare la pizza del mese, mettere in primo piano piatti specifici, proporre prodotti personalizzati o spingere in modo mirato determinate referenze. Un semplice PDF non può offrire nulla di tutto questo. E se il cameriere non è abile nel “vendere” le portate, il menu digitale compensa questa mancanza. Il nostro target non sono i ristoranti stellati, ma pizzerie e locali da 100-150 coperti che hanno bisogno di spingere alcuni piatti più di altri.

Avete riscontrato resistenze da parte dei ristoratori nel passaggio al menu digitale?

Sì, e non solo da parte dei ristoratori ma anche dei clienti al tavolo. Spesso le soluzioni digitali in circolazione sono troppo invasive o complicate, questo genera diffidenza. Il problema principale, però, è la mancanza di consapevolezza. Molti ristoratori non percepiscono l’esigenza perché “il menu in PDF va bene così”. Non considerano che: il PDF spesso non include gli allergeni; i clienti devono zoomare; una persona anziana può avere difficoltà a leggere; il menu stampato non può essere aggiornato facilmente. La sfida è creare l’esigenza prima ancora di soddisfarla. Quando il ristoratore scopre che può inserire pop-up, valorizzare piatti speciali o gestire promozioni come la pizza del mese, allora si apre a un mondo nuovo e comprende il reale potenziale dello strumento.

Quali sviluppi futuri prevedete per Ti Delizio e per l’integrazione IT nella ristorazione?

Il nostro obiettivo principale è integrare Ti Delizio con i software gestionali. Abbiamo notato che anche aziende molto grandi del settore sono carenti sull’aspetto visivo del menu, vogliamo colmare questo gap proponendo il nostro prodotto in integrazione con i loro sistemi. Non puntiamo a sostituirci ai gestionali: vogliamo affiancarli. Stiamo già lavorando con alcuni partner e valutando soluzioni di integrazione avanzate. Un altro fronte molto interessante è il B2B: professionisti come fotografi food, grafici o consulenti possono proporre Ti Delizio ai loro clienti, creando un sistema virtuoso in cui vendono sia le foto sia l’aggiornamento del menu. Infine, l’App e il menu sono multilingue e già oggi lavoriamo con clienti fuori regione e anche all’estero. La diffusione, per ora, avviene soprattutto tramite passaparola, perché dal punto di vista commerciale siamo ancora in fase di crescita, e gli investimenti iniziali sono stati concentrati sullo sviluppo tecnico.

Ti Delizio rappresenta uno dei casi più interessanti di convergenza tra innovazione digitale e cultura gastronomica. Con un approccio pragmatico, orientato all’usabilità e supportato da una visione tecnologica solida, Maior ADV ha creato uno strumento capace di valorizzare l’identità dei locali e semplificare l’interazione con il cliente finale. In un mercato dove efficienza, immagine e rapidità d’aggiornamento fanno la differenza, Ti Delizio si impone come una soluzione agile, moderna e strategica, pronta ad accompagnare ristoratori e operatori del settore nel prossimo salto evolutivo dell’enogastronomia digitale.

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Redazione Sarno 24 21/05/2024

Debutto nell'Agro a Corbara per il progetto "Di Food in Tour"
Corbara è un Comune dalla storia millenaria, tant’è che risalgono al II secolo a.C. i primi insediamenti. Alla distruzione di Nocera (216 a.C.), ad opera di Annibale, parte della popolazione superstite si trasferisce nelle zone limitrofe, in attesa della ricostruzione della città, durata trent'anni e finanziata dal Senato di Roma per ripagare Nocera della fedeltà a Roma stessa. In questo periodo, verosimilmente, si suppone abbia preso corpo il grosso del nucleo abitativo che diventerà Corbara. I primi documenti (1010) che citano Corbara risalgono a qualche secolo antecedente l'avvento dei Longobardi e parlano di strade di collegamento, che dal paese portavano alla via Stabia, cioè all'arteria principale che univa Nocera a Castellammare. La storia di Corbara si integra inevitabilmente con quella di Nocera ed è per questo che, a seguito della seconda distruzione compiuta dai Longobardi, Nocera non rinacque più sul modello dell'urbe Romana ma come confederazione di villaggi sparsi, dotati di larga autonomia, denominata Civitas Nuceriae; la confederazione durò fino al 1806 quando, per decreto di Gioacchino Murat, vennero costituiti i Comuni. Domenica 26 maggio, dalle ore 10:00, vi sarà l’occasione, per chi vorrà visitarla, di conoscerne aspetti culturali ed enogastronomici, grazie al progetto itinerante e tutto al femminile “Di Food in Tour”, che proprio a Corbara inaugura la prima tappa dell’Agro-Nocerino-Sarnese. Dopo i saluti dell'Amministrazione comunale, rappresentata dal Sindaco, Pietro Pentangelo, dal Vicesindaco, Monica Tramparulo, dalla Consigliera con delega alle Attività Produttive, Pina Giordano, e dalla Pro Loco, che accoglieranno tutti con un caffè di benvenuto presso la Caffetteria Baci e Abbracci-S.Erasmo, si partirà dalla settecentesca Cappella di San Giuseppe, costruita ad opera della famiglia Giordano, circondata dalle tipiche abitazioni storiche, per approfondire la conoscenza del borgo, e ci si incamminerà sino all'inizio del percorso Grotta del Caprile-Chianiello-Parco Regionale dei Monti Lattari, per ammirarne le bellezze paesaggistiche e la maestosità. Corbara è il punto di partenza dei sentieri che raggiungono le pendici delle cime dei Monti Lattari. Il sentiero basso, che parte dal Borgo Sala, raggiunge prima il Chianiello di Angri e poi il Castello di Lettere. Risalendo poi le pendici, si può raggiungere la Grotta del Caprile, il Monte Cauraruso e il Sentiero 300, che è la via alta dei Monti Lattari sino al Monte Cerreto. Subito dopo questa panoramica sul territorio, si proseguirà alla volta dell'Eremo di Sant’Erasmo (prime testimonianze in atti pubblici intorno al 1581), da cui ogni anno, nel mese di luglio, si ripete la secolare tradizione della Calata dell'Angelo. Seguirà una sosta presso il Ristorante Da Salvatore, dove il menù sarà a base di ingredienti territoriali, come il famoso pomodoro corbarino, il tutto innaffiato dal famoso vino di Corbara. Dopo pranzo, ci sarà modo di visitare la storica Pasticceria Nasta, con una dolce "sortita" post-pranzo a base di specialità artigianali; l'Azienda Agricola Luigi Giordano, per apprezzare le colture locali; in conclusione di giornata un approfondimento culturale presso la Chiesa Madre di San Bartolomeo, patrono di Corbara, per i saluti di congedo. Gli atti dell'Archivio diocesano di Nocera, relativi al Sinodo, voluto dal Vescovo Pietro Strabone nel 1479, dicono che, già a quel tempo, a Corbara, esisteva una Chiesa di San Bartolomeo, tuttavia, le sue condizioni statiche ed architettoniche dovevano essere piuttosto precarie se, come risulta dalla Visita Pastorale di mons. Eusebio del 10 giugno 1526, essa viene descritta come "un'antica spelonca, diruta e non pavimentata". Nel 1587, il Sindaco Gio Angelo Giordano e moltissimi altri cittadini, attraverso una petizione rivolta al Vescovo Sulpicio Costantino, ottengono l'autorizzazione ad erigere una chiesa parrocchiale, dedicata al Santo che si festeggia ogni anno dal 20 al 27 agosto. La Vicesindaca Tramparulo ha sostenuto: “Siamo felici di ospitare questa iniziativa, che dal 2017 sta facendo conoscere la provincia di Salerno a numerosi visitatori. Accogliamo sempre con gioia queste iniziative a Corbara, perché riteniamo, come amministrazione comunale, di promuovere maggiormente il turismo, soprattutto quello dei borghi e di prossimità. Speriamo che in futuro la nostra cittadina possa diventare un esempio virtuoso sul territorio dellAgro, accogliendo visitatori di varie nazionalità, per far vivere loro esperienze coinvolgenti a 360 gradi. Complimenti alle donne e professioniste che portano avanti questo progetto, sono molto coraggiose ma d’altronde chi non si dà da fare non ottiene nulla”. Mina Felici, la Presidente del CTG Picentia, associazione che ha lanciato il format “Di Food in Tour”, ha aggiunto: “Le prenotazioni sono aperte sino a venerdì 24 maggio, invitiamo quindi tutti a compilare il modulo online sul nostro portale e a non perdere questo interessante tour alle porte di un nuovo territorio, che siamo pronte ad esplorare in lungo e in largo, come abbiamo sempre fatto ormai da sette anni a questa parte”. La vicepresidente, Annamaria Parlato, giornalista enogastronomica e direttrice di Sarno24.it, ha dichiarato: “Corbara è conosciuta per il pomodoro corbarino, che ogni chef o pizzaiolo brama per le proprie creazioni culinarie. E’ un'eccellenza che presto riceverà riconoscimenti importanti a livello di denominazioni. Anticamente, però, esistevano numerose colture, come i limoni o la vite, che si stanno pian piano recuperando. Il vino di Corbara era noto anche ai Romani, tant’è che le condizioni pedoclimatiche particolarissime e irripetibili danno vita al Cruàra, un prodotto unico. Domenica si scopriranno molte situazioni interessanti, che sicuramente incanteranno i partecipanti, desiderosi di scoprire le bellezze campane”. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo sarà media partner dell’evento.
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Annamaria Parlato 24/07/2026

Sarno incontra Ravello: Ruggiero e il gioco di squadra a "Villa La Rondinaia"
Ci sono luoghi che sembrano destinati a custodire la bellezza. Luoghi in cui il tempo rallenta, il mare si fonde con il cielo e ogni pietra racconta una storia. "Villa La Rondinaia" è uno di questi. Arroccata sul promontorio di Ravello, sospesa tra la roccia e il Mediterraneo, continua a essere uno dei luoghi più iconici della Costiera Amalfitana, capace di trasformare una cena in un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Sabato 18 luglio, la storica dimora, oggi gestita dai fratelli Di Natale, ha ospitato una nuova edizione di "Notti Sublimi", il format ideato da NEXST Restaurant che ha riunito alcuni tra i migliori interpreti dell'alta cucina campana in un percorso costruito come un racconto, dove ogni piatto è diventato una pagina da leggere con il gusto. Prima ancora che arrivassero le portate, era stata la villa stessa a conquistare gli ospiti. La Rondinaia affonda le proprie radici negli anni Venti del Novecento. Fu voluta da Lucylle Beckett, figlia di Lord Ernest William Beckett, il visionario proprietario di Villa Cimbrone, che desiderava una dimora capace di dialogare con il paesaggio senza alterarne l'armonia. Per costruirla fu necessario compiere una vera impresa ingegneristica. I muratori lavorarono per mesi sospesi nel vuoto, assicurati soltanto da corde e impalcature ancorate alla roccia, scavando la montagna e modellando la pietra direttamente sullo strapiombo. Ancora oggi gli anziani di Ravello raccontano di quei manovali che, appesi alla falesia come alpinisti, scolpivano il costone roccioso sfidando il mare e la gravità. Da quell'impresa nacque una villa che sembra letteralmente aggrappata alla montagna, proprio come un nido di rondine. Nel corso del Novecento, La Rondinaia è diventata uno dei luoghi simbolo della vita culturale della Costiera. Dopo la stagione della famiglia Beckett, il capitolo più celebre della sua storia iniziò nel 1972 con l'arrivo dello scrittore americano Gore Vidal, che la trasformò nel proprio rifugio creativo. Tra queste terrazze affacciate sul mare nacquero romanzi, saggi e sceneggiature, mentre la villa si trasformava in un salotto internazionale frequentato da artisti, scrittori, registi, musicisti e protagonisti della politica mondiale. Tennessee Williams, Andy Warhol, Rudolf Nureyev, Sting, Franco Zeffirelli, Leonard Bernstein, Paul Newman, Susan Sarandon e molti altri varcarono questo cancello, attratti da quel luogo dove cultura, libertà e bellezza convivevano senza formalismi. Oggi, quella stessa atmosfera continua a vivere, reinterpretata attraverso un'ospitalità contemporanea che ha saputo conservare intatto il fascino della dimora. Ed è proprio in questo scenario che il tramonto ha dato inizio a "Notti Sublimi". La luce dorata del sole che lentamente scompariva dietro l'orizzonte illuminava il solarium della celebre Piscina sull'Immenso, mentre le note di un pianoforte accompagnavano gli ospiti verso un aperitivo elegante e rilassato. Il bar manager e mixologist Marcello Costanzo ha aperto la serata con due cocktail studiati come il prologo e l'epilogo di un viaggio. Per lei Sunset, una raffinata composizione con sherbet ai frutti di bosco, una lacrima di Gin Palimpsest, Aperol, St-Germain, acqua ai fiori di rosa e top di Floè Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry, prodotto a Palomonte dall’imprenditore vitivinicolo Giancarlo Marena, un sorso delicatamente floreale che sembrava riflettere i colori del cielo. Per lui Fire di colore rosso fuoco, più deciso e aromatico, con Campari infuso ai frutti di bosco, Gin Palimpsest, soda homemade all'ibisco bianco e rosso, lemongrass, foglia di finger lime e top di Floè Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry, dove le note agrumate e balsamiche hanno stuzzicato il palato alle portate successive. Il raffinato food pairing è stato curato dallo chef resident Enrico Ruggiero: montanarine alla Nerano, soffici bun con spuma al tartufo, ostriche con mela verde, nigiri di tonno marinato alla soia e nodini di fiordilatte intrecciati al momento dal mastro casaro del Caseificio Aurora. Il viaggio gastronomico si è aperto con la firma di Vincenzo Russo, executive chef del Bluh Furore del Furore Grand Hotel (1 stella Michelin), autore del Festival di pomodoro e totani. Un piatto che raccontava il Mediterraneo nella sua forma più autentica. Il pomodoro si esprimeva attraverso consistenze differenti, passando dalla dolcezza alla leggera acidità, mentre i totani conservavano una consistenza tenera e carnosa, restituendo tutta la salinità del mare. Un equilibrio costruito sulla semplicità apparente di ingredienti che diventavano straordinari grazie alla tecnica. In abbinamento il Flora Sauvignon Alto Adige DOC 2022, capace di accompagnare il piatto con profumi vegetali d'ortica e fiori di sambuco e una vibrante freschezza. Con il primo piatto è entrato in scena Claudio Lanuto, executive chef del ristorante Dei Cappuccini dell'Anantara Convento Grand Hotel Amalfi, proponendo un raffinato risotto al pesto di basilico napoletano, emulsione di pizzaiola, latte di bufala e gamberi rossi. Il riso, perfettamente mantecato, risultava cremoso e avvolgente. Il basilico liberava tutta la sua intensità aromatica, mentre la pizzaiola donava una piacevole nota mediterranea. Il latte di bufala regalava morbidezza e i gamberi rossi esplodevano in una dolcezza marina, che rendeva ogni boccone sorprendente. Il Griffe Chardonnay Friuli DOC 2023 accompagnava la degustazione con eleganza, sostenendo il piatto senza mai sovrastarlo. Il cuore della serata portava naturalmente la firma del resident chef di NEXST Restaurant, Enrico Ruggiero, originario di Sarno, che ha scelto di raccontare il mare con un raffinato rombo chiodato con salsa al sedano rapa, zafferano e caviale Oscietra. La carne del rombo era soda ma delicatissima, cotta con assoluta precisione. La salsa al sedano rapa offriva una consistenza vellutata, che avvolgeva il pesce senza coprirne il sapore, mentre lo zafferano regalava profondità aromatica, un viaggio verso esotiche terre d’Oriente senza lasciare la postazione a tavola. Le perle di caviale Oscietra esplodevano al palato con la loro elegante sapidità, aggiungendo un raffinato contrasto di consistenze. Il tutto trovava il proprio equilibrio nello Stilema Fiano di Avellino DOCG Riserva 2020 di Mastroberardino, vino di straordinaria eleganza e mineralità. Prima del finale, il sorbetto al bergamotto e arancia amara ha riportato al centro gli agrumi della Costiera, pulendo il palato con una freschezza intensa e una piacevole vena amaricante. Poi è arrivato uno dei momenti più emozionanti dell'intera serata. Il pastry chef Nicola Pansa ha realizzato interamente al momento la sua celebre Delizia al Limone. Ogni dolce è stato completato davanti agli ospiti, dalla bagna del pan di Spagna fino alla nappatura finale con la crema al limone. Un gesto di alta pasticceria che ha permesso di gustare il dessert nella sua massima espressione: il pan di Spagna incredibilmente soffice assorbiva perfettamente la bagna, mentre la crema, setosa e profumata, avvolgeva il dolce con una leggerezza quasi impalpabile. Un'esecuzione impeccabile, che ha confermato ancora una volta la pasticceria Pansa come in assoluto il miglior punto di riferimento della grande tradizione dolciaria della Costiera Amalfitana. A suggellare il finale è stato Obsession, il cocktail conclusivo firmato ancora da Marcello Costanzo: Gin Palimpsest, Campari infuso ai chicchi di caffè affumicati, liquore alla ciliegia dell'Etna ed essenze orientali. Un drink profondo, elegante e persistente, capace di accompagnare il ricordo dell'intera esperienza. L'intero percorso gastronomico è stato valorizzato dagli abbinamenti selezionati da Vinoper Distribuzione e studiati dal maitre e sommelier Danilo De Maria, che ha costruito una degustazione armoniosa nella quale ogni vino ha dialogato con i piatti senza mai imporsi, esaltandone aromi, consistenze e identità. Per Enrico Ruggiero, chef resident di NEXST Restaurant, è stata un'edizione dal significato particolare. "Un onore ospitare a Villa La Rondinaia chef e professionisti di questo calibro. Riunire qui Vincenzo Russo, Claudio Lanuto, Nicola Pansa e tutte le eccellenze coinvolte significa valorizzare non solo il nostro territorio, ma anche il grande patrimonio umano della ristorazione campana. Il gioco di squadra premia sempre: quando ognuno mette il proprio talento al servizio di un progetto comune, il risultato è qualcosa che nessuno potrebbe raggiungere da solo. È questo lo spirito di Notti Sublimi". Lo chef sarnese ha poi concluso: "La cucina è certamente protagonista, ma il vero valore di questa esperienza nasce dall'incontro tra il luogo, il paesaggio, le persone e il lavoro di squadra. Villa La Rondinaia possiede un'anima straordinaria, cucinare qui significa assumersi la responsabilità di rispettarne la storia e trasformarla, per una sera, in emozione". Forse è proprio questo il segreto di Notti Sublimi. Non limitarsi a servire grandi piatti, ma costruire un ricordo. In una villa che continua a custodire il fascino delle sue origini, dove un tempo gli operai edili sfidavano il vuoto per darle forma, e dove Gore Vidal immaginava il mondo osservando il Mediterraneo, l'alta cucina è diventata ancora una volta il linguaggio con cui raccontare la bellezza della Costiera Amalfitana.
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Annamaria Parlato 15/05/2025

Nocera Inferiore, da WIP si incontrano il Primitivo di Bello e la pizza d'autore
Martedì 13 maggio, la Pizzeria WIP di Nocera Inferiore ha ospitato "Sorsi e Morsi", una serata-evento intensa e raffinata che ha visto protagonista il winemaker Ciro Bello, titolare della Cantina Bello di Albanella, affiancato dal sommelier Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico, fondatore di Identità Mediterranea e miglior sommelier dell'anno al Merano WineFestival. Ad impreziosire il racconto e la degustazione, gli interventi tecnici dei giornalisti de Il Mattino Annibale Discepolo e Nello Ferrigno, che hanno commentato con competenza vini e piatti. In sala, oltre a tanti cronisti di settore e produttori dell'Agro di nota fama, anche la consigliera comunale di Nocera Inferiore, Carmen Granato, e il sindaco di San Valentino Torio, Michele Strianese, testimoni di un evento che ha saputo unire sapore, racconto e appartenenza. La Cantina Bello, realtà vitivinicola della provincia di Salerno, è nata da un desiderio profondo di mettersi in gioco e dare forma a una passione autentica per la terra. «Il vino - racconta Ciro Bello - è sempre stato, per me, un modo per esprimere quello che sento, le mie origini, la mia famiglia. Ogni nome ha un significato preciso: Amemí è l’espressione che usiamo quando qualcosa ci piace davvero, è stupore, è godimento. Gianpié prende il nome da contrada Gianpietro, la zona di Albanella dove cresco le mie uve. Manumea, invece, è un ricordo tenero: mia nonna lo diceva ogni volta che qualcosa non le convinceva, come a dire “se l’avessi fatto io con le mie mani, sarebbe venuto meglio”». I tre vini della serata – Amemí Rosato Colli di Salerno Igt 2024, Gianpié Seibar Spumante Charmat Brut Rosé 2024 e Manumea Primitivo Colli di Salerno Igt 2023 – hanno tracciato un itinerario emozionale e sensoriale attraverso piatti pensati per esaltarne i profumi, la struttura e l’identità. Il viaggio è cominciato con Amemí, rosato da uve Primitivo, dalla beva fresca e fruttata, riflessi aranciati con nuance ambrate, che ha accompagnato con equilibrio e vivacità gli antipasti creati dallo chef Rega e dal pizzaiolo Faiella. La Scaruella, con impasto ai cereali e farcitura di scarola riccia, pancetta casertana, pomodori al forno e polvere di olive nere, ha trovato nel rosato il partner ideale, capace di equilibrare sapidità e note erbacee. La Favetta, dominata da crema di fave e guanciale, ha trovato contrasto e brio nell'acidità del vino. Il terzo assaggio, con impasto alla Curcuma, caprino Pucciarelli e pomodorino candito di Corbara, ha danzato con i profumi floreali e fruttati dell’Amemí, amplificandone l’eleganza. Il primo piatto, un Carnaroli di Sibari alle fragole sfumato con Gianpié Seibar e mantecato al Parmigiano 36 mesi con mentuccia, ha celebrato lo spumante Charmat Brut Rosé in tutta la sua energia eclettica. Un vino che, come il rosato Amemí, ha rivelato caratteristiche androgine: molto femminili nell’abito – con le sue delicate sfumature rosa cerasuolo – ma decisamente più virili al sorso, grazie a una struttura viva e una spalla acida decisa. Il Gianpié Seibar ha esaltato le fragole del risotto, evocando aromi di caramelle gelée alla frutta, accenni di gomma big-babol e richiami quasi infantili e pop, senza mai perdere eleganza. Un gioco sottile tra nostalgia, freschezza e verticalità. Anche Amemí, nel suo slancio aromatico, ha giocato sullo stesso dualismo: delicato al naso, con profumi di frutti rossi, petali di rosa e cedrangolo, ma sorprendentemente deciso in bocca, con una vena sapida e succulenta che ne ha fatto un ottimo compagno degli antipasti più strutturati e saporiti. Il protagonista assoluto è stato il Manumea Primitivo Colli di Salerno Igt 2023, 15°, in abbinamento a uno stracotto di manzo cucinato lentamente con alloro, primitivo e pepe di Sichuan. Un vino profondo, ricco di tannini maturi e aromi di ciliegia nera, prugna secca, pepe nero e cacao amaro. Il sorso ha mostrato tutta la forza del Primitivo, vitigno a bacca nera fra i più antichi del Mediterraneo, arrivato in Campania circa un secolo fa grazie al Conte Falco, che portò nel casertano le barbatelle di Primitivo di Gioia del Colle. Il suo nome deriva dal fatto che le sue uve maturano presto – primo, appunto – e la sua esuberanza alcolica lo ha reso storicamente protagonista dei tagli in blend con vini più leggeri. Oggi, vinificato in purezza, si è mostrato in tutto il suo carattere: generoso, caldo, appassionato, come la terra rossa da cui nasce. In chiusura, una Pastiera di grano classica ha sigillato il racconto con le sue note agrumate, floreali e burrose. I profumi di fiori d’arancio, i sentori di grano cotto nel latte e la cremosità della ricotta hanno evocato la memoria del Sud più autentico. Accanto, un gelato al latte di bufala dal gusto pieno e rotondo ha aggiunto una nota lattica e fresca, in perfetto contrasto con la dolcezza avvolgente del dolce. Una chiusura di armonia, tradizione e poesia. "WIP è nato per essere un laboratorio di idee - affermano i titolari Domenico Fortino e Lorenzo Oliva - dove la pizza incontra il territorio e il racconto del gusto si fa esperienza viva. Serate come questa dimostrano quanto sia potente il linguaggio del vino quando viene messo in relazione autentica con la cucina e con chi la vive". Il pubblico, partecipe e divertito, ha seguito con interesse ogni racconto, ogni nota olfattiva, ogni suggestione gastronomica. Ha lasciato la serata con il sorriso sulle labbra e un bagaglio arricchito di nuove conoscenze, sensazioni e storie da ricordare, portando a casa un piccolo pezzo di Campania da narrare a sua volta. "Sorsi e Morsi" si è confermato così un format capace di raccontare il territorio con autenticità, dove ogni bicchiere è un luogo e ogni piatto una storia da ascoltare, tra le vigne di Albanella e l’ombra dei templi di Paestum.
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