Belmattino, rivoluzione degli sfogliati ad Angri: la viennoiserie "campana"

Dal Pan Suisse alla Nerano al pain au chocolat, fino alla parmigiana racchiusa in un impasto sfogliato

Annamaria Parlato 19/09/2026 0

Ci sono pasticceri che hanno costruito la propria identità intorno a un prodotto e altri che, proprio quando quel prodotto ha raggiunto un livello di riconoscibilità importante, decidono di rimettersi in gioco. È quello che sta accadendo ad Angri, nel laboratorio di Anna Belmattino, dove la cultura dei grandi lievitati si sta progressivamente aprendo a un altro universo della panificazione: quello delle viennoiserie.

Un termine che negli ultimi anni è entrato sempre più spesso nel vocabolario della pasticceria contemporanea e che identifica una famiglia di prodotti da forno di origine e tradizione mitteleuropea, successivamente sviluppatasi e affermatasi soprattutto in Francia. Il nome deriva dal francese viennois, cioè «viennese», e richiama proprio l'influenza esercitata dalla tradizione dei fornai di Vienna sulla cultura della boulangerie francese. Tra i prodotti più conosciuti ci sono il croissant, il pain au chocolat, il pain suisse e le danesi, preparazioni che hanno conquistato le colazioni di tutto il mondo e che oggi rappresentano un vero terreno di confronto per i professionisti dell'arte bianca.

A distinguerle sono gli impasti arricchiti con burro, latte, uova e zucchero e, nel caso degli sfogliati, la particolare lavorazione che consente di ottenere una successione di strati sottili, friabili e fragranti. La laminazione, cioè la sovrapposizione di strati di impasto e burro attraverso una serie di pieghe, è una delle fasi più delicate dell'intero processo. La temperatura degli ingredienti, i tempi di riposo, la forza della farina, la lievitazione e la cottura devono essere gestiti con estrema precisione. Basta una variazione anche minima per compromettere la struttura della sfoglia, la sua alveolatura o l'equilibrio tra croccantezza e morbidezza.

È proprio in questa complessità che Anna Belmattino ha scelto di misurarsi, portando nel suo laboratorio di Angri l'esperienza maturata nel mondo dei grandi lievitati e mettendola al servizio di una nuova ricerca. Il panettone, che ha contribuito a definire il suo percorso professionale, non rappresenta più l'unico orizzonte della sua produzione. La lievitista sta esplorando nuove forme, nuovi impasti e soprattutto nuove possibilità di abbinamento, con l'obiettivo di trasformare la viennoiserie in uno strumento capace di raccontare anche i sapori della Campania. A raccontare questa fase del suo lavoro è la stessa Anna, che, attraverso una serie di assaggi, presenta le creazioni alle quali sta lavorando, alternando proposte dolci e salate e soffermandosi sui dettagli che fanno la differenza. Il suo entusiasmo è evidente, come l'attenzione con cui osserva ogni risultato: la riuscita di un prodotto non si misura soltanto dall'aspetto, ma soprattutto dalla consistenza, dalla qualità della sfoglia e dall'equilibrio tra impasto e farcitura. Una meticolosità che appartiene a chi considera la sperimentazione un processo fatto di prove, correzioni e verifiche continue.

Tra le proposte più originali c'è il Pan Suisse ispirato alla Nerano, una viennoiserie salata nella quale la tradizione francese incontra uno dei sapori più riconoscibili della cucina campana. "Da Marina del Cantone non me ne voglio proprio andare", racconta Anna, presentando il prodotto, nel quale ha racchiuso Provolone del Monaco e zucchine fritte, trasformando gli ingredienti simbolo della celebre preparazione della Costiera in un ripieno da gustare all'interno di uno "scrigno di sfoglia salata". La ricerca prosegue con il Pan Aubergine, una rivisitazione salata del pain au chocolat che nasce da un'idea tanto semplice quanto audace: trasformare la parmigiana di melanzane in uno street food sfogliato. "Ho fatto la parmigiana street food", spiega Anna, presentando la sua creazione, realizzata con un impasto di viennoiserie salata. La struttura di riferimento è quella del classico pain au chocolat, il prodotto francese dalla caratteristica forma rettangolare, tradizionalmente farcito con tavolette di cioccolato. Nel laboratorio di Anna, però, le tavolette dolci lasciano il posto a "tavolette di parmigiana", dando vita a dei roll nei quali l'impasto sfogliato accoglie il gusto pieno e mediterraneo della preparazione italiana. Anna evoca anche la parmigiana di Nonna Terri, riportando la preparazione a quella dimensione familiare e affettiva che accompagna molte ricette della tradizione.

Poi arriva il momento dell'assaggio, quello in cui la tecnica deve lasciare spazio alla percezione. "Ma lo sentite il crunch? È la perfezione!", esclama, sottolineando la croccantezza della sfoglia. Quel crunch, termine scherzoso che richiama la consistenza croccante del prodotto, è in realtà uno degli elementi che più raccontano la riuscita di una viennoiserie: la sfoglia deve essere friabile, ben stratificata e sufficientemente resistente da contenere il ripieno senza perdere la propria identità. È nel morso che si verifica il lavoro svolto in laboratorio, ed è proprio su questo riscontro concreto che Anna costruisce la propria ricerca.

Accanto alle interpretazioni salate, il laboratorio sta sviluppando anche una selezione di viennoiserie dolci, con l'intento di proporre una colazione più articolata, capace di andare oltre il tradizionale cornetto. "Se il mattino ha l’oro in bocca è il Belmattino", scherza Anna, giocando con il proprio nome, mentre mostra una serie di prodotti che testimoniano la varietà delle sue sperimentazioni. Sul banco compaiono il Pan Cioccolato, una brioche all'italiana farcita con gocce di cioccolato, il Pan Suisse, una treccina con crema e ciliegie, e una danese con mandorle e pesca. La danese, in particolare, gioca sull'incontro tra la componente croccante della frutta secca e la dolcezza della frutta, mentre la treccina con crema e ciliegie punta su un abbinamento più goloso, nel quale la farcitura diventa parte integrante dell'esperienza al palato.

Il lavoro di Anna, però, non si ferma alle ricette più conosciute. Tra le creazioni presentate c'è anche una brioche al cioccolato e nocciola, rilaminata con ritagli di cornetto. "Un'altra chicchetta che mi è venuta fuori è stata questa", racconta mostrando il prodotto, nato da una lavorazione che recupera parti di impasto e le sottopone a una nuova laminazione. Il risultato, ammette Anna, è "un prodottino super carino". Nel laboratorio di Anna Belmattino, la sperimentazione sembra procedere proprio in questa direzione: osservare, provare, recuperare, modificare e assaggiare, fino a individuare la combinazione giusta. Il passaggio dal panettone alla viennoiserie, per Anna, non rappresenta quindi un cambio di direzione, ma un ampliamento naturale del proprio campo di ricerca. Se i grandi lievitati richiedono una gestione rigorosa del lievito madre, delle fermentazioni e della struttura dell'impasto, gli sfogliati impongono un controllo altrettanto preciso della laminazione, della temperatura del burro e dei tempi di lievitazione. È questo patrimonio di conoscenze che Anna sta trasferendo nelle sue nuove creazioni, cercando un equilibrio tra la tradizione francese e la cultura gastronomica campana.

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Annamaria Parlato 27/09/2024

"Arrevuoto" a Pagani coi panini Puok e i cocktail Cinquanta Spirito Italiano
Non è bastato molto per raggiungere il pienone in Via Trento a Pagani, giusto il tempo di promuovere un post sui social e dai giochi si è passati ai fatti. I due soci, Alfonso Califano e Natale Palmieri, hanno ben pensato di ospitare il noto Egidio Cerrone, il re dei panini in stile napo-americano, per tre sere nel loro fashion-bar paganese, tra i migliori al mondo nella mixology (candidatura Best International Bar Team per gli Spirited Awards Tales of the Cocktail), abbinando a tre panini di punta di Puok altrettanti cocktail tratti dal nuovo menù dei drink (“Baropoli”), in cui ad essere esaltato è proprio il settore agroalimentare. Stasera è l’ultima occasione per provare a cena un'adrenalinica corsa nel foodporn di stampo partenopeo sulle montagne russe del piacere alcoolico. Nel menù curato da Ingordo, alias Alessandro Tipaldi, ci sono anche sfizi iniziali a base di straccetti di pollo homemade o patatine classiche e non mancano i dolci come la pizza di gallette e il tiramisù. I panini portati da Egidio in persona a Pagani, e preparati dal suo team di giovanissimi cuochi nelle cucine del Cinquanta, sono: lo Smashed One, un panino storico con doppio hamburger del peso di 200 gr. a cottura “smashing” (la carne macinata viene pressata o "schiacciata" direttamente sulla piastra o sulla griglia durante la cottura), emmental fuso, doppio bacon croccante e salsa segreta; il CheeseBurger Sbagliato, nato nel 2023, con provola impanata nei cornflakes e fritta, bacon croccante, salsa puok e chili di carne senza fagioli; Genovese Astrospaziale, con pulled di manzo alla genovese, caciocavallo alla piastra, cipolle infarinate e fritte e maionese alla genovese, ideato a gennaio 2024 e il cui incasso dei primi quattro giorni di vendite (5000 euro) è stato devoluto per il recupero del cimitero delle Fontanelle a Napoli. A questi panini si abbinano: Gin Tonic con gin, peperoncino dolce e acqua tonica; Tulipomania con rum, St.Germain e miele di frutta; Gimlet con vodka e gazpacho di frutta e verdura. I panini di Puok&Med sono diventati un'icona dello street food napoletano, grazie all'originalità e alla qualità degli ingredienti utilizzati. Creati da Egidio Cerrone, in seguito ad un’idea nata nel 2016 e sfociata poi nell’apertura di due punti vendita (Vomero e Spaccanapoli), conosciuta come Puok, avevano alla base un progetto di food blogging per poi evolversi in veri e propri punti di ristorazione. Questi panini combinano sapori tradizionali e ingredienti locali con un tocco di modernità, creando abbinamenti gustosi e sorprendenti. Alcuni degli ingredienti chiave nei panini di Puok includono carne succulenta (polpette, porchetta, hamburger di alta qualità) e condimenti tipici della cucina napoletana (friarielli, melanzane, provola affumicata, salsa di pomodoro). L'idea è quella di reinterpretare i sapori del territorio in chiave USA, con porzioni abbondanti e un'estetica che attiri l'attenzione, perché si sa che l’occhio vuole sempre la sua parte. Ogni panino ha una sua identità, spesso con nomi accattivanti, e viene preparato con grande cura, unendo la tradizione della cucina campana con un concetto contemporaneo di street food. Se a tutto questo, colorato di arancione, aggiungiamo l’estro e l’originalità nel miscelare del Cinquanta allora avremo un’Orange GangBang o meglio, come dicono a Pagani, un “arrevuoto”, cioè un particolare fermento gastronomico di persone che, incuriosite, approfitteranno dell’occasione unica per degustare questi panini nella provincia salernitana. Non resta che affrettarsi sia in modalità asporto che ai tavoli, questo è l’arancione che piace!
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Annamaria Parlato 31/07/2024

Le dolcissime "nettarine bianche" nocerine sono alleate della prova costume
Il pesco è una pianta fruttifera appartenente alla famiglia delle Rosacee. Ha mole modesta, raggiunge al massimo i 4 metri d’altezza: ha rami divaricati e foglie lanceolate, seghettate e con breve picciolo, di colore verde più o meno chiaro. I fiori hanno 5 petali rosei e numerosissimi stami. I frutti o pesche sono drupe, di solito sferoidali, suddivise in superficie in due metà, quasi simmetriche, da un solco laterale che va dalla cavità peduncolare all’apice, quest’ultimo in alcune varietà umbonato: molto variabili, secondo le cultivar, appaiono inoltre la grossezza del frutto, il suo colorito, la fragranza della polpa. Le pesche, di sapore gustoso e profumo gradevole, sono apprezzate sia fresche che secche, in sciroppi, in confetture o candite. In Italia, dove la coltivazione delle pesche è favorita dal clima e dalla natura del terreno di alcune regioni, si pratica questo tipo di coltura sin dall’antichità. Per l'arrivo delle pesche nella zona mediterranea si deve ringraziare Alessandro Magno. È stato lui, infatti, a portarle a Roma: ne era rimasto colpito mentre visitava i giardini di Dario III in Persia. I Romani per primi furono grandi consumatori di pesche, trasportandole dalla Persia nel 50 a.C.; in realtà, il pesco è originario della Cina, dove cresce spontaneo. Le pesche sono il simbolo della stagione estiva, annoverano molte proprietà benefiche, sono alleate della forma fisica, per arrivare in piena forma alla prova costume. Oltre ad essere ipocaloriche e del tutto prive di grassi, hanno proprietà antiossidanti. Ne esistono diverse varietà: si va dalla pesca gialla a quella bianca, dalla tabacchiera alla nocepesca: maturano dalla fine di maggio alla fine di settembre. Nel territorio nocerino, in zona Starza, sono famose le nettarine bianche, caratterizzate dalla buccia liscia di color crema, tendente al verdognolo, senza la peluria tipica delle pesche comuni, e dalla polpa candida. Hanno un sapore dolce, aromatico e delicato e la polpa è morbida e succosa, ideale per essere consumata fresca. Richiedono tanta manodopera perché sono molto delicate, anche se la richiesta sul mercato è vastissima poiché si tratta di un prodotto di gran pregio. Tra esondazioni dei torrenti circostanti e la cementificazione, i suoli per la coltivazione si tanno riducendo sempre più, tant’è che i frutti rischiano l’estinzione. Le nettarine possono essere mangiate da sole o in macedonia. Utilizzate in pasticceria per aromatizzare torte e semifreddi, sono ideali nella realizzazione di sorbetti e gelati. Nei piatti salati diventano un originale antipasto, ma rendono raffinati anche risotti e primi piatti di pasta ripiena. Se abbinate alle carni, soprattutto al maiale, regalano un tocco di freschezza e colore. Le pesche sono un ottimo alleato della circolazione e aiutano ad eliminare il mal di testa. Essendo ricche di acqua e fibre, sono indispensabili nelle diete ipocaloriche, in quanto hanno un’elevata capacità di stoppare la fame e saziare. Il colore della pesca ha ispirato molti pittori: si trovano pesche mature nei quadri di Caravaggio (1592), Monet (1866), Renoir (1880) e Van Gogh (1888).
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Annamaria Parlato 14/02/2025

San Valentino Torio, polpette di carote per la festa degli innamorati
San Valentino Torio, piccolo comune dell'Agro nocerino-sarnese, porta nel suo nome il legame con il santo degli innamorati. San Valentino, vescovo di Terni, vissuto nel III secolo d.C., è noto per essere il protettore degli innamorati. Secondo la leggenda, benedisse l'unione tra una giovane cristiana e un legionario pagano, sfidando le rigide leggi dell'epoca. Il suo martirio avvenne il 14 febbraio del 273 d.C., data in cui oggi si celebra la festa dell'amore in tutto il mondo. La cittadina invece, ad economia prevalentemente agricola, assunse la denominazione attuale solo nel 1863, quando, per Decreto Regio del 22 gennaio, le si diede l’appellativo Torio per distinguerlo da San Valentino in Abruzzo Citeriore. E’ dal 1963 che a San Valentino Torio viene custodita gelosamente una reliquia del Santo di Terni (braccio destro) in una teca d’argento del XVI, donata dai duchi Capece Minutolo alla chiesa di San Giacomo, ubicata proprio nel centro cittadino. La Festa degli innamorati venne istituita nel 496 da Papa Gelasio, per abolire il rito pagano delle “Lupercalia”, che si svolgeva in onore del dio Fauno (in latino Lupercus), protettore del gregge ovino e caprino dall'attacco dei lupi. L’accezione romantico-cortese della festa si ebbe nel Medioevo, forse grazie al circolo dei letterati che ruotavano attorno al poeta-scrittore Geoffrey Chauer. Alla fine del VII secolo, ai monaci benedettini venne affidata la custodia della Basilica di San Valentino da Terni e quindi la festività si diffuse nei monasteri soprattutto tra Francia e Gran Bretagna. Solo nel XIX secolo si è avuta una commercializzazione ed industrializzazione della Festa, con la produzione di gadget e dei famosissimi biglietti d’auguri, nelle più svariate forme, i cosiddetti valentine. Ritornando al Comune della provincia di Salerno, il 15-16 febbraio, in Piazza Spera, ritornerà la famosa "Sagra d'a purpetta 'e Pastenaca" (42esima edizione), cioè delle polpette di carota, preparate perfino nella versione senza glutine e senza lattosio, per coloro i quali avessero intolleranze alimentari. L’Azione Cattolica della parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo, nei giorni della festa del patrono, offrirà ai cittadini di San Valentino e dei paesi limitrofi la possibilità di degustare questa prelibatezza della tradizione gastronomica. La ricetta è antica e fu donata dalla sig.ra Ida Rosa. Tra le molteplici eccellenze del settore agricolo, come i cipollotti o i pomodori San Marzano, la carota cresce in maniera spontanea nei terreni di San Valentino Torio, ricca di proprietà benefiche per l’organismo, come le vitamine C, D, E, B2, B6 e i sali minerali. Si suggerisce qui la ricetta delle gustosissime polpettine, per chi volesse cimentarsi a rifarle in casa, magari presentandole come secondo piatto per il menù della Festa di San Valentino. Ingredienti per 8/10 persone: 1kg di carote dell’Agro nocerino-sarnese, 1kg di pane del tipo cafone napoletano, 6 uova, gr 300 di Pecorino Romano grattugiato, prezzemolo, pepe e sale q.b. Esecuzione: il giorno prima di preparare le polpette, lessate le carote. Una volta fatto, si lasciano in un colapasta fino al giorno dopo per farle asciugare, privandole dell’acqua. In una ciotola di vetro, unite le carote (tritate o sminuzzate) alla mollica di pane non bagnata, alle uova, al formaggio pecorino, al pepe, al sale e al prezzemolo. Impastate e formate delle polpette di media grandezza. Friggetele in olio abbondante, tamponatele su carta assorbente e servitele calde. In abbinamento a questo piatto si consiglia un vino di origini siciliane, come l’Etna bianco, dal sapore fresco e secco, con una gradazione di 11,5%, o un Muller Thurgau, di origine trentina, dal sapore asciutto e fruttato, con una gradazione di 11%. San Valentino Torio, con la sua storia e le sue tradizioni, dimostra che l’amore non passa solo attraverso le parole, ma anche attraverso i sapori che raccontano una terra e la sua gente. Le polpette di carota sono un piccolo tesoro gastronomico che merita di essere riscoperto e celebrato, oggi come ieri.
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