"Arrevuoto" a Pagani coi panini Puok e i cocktail Cinquanta Spirito Italiano

Tre serate di sold out e la folle idea di Califano, Palmieri e Cerrone per una "Orange GangBang"

Annamaria Parlato 27/09/2024 0

Non è bastato molto per raggiungere il pienone in Via Trento a Pagani, giusto il tempo di promuovere un post sui social e dai giochi si è passati ai fatti. I due soci, Alfonso Califano e Natale Palmieri, hanno ben pensato di ospitare il noto Egidio Cerrone, il re dei panini in stile napo-americano, per tre sere nel loro fashion-bar paganese, tra i migliori al mondo nella mixology (candidatura Best International Bar Team per gli Spirited Awards Tales of the Cocktail), abbinando a tre panini di punta di Puok altrettanti cocktail tratti dal nuovo menù dei drink (“Baropoli”), in cui ad essere esaltato è proprio il settore agroalimentare.

Stasera è l’ultima occasione per provare a cena un'adrenalinica corsa nel foodporn di stampo partenopeo sulle montagne russe del piacere alcoolico. Nel menù curato da Ingordo, alias Alessandro Tipaldi, ci sono anche sfizi iniziali a base di straccetti di pollo homemade o patatine classiche e non mancano i dolci come la pizza di gallette e il tiramisù.

I panini portati da Egidio in persona a Pagani, e preparati dal suo team di giovanissimi cuochi nelle cucine del Cinquanta, sono: lo Smashed One, un panino storico con doppio hamburger del peso di 200 gr. a cottura “smashing” (la carne macinata viene pressata o "schiacciata" direttamente sulla piastra o sulla griglia durante la cottura), emmental fuso, doppio bacon croccante e salsa segreta; il CheeseBurger Sbagliato, nato nel 2023, con provola impanata nei cornflakes e fritta, bacon croccante, salsa puok e chili di carne senza fagioli; Genovese Astrospaziale, con pulled di manzo alla genovese, caciocavallo alla piastra, cipolle infarinate e fritte e maionese alla genovese, ideato a gennaio 2024 e il cui incasso dei primi quattro giorni di vendite (5000 euro) è stato devoluto per il recupero del cimitero delle Fontanelle a Napoli. A questi panini si abbinano: Gin Tonic con gin, peperoncino dolce e acqua tonica; Tulipomania con rum, St.Germain e miele di frutta; Gimlet con vodka e gazpacho di frutta e verdura.

I panini di Puok&Med sono diventati un'icona dello street food napoletano, grazie all'originalità e alla qualità degli ingredienti utilizzati. Creati da Egidio Cerrone, in seguito ad un’idea nata nel 2016 e sfociata poi nell’apertura di due punti vendita (Vomero e Spaccanapoli), conosciuta come Puok, avevano alla base un progetto di food blogging per poi evolversi in veri e propri punti di ristorazione. Questi panini combinano sapori tradizionali e ingredienti locali con un tocco di modernità, creando abbinamenti gustosi e sorprendenti.

Alcuni degli ingredienti chiave nei panini di Puok includono carne succulenta (polpette, porchetta, hamburger di alta qualità) e condimenti tipici della cucina napoletana (friarielli, melanzane, provola affumicata, salsa di pomodoro). L'idea è quella di reinterpretare i sapori del territorio in chiave USA, con porzioni abbondanti e un'estetica che attiri l'attenzione, perché si sa che l’occhio vuole sempre la sua parte.

Ogni panino ha una sua identità, spesso con nomi accattivanti, e viene preparato con grande cura, unendo la tradizione della cucina campana con un concetto contemporaneo di street food. Se a tutto questo, colorato di arancione, aggiungiamo l’estro e l’originalità nel miscelare del Cinquanta allora avremo un’Orange GangBang o meglio, come dicono a Pagani, un “arrevuoto”, cioè un particolare fermento gastronomico di persone che, incuriosite, approfitteranno dell’occasione unica per degustare questi panini nella provincia salernitana. Non resta che affrettarsi sia in modalità asporto che ai tavoli, questo è l’arancione che piace!

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Annamaria Parlato 17/08/2026

"Cinquanta con Vista", il rito dell'aperitivo estivo da Pagani a Maiori
L’estate ha il suo rituale più conviviale quando il giorno comincia a cedere il passo alla sera: è l’ora dell’aperitivo, quel momento in cui il tempo rallenta, si sta insieme e il piacere di un buon drink si mescola alla bellezza del luogo. Un rito che negli ultimi anni ha cambiato pelle, ha conquistato soprattutto le nuove generazioni e si è trasformato, nelle più belle località turistiche italiane, in una vera esperienza da vivere. Cocktail, cucina, musica, tramonto e panorama si sono così trasformati negli ingredienti di un appuntamento che non è stato più soltanto il preludio alla cena, ma una destinazione in sé. Il fenomeno dei rooftop, dei cocktail bar vista mare e degli aperitivi accompagnati dalla musica ha ormai conquistato l’estate italiana e anche la Costiera Amalfitana non è rimasta fuori da questa tendenza. A Maiori, sulla terrazza dell’Hotel Club Due Torri, il progetto "Cinquanta con Vista" ha portato questo nuovo modo di interpretare l’aperitivo in uno degli scenari più suggestivi della Divina. Un temporary estivo nato dalla collaborazione con Cinquanta - Spirito Italiano, realtà di Pagani diventata un riferimento per la mixology campana, insieme allo staff dell’hotel, al bar manager Davide Mammato, al barman Alfonso Apicella e alla loro squadra. La terrazza si è trasformata così nel luogo ideale per celebrare quello che è diventato il nuovo "mood" estivo: il tramonto ha fatto da appuntamento, il cocktail è stato protagonista, il cibo è diventato compagno di viaggio e la musica ha fatto da colonna sonora. Il dj set ha accompagnato il passaggio dalla luce del giorno alla sera, mentre la vista sul mare della Costiera ha trasformato il semplice aperitivo in un’esperienza immersiva. La drink list ha seguito la filosofia di Cinquanta, mettendo insieme grandi classici e signature che hanno raccontato, attraverso ingredienti e tecniche, una precisa idea di estate italiana. Il percorso di degustazione ha attraversato proprio queste due anime, partendo da un grande classico internazionale per arrivare progressivamente alle interpretazioni più contemporanee. Il viaggio è partito dal Bloody Mary, cocktail dalla storia lunga e ancora oggi in parte discussa. La sua nascita è stata tradizionalmente ricondotta agli anni Venti del Novecento e al mondo dei cocktail bar di Parigi, con Harry’s New York Bar spesso indicato tra i luoghi legati alla sua prima affermazione. Anche sull’origine del nome e sulla paternità sono state tramandate diverse versioni, ma il drink è diventato nel tempo uno dei simboli dell’aperitivo internazionale, grazie alla sua natura quasi gastronomica. A Cinquanta con Vista è stata proposta una versione realizzata con Grey Goose Vodka e pomodoro della nonna. Il pomodoro ha portato freschezza, acidità e una naturale componente sapida, mentre la vodka ha lasciato spazio all’ingrediente principale. Una foglia di basilico come garnish ed il sorso è risultato fresco, deciso e quasi gastronomico, preparando il palato alla parte food. Dal classico si è passati quindi al primo signature, il Sarchiapone, preparato con Limoncello Nazionale, tè nero e agrumi. Il registro è cambiato completamente: il limoncello ha portato una dolcezza agrumata e il profumo intenso del limone, il tè nero ha aggiunto profondità e una sfumatura leggermente tannica, mentre gli agrumi hanno completato il sorso con una vibrazione fresca e luminosa. Ne è nato un cocktail dinamico, nel quale dolcezza, acidità e aromaticità si sono rincorse sorso dopo sorso. Questo sicuramente ha rappresentato e rappresenta l’estate 2026. Il viaggio è proseguito con il Watermelon Fizz, preparato con Ruta Maya Cocolime, Santa Teresa Rum, anguria e soda Galvanina. L’anguria ha regalato una sensazione fresca, succosa e immediatamente estiva, mentre il rum ha introdotto una componente più morbida e tropicale. La soda ha alleggerito il cocktail, lasciando il palato pulito e una piacevole sensazione dissetante. È stato il drink che più di tutti ha restituito la leggerezza del tramonto sulla terrazza. A chiudere il percorso è stato il Pornostar Martini, cocktail relativamente giovane ma diventato in pochi decenni uno dei drink più riconoscibili della mixology contemporanea. Creato a Londra alla fine degli anni Novanta dal bartender Douglas Ankrah, inizialmente con il nome di Maverick Martini, ha poi assunto la denominazione con cui è diventato famoso in tutto il mondo. La sua personalità è stata costruita proprio sull’incontro tra vodka, passion fruit, vaniglia e una componente frizzante, dando vita a un cocktail esuberante, profumato e volutamente seducente. La versione assaggiata sulla terrazza è stata preparata con Grey Goose Vodka, passion fruit, vaniglia e shoot di prosecco. Il passion fruit ha portato una spiccata componente tropicale e una piacevole acidità, la vaniglia ha aggiunto rotondità e dolcezza, mentre il prosecco bevuto alla fine del percorso ha regalato effervescenza e leggerezza. Il sorso è partito da una dimensione morbida e profumata, per poi chiudere con una piacevole freschezza. Ma il percorso non si è fermato ai cocktail. A completarlo è stata la food experience curata dallo chef resident Alfonso Crisci, che ha portato sulla terrazza una proposta gastronomica capace di dialogare con la miscelazione e, allo stesso tempo, di mantenere ben riconoscibile il legame con la cucina campana. Gli assaggi hanno trasformato l’aperitivo in un vero percorso gastronomico, fatto di consistenze, sapidità, croccantezze e richiami mediterranei. Tra gli extra menù è arrivato il baccalà pastellato ripieno di crema di provola, un boccone costruito sul contrasto tra la croccantezza della pastella e la morbidezza del ripieno. Al primo morso è arrivata la parte croccante, seguita dalla delicatezza del baccalà e dalla componente morbida e avvolgente della provola. La sapidità del pesce ha trovato così un contrappunto nella cremosità del formaggio, dando vita a un assaggio ricco ma immediatamente riconoscibile nella sua matrice campana. Il percorso gastronomico è proseguito con le alici fritte ripiene di provola e pesto, servite su maionese artigianale al limone. Qui il pesce azzurro ha incontrato la morbidezza della provola, il profumo erbaceo del pesto e la componente cremosa della maionese. La frittura ha aggiunto croccantezza, creando un gioco di consistenze che ha reso il boccone particolarmente goloso. Un assaggio che ha concentrato in pochi elementi diversi sapori della cucina mediterranea. A completare la parte salata è arrivata la fritturina di gamberi e calamari, una proposta che ha richiamato immediatamente l’estate al mare. La croccantezza esterna ha lasciato spazio alla morbidezza dei gamberi e alla consistenza più tenace dei calamari, in un piatto dalla vocazione conviviale, perfetto per essere condiviso davanti a un cocktail. E proprio nel rapporto tra drink e cucina è venuta fuori una delle chiavi più interessanti dell’esperienza. Il Bloody Mary, con il suo carattere sapido e quasi gastronomico, ha trovato naturalmente affinità con la parte salata; il Sarchiapone ha portato freschezza e profumi agrumati; il Watermelon Fizz ha alleggerito il percorso con la sua componente fruttata e dissetante. Infine, la delizia al limone, pairing dell’ultimo drink. Il profumo del limone ha riportato il dessert e il cocktail alla dimensione mediterranea della Costiera, mentre la componente tropicale del drink ha aggiunto una sfumatura esotica. Un abbinamento goloso, fresco e profumato, che ha chiuso il percorso con una nota dolce senza risultare eccessiva. La sequenza di cocktail e assaggi ha seguito così una precisa evoluzione sensoriale: dal carattere sapido e gastronomico del Bloody Mary si è passati alla freschezza agrumata del Sarchiapone, quindi alla componente fruttata e dissetante del Watermelon Fizz, fino alle note tropicali, morbide e vanigliate del Pornostar Martini. Il cibo ha accompagnato questa progressione, alternando sapidità, croccantezza, morbidezza e infine la freschezza del limone. È stato proprio questo il punto di forza di Cinquanta con Vista: aver intercettato una tendenza ormai evidente ed averla trasformata in un’esperienza capace di mettere insieme cocktail culture, cucina, musica e turismo. L’aperitivo è diventato così un appuntamento da vivere e non semplicemente un momento della giornata. A Maiori, l’incontro tra Cinquanta - Spirito Italiano, la professionalità del team guidato da Davide Mammato e Alfonso Apicella, l’ospitalità dell’Hotel Club Due Torri e la cucina dello chef Alfonso Crisci ha portato sulla terrazza un momento in cui il giorno ha cambiato ritmo, il bicchiere si è trasformato in una "experience", il cibo in condivisione e il tramonto in scenografia. Davanti al mare della Costiera Amalfitana, quel rito ha assunto un sapore ancora più speciale.
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Annamaria Parlato 23/10/2025

"Nounù" è il cuore gentile della cucina nocerina
C’è chi apre un ristorante per moda, chi per calcolo. E poi ci sono loro: Chiara, Tina e Giovanna Fiorentino, tre sorelle che hanno scelto di trasformare la passione per la cucina e l’accoglienza in un progetto autentico, radicato e luminoso. Così è nato Nounù, ristorante che riecheggia l’originario di Nocera Nuvkrinum Alafaternum, ma dallo spirito contemporaneo, ospitato in una struttura del XVII secolo dove archi e pietra viva dialogano con il verde delle piante e la luce calda delle lampade. In un angolo, un pianoforte attende le serate in cui la musica prende vita, guidata, quando può, proprio da Giovanna, la sorella più artistica del trio, che si occupa delle rassegne musicali e culturali del locale. La cucina è il regno di Chiara, giovane chef che ha scelto di raccontare il territorio con rispetto e delicatezza, senza appesantire ma nemmeno cedere alla moda del “senza gusto”. I suoi piatti sono leggeri e femminili nella mano, decisi nell’anima, frutto di un equilibrio costante tra tradizione e sensibilità moderna. In sala, Tina, sostenuta dalla madre Mena, accoglie con grazia e precisione, curando il servizio e la relazione con gli ospiti come si fa in casa, ma con la professionalità di chi conosce bene il mestiere dell’ospitalità. Il menù di Nounu è un percorso che si muove tra territorio, stagionalità e creatività, capace di evocare ricordi e sensazioni. Gli antipasti aprono la scena come piccoli prologhi di una storia di sapori ben calibrata: l’involtino di verza ripieno di patate e provola è un abbraccio morbido e rassicurante, dove la dolcezza del tubero incontra la nota affumicata del formaggio, mentre la verza dona una freschezza vegetale che pulisce il palato. Le polpette di macinato di salsiccia di maiale sprigionano il calore rustico della cucina di casa, con i loro profumi di pepe e finocchietto. La montanara pomodoro e basilico è un tuffo nella semplicità più pura, fragrante e morbida, e il mallone di cime di rapa, patate e cialda di pane croccante racconta il territorio con schiettezza contadina, bilanciando l’amaro delle rape con la dolcezza della patata e la nota croccante del pane. Tra i primi, il viaggio si fa più intimo e sensuale: i tortelli ripieni di genovese di maiale sono piccoli scrigni di profumo, dove la dolcezza delle cipolle cotte a lungo si sposa con la sapidità del burro salato e il profumo della salvia. Gli spaghettoni con alici, finocchietto, mandorle fritte e pomodorini confit sorprendono per la loro freschezza mediterranea: la sapidità marina delle alici si stempera nel profumo erbaceo del finocchietto selvatico, mentre le mandorle fritte donano croccantezza e i pomodorini confit chiudono il cerchio con la loro dolcezza. Il risotto all’uva, con uva in doppia consistenza, fiocchi di gorgonzola e noci, è un piatto emozionale e raffinato, in cui il frutto, ora fresco ora ridotto, incontra la cremosità del formaggio e il tocco croccante della frutta secca, in un equilibrio tra dolce e salato che sa di autunno. Non mancano i classici che fanno da ponte tra tradizione e comfort food: scarpariello, pasta e patate con provola, fusilloni al pesto rosso di pomodori secchi e mandorle; piatti sinceri, rassicuranti, che rivelano la mano di Chiara anche nella semplicità. Tra i secondi, il filetto di lampuga su specchio di patate e cipolla di Tropea in agrodolce è un colpo di classe: la carne soda e succosa del pesce incontra la dolcezza della cipolla e la morbidezza del purè, in un boccone che resta impresso per equilibrio e armonia. I dessert chiudono il percorso con grazia e golosità: le frittelle calde di mele anche alla farina di canapa, spolverate di zucchero e cannella, profumano di festa e d’infanzia; il crumble alle nocciole con mousse di ricotta e pere caramellate è una carezza elegante, dove la frutta incontra la cremosità della ricotta e la croccantezza del crumble, in un gioco perfetto di temperature e consistenze. Nounù però non è solo una meta serale. A pranzo propone un light lunch di altissima qualità, pensato per chi desidera una pausa veloce ma curata, con piatti espressi e ingredienti di prima scelta. E poi c’è il “Paninounù”, giovedì dei panini, un’idea divertente e golosa: nei panini ci sono gli stessi piatti del menù, reinterpretati in chiave street food-gourmet. Come quello con polpette, fonduta di caciocavallo, scamorza, crema di cipollotto nocerino e misticanza, un concentrato di gusto e comfort, o quello con bocconcini di pollo croccanti, scamorza, crema di avocado e carote croccanti, che gioca tra freschezza e consistenza con grande equilibrio. Nonostante la posizione un po’ defilata, lontana dalle rotte più battute, Nounù è un piccolo gioiello di autenticità e determinazione, dove la passione supera la logica e la qualità parla da sé. Le sorelle Fiorentino hanno costruito qualcosa che va oltre: questo è un luogo dell’anima, dove la tradizione di Nocera Superiore incontra il futuro con dolce fermezza, e dove ogni piatto racconta - con la voce lieve ma sicura di Chiara - una storia al femminile intrisa di territorio, passione e verità.
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Annamaria Parlato 14/02/2025

San Valentino Torio, polpette di carote per la festa degli innamorati
San Valentino Torio, piccolo comune dell'Agro nocerino-sarnese, porta nel suo nome il legame con il santo degli innamorati. San Valentino, vescovo di Terni, vissuto nel III secolo d.C., è noto per essere il protettore degli innamorati. Secondo la leggenda, benedisse l'unione tra una giovane cristiana e un legionario pagano, sfidando le rigide leggi dell'epoca. Il suo martirio avvenne il 14 febbraio del 273 d.C., data in cui oggi si celebra la festa dell'amore in tutto il mondo. La cittadina invece, ad economia prevalentemente agricola, assunse la denominazione attuale solo nel 1863, quando, per Decreto Regio del 22 gennaio, le si diede l’appellativo Torio per distinguerlo da San Valentino in Abruzzo Citeriore. E’ dal 1963 che a San Valentino Torio viene custodita gelosamente una reliquia del Santo di Terni (braccio destro) in una teca d’argento del XVI, donata dai duchi Capece Minutolo alla chiesa di San Giacomo, ubicata proprio nel centro cittadino. La Festa degli innamorati venne istituita nel 496 da Papa Gelasio, per abolire il rito pagano delle “Lupercalia”, che si svolgeva in onore del dio Fauno (in latino Lupercus), protettore del gregge ovino e caprino dall'attacco dei lupi. L’accezione romantico-cortese della festa si ebbe nel Medioevo, forse grazie al circolo dei letterati che ruotavano attorno al poeta-scrittore Geoffrey Chauer. Alla fine del VII secolo, ai monaci benedettini venne affidata la custodia della Basilica di San Valentino da Terni e quindi la festività si diffuse nei monasteri soprattutto tra Francia e Gran Bretagna. Solo nel XIX secolo si è avuta una commercializzazione ed industrializzazione della Festa, con la produzione di gadget e dei famosissimi biglietti d’auguri, nelle più svariate forme, i cosiddetti valentine. Ritornando al Comune della provincia di Salerno, il 15-16 febbraio, in Piazza Spera, ritornerà la famosa "Sagra d'a purpetta 'e Pastenaca" (42esima edizione), cioè delle polpette di carota, preparate perfino nella versione senza glutine e senza lattosio, per coloro i quali avessero intolleranze alimentari. L’Azione Cattolica della parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo, nei giorni della festa del patrono, offrirà ai cittadini di San Valentino e dei paesi limitrofi la possibilità di degustare questa prelibatezza della tradizione gastronomica. La ricetta è antica e fu donata dalla sig.ra Ida Rosa. Tra le molteplici eccellenze del settore agricolo, come i cipollotti o i pomodori San Marzano, la carota cresce in maniera spontanea nei terreni di San Valentino Torio, ricca di proprietà benefiche per l’organismo, come le vitamine C, D, E, B2, B6 e i sali minerali. Si suggerisce qui la ricetta delle gustosissime polpettine, per chi volesse cimentarsi a rifarle in casa, magari presentandole come secondo piatto per il menù della Festa di San Valentino. Ingredienti per 8/10 persone: 1kg di carote dell’Agro nocerino-sarnese, 1kg di pane del tipo cafone napoletano, 6 uova, gr 300 di Pecorino Romano grattugiato, prezzemolo, pepe e sale q.b. Esecuzione: il giorno prima di preparare le polpette, lessate le carote. Una volta fatto, si lasciano in un colapasta fino al giorno dopo per farle asciugare, privandole dell’acqua. In una ciotola di vetro, unite le carote (tritate o sminuzzate) alla mollica di pane non bagnata, alle uova, al formaggio pecorino, al pepe, al sale e al prezzemolo. Impastate e formate delle polpette di media grandezza. Friggetele in olio abbondante, tamponatele su carta assorbente e servitele calde. In abbinamento a questo piatto si consiglia un vino di origini siciliane, come l’Etna bianco, dal sapore fresco e secco, con una gradazione di 11,5%, o un Muller Thurgau, di origine trentina, dal sapore asciutto e fruttato, con una gradazione di 11%. San Valentino Torio, con la sua storia e le sue tradizioni, dimostra che l’amore non passa solo attraverso le parole, ma anche attraverso i sapori che raccontano una terra e la sua gente. Le polpette di carota sono un piccolo tesoro gastronomico che merita di essere riscoperto e celebrato, oggi come ieri.
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