"La Notte del Rosso", vino e pomodoro dialogano a Castel San Giorgio

Grandi degustazioni e live musicali a Villa Calvanese sabato 6 e domenica 7 giugno

Redazione Sarno 24 03/06/2026 0

Torna a Villa Calvanese, a Castel San Giorgio, "La Notte del Rosso", l'evento che celebra le due anime rosse della tradizione campana: il vino e il pomodoro. Due serate, sabato 6 e domenica 7 giugno 2026, per un appuntamento che unisce cultura enogastronomica, alta cucina, musica dal vivo e formazione sensoriale in uno dei parchi storici più suggestivi della provincia di Salerno. L'evento è ideato e organizzato dall'Associazione Aiuto ETS ODV, con la direzione tecnica della degustazione affidata all'AIS Campania - Delegazione di Salerno, guidata dal delegato Nevio Toti.

Entrambe le serate si aprono alle 19:00 con i banchi di degustazione dei vini campani, le aree espositive e gli stand gastronomici. Il percorso del gusto è animato da show cooking d'autore e si chiude ogni sera con musica dal vivo. Sabato 6 giugno, il palco accoglie il Disco Inferno Live Show, un viaggio vintage tra disco music e funk anni '70 e '80. In cucina, lo chef Gennaro Flauti (co-fondatore di Lilium Project) propone i gigli del Pastificio Vicidomini ai tre pomodori Nobile con caciotta affumicata e olio infuso al basilico. La pastry chef Giorgia Marinelli completa la serata con una cheesecake alla confettura di pomodorino giallo.

Domenica 7 giugno, protagonista del palco è Genny Marigliano con il suo piano-show tra i grandi successi italiani e internazionali. Lo chef Enrico Ruggiero (Executive di NEXST, foto in basso a destra) firma lo showcooking "Oro e Mare": cannerone Vicidomini risottato al pomodoro giallo Nobile arrosto, gambero rosso di Mazara del Vallo, estratto e profumo di limone di Ravello.

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Annamaria Parlato 16/04/2026

Angri, dalla frittatina al fenomeno virale: il "caso" social di Roberto Verlezza
Il potere dei social media nel determinare gusti, tendenze e perfino abitudini alimentari è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta più soltanto di promozione: piattaforme come TikTok sono diventate veri e propri acceleratori di fenomeni commerciali, capaci di trasformare prodotti semplici in veri oggetti di culto. In questo scenario si inserisce perfettamente il caso di Roberto Verlezza, conosciuto come "il boss delle frittatine", originario di Sant’Egidio del Monte Albino. Partito nel 2022 con un primo punto vendita ad Angri, Verlezza è riuscito in pochi anni a costruire un piccolo impero dello street food, espandendosi rapidamente tra Nocera Inferiore, Cava de’ Tirreni e Minori, con nuove aperture già all’orizzonte e consulenze in alcuni ristoranti e pizzerie sul territorio nazionale. Un risultato che non può essere letto solo in chiave gastronomica, ma soprattutto comunicativa. Il suo jingle "V'abbuffam ‘e crema" è diventato un marchio sonoro riconoscibile, un elemento virale che ha contribuito a fissare il brand nella mente dei consumatori. La sua strategia non passa dai canali tradizionali della critica gastronomica: niente food blogger come intermediari, ma un rapporto diretto con il pubblico, forse strizzando leggermente l'occhio ad alcuni influencer presenti nei suoi video. Il prodotto di punta resta la frittatina alla carbonara, che si presenta alla vista con una crosta pastellata assieme ad ingredienti italiani e una scelta che ha fatto discutere: l’aggiunta di panna oltre che besciamella, solitamente utilizzata nel cubo di pasta fritta per amalgamare tutti gli ingredienti, rivendicata apertamente come elemento distintivo. Una posizione che rompe con l’ortodossia gastronomica, ma che, proprio per questo, alimenta il dibattito e aumenta la visibilità. L’aspetto più interessante, però, è il suo approccio al pubblico. Verlezza non si limita a vendere: costruisce una comunità. Il "Crema Tour" nelle scuole, le degustazioni offerte agli studenti, fino alla presenza all’Università di Salerno, raccontano una strategia precisa: intercettare le nuove generazioni, parlare il loro linguaggio e fidelizzarle. Non influencer patinati, ma ragazzi comuni che diventano ambasciatori spontanei del brand. Parallelamente, la presenza capillare sul territorio rafforza il fenomeno. Dalle sagre di paese alle grandi feste popolari, come quella della Madonna delle Galline a Pagani, il suo stand Km0 è ormai una costante. Quest’anno a Pagani tra i toselli la proposta si è evoluta, con una creazione speciale come la frittatina con pastella al vino rosso, crema di carciofi arrostiti e salame: un esempio di come lo street food possa diventare terreno di sperimentazione. Il progetto Km0, inoltre, non si limita alle frittatine. L’offerta si amplia in una logica da food format contemporaneo: smash burger, crocchè farciti, arancini, corn dog, hot dog, fino a incursioni nel dolce, come nel punto vendita di Minori in collaborazione con una pasticceria locale. Un modello che richiama quello delle catene da centro commerciale, sempre più diffuse e vincenti nel panorama attuale. Verlezza sostiene che le sue frittatine siano asciutte, leggere, "che non ungono", con una crema sempre garantita. Ma, al di là delle dichiarazioni, il vero punto resta un altro: il successo di questo format è il risultato di una narrazione efficace, di una presenza costante e di una capacità rara di parlare direttamente al pubblico oltre che di saper sviluppare collaborazioni di co-marketing. Il caso dimostra come oggi il valore percepito di un prodotto passi sempre più attraverso i social. Non basta essere buoni: bisogna essere riconoscibili, condivisibili, virali e soprattutto di "saper vendere la propria idea senza che lo facciano gli altri al posto tuo". E in questo, il "boss delle frittatine" sembra aver colto perfettamente il meccanismo. Il giudizio finale? In un contesto in cui il marketing pesa quanto - se non più - del prodotto stesso, l’unico vero metro resta l’esperienza diretta. Per capire se dietro la viralità ci sia sostanza, non resta che fare una cosa: assaggiare.
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Annamaria Parlato 15/05/2025

Nocera Inferiore, da WIP si incontrano il Primitivo di Bello e la pizza d'autore
Martedì 13 maggio, la Pizzeria WIP di Nocera Inferiore ha ospitato "Sorsi e Morsi", una serata-evento intensa e raffinata che ha visto protagonista il winemaker Ciro Bello, titolare della Cantina Bello di Albanella, affiancato dal sommelier Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico, fondatore di Identità Mediterranea e miglior sommelier dell'anno al Merano WineFestival. Ad impreziosire il racconto e la degustazione, gli interventi tecnici dei giornalisti de Il Mattino Annibale Discepolo e Nello Ferrigno, che hanno commentato con competenza vini e piatti. In sala, oltre a tanti cronisti di settore e produttori dell'Agro di nota fama, anche la consigliera comunale di Nocera Inferiore, Carmen Granato, e il sindaco di San Valentino Torio, Michele Strianese, testimoni di un evento che ha saputo unire sapore, racconto e appartenenza. La Cantina Bello, realtà vitivinicola della provincia di Salerno, è nata da un desiderio profondo di mettersi in gioco e dare forma a una passione autentica per la terra. «Il vino - racconta Ciro Bello - è sempre stato, per me, un modo per esprimere quello che sento, le mie origini, la mia famiglia. Ogni nome ha un significato preciso: Amemí è l’espressione che usiamo quando qualcosa ci piace davvero, è stupore, è godimento. Gianpié prende il nome da contrada Gianpietro, la zona di Albanella dove cresco le mie uve. Manumea, invece, è un ricordo tenero: mia nonna lo diceva ogni volta che qualcosa non le convinceva, come a dire “se l’avessi fatto io con le mie mani, sarebbe venuto meglio”». I tre vini della serata – Amemí Rosato Colli di Salerno Igt 2024, Gianpié Seibar Spumante Charmat Brut Rosé 2024 e Manumea Primitivo Colli di Salerno Igt 2023 – hanno tracciato un itinerario emozionale e sensoriale attraverso piatti pensati per esaltarne i profumi, la struttura e l’identità. Il viaggio è cominciato con Amemí, rosato da uve Primitivo, dalla beva fresca e fruttata, riflessi aranciati con nuance ambrate, che ha accompagnato con equilibrio e vivacità gli antipasti creati dallo chef Rega e dal pizzaiolo Faiella. La Scaruella, con impasto ai cereali e farcitura di scarola riccia, pancetta casertana, pomodori al forno e polvere di olive nere, ha trovato nel rosato il partner ideale, capace di equilibrare sapidità e note erbacee. La Favetta, dominata da crema di fave e guanciale, ha trovato contrasto e brio nell'acidità del vino. Il terzo assaggio, con impasto alla Curcuma, caprino Pucciarelli e pomodorino candito di Corbara, ha danzato con i profumi floreali e fruttati dell’Amemí, amplificandone l’eleganza. Il primo piatto, un Carnaroli di Sibari alle fragole sfumato con Gianpié Seibar e mantecato al Parmigiano 36 mesi con mentuccia, ha celebrato lo spumante Charmat Brut Rosé in tutta la sua energia eclettica. Un vino che, come il rosato Amemí, ha rivelato caratteristiche androgine: molto femminili nell’abito – con le sue delicate sfumature rosa cerasuolo – ma decisamente più virili al sorso, grazie a una struttura viva e una spalla acida decisa. Il Gianpié Seibar ha esaltato le fragole del risotto, evocando aromi di caramelle gelée alla frutta, accenni di gomma big-babol e richiami quasi infantili e pop, senza mai perdere eleganza. Un gioco sottile tra nostalgia, freschezza e verticalità. Anche Amemí, nel suo slancio aromatico, ha giocato sullo stesso dualismo: delicato al naso, con profumi di frutti rossi, petali di rosa e cedrangolo, ma sorprendentemente deciso in bocca, con una vena sapida e succulenta che ne ha fatto un ottimo compagno degli antipasti più strutturati e saporiti. Il protagonista assoluto è stato il Manumea Primitivo Colli di Salerno Igt 2023, 15°, in abbinamento a uno stracotto di manzo cucinato lentamente con alloro, primitivo e pepe di Sichuan. Un vino profondo, ricco di tannini maturi e aromi di ciliegia nera, prugna secca, pepe nero e cacao amaro. Il sorso ha mostrato tutta la forza del Primitivo, vitigno a bacca nera fra i più antichi del Mediterraneo, arrivato in Campania circa un secolo fa grazie al Conte Falco, che portò nel casertano le barbatelle di Primitivo di Gioia del Colle. Il suo nome deriva dal fatto che le sue uve maturano presto – primo, appunto – e la sua esuberanza alcolica lo ha reso storicamente protagonista dei tagli in blend con vini più leggeri. Oggi, vinificato in purezza, si è mostrato in tutto il suo carattere: generoso, caldo, appassionato, come la terra rossa da cui nasce. In chiusura, una Pastiera di grano classica ha sigillato il racconto con le sue note agrumate, floreali e burrose. I profumi di fiori d’arancio, i sentori di grano cotto nel latte e la cremosità della ricotta hanno evocato la memoria del Sud più autentico. Accanto, un gelato al latte di bufala dal gusto pieno e rotondo ha aggiunto una nota lattica e fresca, in perfetto contrasto con la dolcezza avvolgente del dolce. Una chiusura di armonia, tradizione e poesia. "WIP è nato per essere un laboratorio di idee - affermano i titolari Domenico Fortino e Lorenzo Oliva - dove la pizza incontra il territorio e il racconto del gusto si fa esperienza viva. Serate come questa dimostrano quanto sia potente il linguaggio del vino quando viene messo in relazione autentica con la cucina e con chi la vive". Il pubblico, partecipe e divertito, ha seguito con interesse ogni racconto, ogni nota olfattiva, ogni suggestione gastronomica. Ha lasciato la serata con il sorriso sulle labbra e un bagaglio arricchito di nuove conoscenze, sensazioni e storie da ricordare, portando a casa un piccolo pezzo di Campania da narrare a sua volta. "Sorsi e Morsi" si è confermato così un format capace di raccontare il territorio con autenticità, dove ogni bicchiere è un luogo e ogni piatto una storia da ascoltare, tra le vigne di Albanella e l’ombra dei templi di Paestum.
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Annamaria Parlato 29/10/2025

Nocera Inferiore, da WIP l'autunno nel padellino: un racconto dolce e salato
Tra profumi di zucca, castagne e mele caramellate, la Pizzeria WIP di Nocera Inferiore trasforma l’autunno in un racconto di gusto. Due padellini in doppia cottura - fritta e forno - uniscono tradizione campana, sensibilità contemporanea e ricerca tecnica, offrendo un modo originale di vivere il weekend dei morti e Halloween con i sapori autentici dell’Agro Nocerino-Sarnese. Al forno, come sempre, il maestro Riccardo Faiella con il suo giovane team di aiutanti. Il primo padellino ("sfumature autunnali") è un ritratto di stagione che profuma di bosco e campagna. La base, fritta e poi passata in forno, si riveste di crema di zucca vellutata, zucca spadellata ai porcini e timo, mousse di castagne, provola di Agerola e pecorino al peperoncino. In bocca, la dolcezza della zucca incontra la terrosità del fungo porcino e la rotondità della castagna, mentre la provola lega i sapori con la sua nota affumicata e il pecorino piccante dona ritmo e lunghezza gustativa. Il finale è affidato al basilico fresco, che illumina il palato e restituisce un tocco verde e aromatico. Un padellino che racconta la Campania autunnale con equilibrio, calore e profondità sensoriale: comfort food d’autore, tra tecnica e memoria. Il secondo padellino, invece, nasce in occasione dell’Oktober Fest e rappresenta la parte più innovativa della proposta WIP. Qui l’impasto diventa il vero protagonista: una miscela di farine tipo "0", saragolla, Senatore Cappelli e un tocco di segale, completamente idratata con birra Urtyp, dal carattere deciso e aromatico. Note di cereali e sapore dominato dal malto, con una lieve punta di amarognolo che rimane anche nel retrogusto. La carbonatazione è media, così come il corpo. L’utilizzo di malto Munich, prevalentemente di provenienza continentale, dona il caratteristico aroma e colore. Come spiegano i titolari, Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, la birra sostituisce totalmente l’acqua, regalando alla base una personalità intensa e profumata. La lavorazione prevede una prima cottura al vapore, che preserva umidità e leggerezza, seguita da una rigenerazione in forno statico, necessaria per ottenere una struttura friabile ma soffice, perfetta per accogliere la farcitura dolce senza perdere equilibrio. Sulla superficie, così preparata, si adagiano una crema pasticcera setosa e mele caramellate alla cannella, che si fondono con una crema di nocciole come farcia, infine una pallina di gelato fior di panna del Gran Caffè Romano di Solofra al centro della composizione, eccellenza artigianale irpina che dona un contrasto termico e una pulizia lattica al palato. Il risultato è un dessert complesso ma armonioso, dove il calore del padellino incontra la freschezza del gelato, in un gioco di temperature e consistenze che richiama i dolci da birreria del Nord Europa, ma con materie prime e sensibilità mediterranee. Con questi due padellini, WIP firma un doppio racconto d’autunno: uno salato, come omaggio all’entroterra campano, e uno dolce, nato dal dialogo tra birra, lievitazione e pasticceria. Un modo originale di celebrare Halloween e il weekend dei morti con piatti autentici, tecnici e identitari, che uniscono la convivialità della pizza alla raffinatezza della ricerca gastronomica. Un autunno da vivere in pizzeria, tra creatività e piacere. Nelle foto in basso, uno spicchio del padellino salato e il padellino dolce
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